Erika Stefani e Luca Zaia

Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 Minuti

Hanno voglia Fontana e Zaia di strepitare: o così o non si fa niente. Perché più strepitano e lanciano ultimatum, più diventa chiaro a tutti il senso vero di questo autonomismo predone fatto di gattopardismi contabili e ruberie nuove da aggiungere a quelle vecchie. C’è voluta la competenza tecnica del Capo del Dipartimento della Presidenza del Consiglio, Ermanno de Francisco, per smascherare il giochetto con il quale le mani rapaci dei Governatori delle tre Regioni più foraggiate dalla spesa pubblica italiana intendono allungare la presa anche sulla cassa delle amministrazioni centrali, l’unica sulla quale vi è ancora una ripartizione più solidaristica e, quindi, cautamente favorevole alle regioni meridionali.

Siamo allo scandalo dello scandalo. Parliamoci chiaro: la cassa pubblica che hanno preso di mira è proprio quella del falso di Stato, messo in atto dal ministro-Pinocchio, Erika Stefani, addirittura in Parlamento. È arrivata a spacciare questi dati delle Amministrazioni centrali più favorevoli al Sud, che sono pari a un quarto del totale, come l’intero totale. Omettendo di dire che negli altri tre quarti, il cosiddetto Settore pubblico allargato, dove confluiscono la spesa di Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, Inps, enti pubblici al 100% come Anas, Ferrovie e così via, tutto puntualmente si ribalta in modo nettamente più che proporzionale. Per cui le Regioni ricche da dieci anni in qua ricevono ogni anno 61 miliardi in più di spesa pubblica, in proporzione alla popolazione, rispetto a quanto viene dato alle regioni meridionali usando il grimaldello della spesa storica (il ricco diventa sempre più ricco, il povero sempre più povero) e sottraendosi con destrezza interessata a definire livelli essenziali di prestazione e fabbisogni standard che permetterebbero di riequilibrare.

Morale: portiamo un solo esempio, per gli asili nido se nasci in Brianza ricevi pro capite 3 mila euro di erogazioni pubbliche, se vieni al mondo a Reggio Calabria gli stessi diritti pro capite valgono 19 euro e sei ancora fortunato, perché a Casoria o Altamura, Comuni popolosi di Campania e Puglia, i neonati hanno diritto a zero euro.

Non smetteremo mai di ringraziare le principali istituzioni economiche e contabili della Repubblica italiana perché hanno sostenuto, con le loro radiografie, il nostro lavoro di inchiesta giornalistica. Vogliamo ricordarlo perché le esemplari analisi dei tecnici di Palazzo Chigi riguardano la proposta per il futuro, il nuovo, estremo scippo, con la sua dinamite contabile e costituzionale, ma la bomba atomica la farà esplodere il Parlamento perché lì, in sede di indagine conoscitiva, la verità non può non venire fuori e le mani rapaci del Nord saranno costrette a restituire il maltolto.

All’inizio di quest’ultima carnevalata avevamo sommessamente consigliato a Zaia e Fontana di lasciare perdere e se proprio volevano – ancorché ingiusto e miope – continuare a trattenersi la cassa del Sud era meglio farlo con la furbizia loro e dei loro predecessori che sono i reggitori pro tempore e trasversali del Grande Partito del Nord degli ultimi due decenni. Se vi agitate e puntate alla secessione dei ricchi istituzionalizzata, avvertimmo con un’espressione popolare che tutti capiscono, finirete con l’aprire gli occhi ai cecati. È quello che è successo. Ne vedremo di sicuro delle belle. Soprattutto, in Parlamento.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •