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Indagine conoscitiva e Gattopardi bergamaschi, perché la Lega ha paura della verità

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La Costituzione Italiana
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Roberto Calderoli è una persona seria. Ha preso atto dieci anni fa che si deve muovere all’interno della Costituzione e la sua legge sul federalismo ne fissa alcuni punti cardinali come gli ormai notissimi materiali extraterrestri quali sono, poi, diventati i livelli essenziali di prestazione (Lep) e i fabbisogni standard.

Calderoli ha anche un colpevole per questo “viaggio lunare” che ha lasciato detriti in terra e ha spaccato, ancora di più, l’Italia arricchendo i ricchi e impoverendo i poveri: lo Stato incapace, che non ha fatto il buon padre di famiglia, non è riuscito a dotarsi di un bilancio di previsione. Vogliamo dargli atto della lealtà e dello sforzo compiuto per venire a capo della mappa clientelare-corporativa dei costi standard dove si misura il tasso di efficienza/inefficienza degli apparati amministrativi centrali e regionali e dove si stringe il cappio che blocca le energie vitali del Paese e allontana gli investitori internazionali. I consensi, però, si fermano qui.

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Comprendiamo che non si possa pretendere da un vicepresidente del Senato leghista di dire chiaro e tondo che la ministra Erika Stefani ha dichiarato il falso in Parlamento e ha, quindi, preso in giro i suoi colleghi deputati e, soprattutto, le cittadine e i cittadini da loro rappresentati. Una vergogna assoluta. Comprendiamo meno la difesa strenua della spesa storica, madre di tutte le disuguaglianze, e ancora di meno l’ostilità alla indagine conoscitiva in Parlamento che proprio sull’entità e sulle storture delle ragioni di cambio della moneta italiana dei ricchi, appunto la spesa storica, ha il dovere di fare chiarezza. Per motivazioni civili prima ancora che di bilancio.

Anche in questo caso, però, le parole nitide di Calderoli, nella sua consueta trasparenza, aiutano a fare chiarezza. La lega non la vuole la Commissione di indagine perché ha paura della verità. Che è una sola: grazie al trucco della spesa storica le Regioni e i Comuni del Nord si appropriano indebitamente di 61 miliardi (ripeto: 61 miliardi) che le regole federali proprio di Calderoli, rispettose dei principi costituzionali, attribuiscono al Sud.

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Con il più clamoroso scippo di Stato della storia economica repubblicana l’autonomia differenziata deve fare i conti. Da qui, da questa operazione-verità non dalla spesa storica, si deve ripartire. Anche perché dietro lo Stato incapace non c’è il destino cinico e baro, ma il bieco interesse delle Regioni del Nord di destra e di sinistra che hanno sempre avuto la golden share della governance del Paese e la hanno esercitata per i loro comodi. Acquattati dietro lo scudo della spesa storica. Lasciamo lavorare il Parlamento, scopriremo che i Gattopardi, gli sciacalli e le iene al loro seguito, hanno lasciato la Sicilia. Hanno preso casa nelle vallate bergamasche.

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