Luigi DI Maio

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“A me, pare ormai una barzelletta… abbiamo il diritto di sapere la verità”.

Ha proprio ragione Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, anche lui sorprendentemente ansioso come Zaia e Fontana, di blindare per i suoi territori la cassa sottratta indebitamente al Sud da dieci anni in qua.

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Ballano 61 miliardi, questa è la verità, caro Governatore. Sì, ha capito bene, 61 miliardi, sono quelli che il Nord riceve in più e il Sud riceve in meno (6%) dalla spesa pubblica allargata, in proporzione alla popolazione, grazie al trucco della spesa storica, ideato dall’ex ministro leghista Calderoli, per cui il ricco diventa sempre più ricco e il povero sempre più povero (LEGGI LA NOTIZIA).

Dissero dieci anni fa: dobbiamo fissare i livelli essenziali di prestazione (Lep) e i fabbisogni standard perché non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B in materia di sanità, scuola, trasporti; siccome, però, per definirli serve qualche mese, forse un anno, nel frattempo usiamo la spesa storica.

Bene, sono passati dieci anni e questi parametri, per dolo politico, ancora non ci sono; anzi, siccome l’appetito viene mangiando, quegli stessi Governatori del ricco Nord che si sono indebitamente abbuffati con i soldi dovuti al povero Sud, si sono inventati un altro marchingegno per addentare anche la quota di spesa pubblica, fino a oggi più equamente ripartita dalle amministrazioni centrali, con le stesse modalità di ingiustificato favore.

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Cosicché, nella giornata di ieri, erano tutti a gioire di un possibile compromesso in cui, bontà loro, Zaia e Fontana, Governatori di Veneto e Lombardia, rinuncerebbero all’ultimo scippo, quello nuovo, e avrebbero in cambio la costituzionalizzazione, per sempre, dello scippo storico. Non si può fare, mettetevelo bene in testa. Altro che barzellette!

Si mettano l’anima in pace, una volta per tutte. Hanno voluto strafare e, quasi senza accorgersene, hanno aperto gli occhi a chi li teneva chiusi da troppo tempo. Adesso anche loro devono fare i conti con la realtà. Per questo, non per altro, i leghisti si sono messi di traverso e hanno sollevato dubbi sulla bozza presentata da Carla Ruocco per dare il via all’indagine conoscitiva della Commissione Finanze sui numeri dell’autonomia.

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Scuse, tipo non dobbiamo fare doppioni con la bicamerale per il federalismo e altre amenità. Incredibilmente, a dare loro manforte c’è Nicola Grimaldi, capogruppo pentastellato, casertano, eletto nella circoscrizione Campania. Domanda: chi ha paura dell’indagine e perché? Forse, perché qualcuno, al Nord, può essere chiamato a restituire il maltolto o perché senza chiarezza sui numeri si può difendere l’interesse del più forte che coincide con la spesa storica.

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Comprendiamo gli esponenti leghisti, fanno il loro. Consiglio a Grimaldi di non far sapere ai suoi concittadini che è schierato con i leghisti perché Caserta ha una spesa storica pari a zero per il trasporto urbano e, quindi, non ha neanche l’assegnazione del fabbisogno. Potrebbero pensare che lei non vuole che si faccia chiarezza sui numeri della spesa pubblica e della perequazione fiscale (tocca alla Commissione Finanze) perché si possa continuare a dare zero euro ai casertani per sempre, mentre milioni di euro piovono nelle casse dei comuni della pianura padana. Mi creda, onorevole Grimaldi, non ci fa una bella figura con i suoi concittadini.

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Una curiosità: il capo dei grillini e vicepremier, Luigi Di Maio, la vuole o no la Commissione di indagine? Ha paura anche lui dell’operazione verità o, per ragioni tattiche, non vuole disturbare l’alleato leghista? Sullo scippo al Sud non si possono accettare compromessi. Perché non fa sentire la sua voce? 

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