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Il Mezzogiorno diventi il 51esimo stato americano?

No, l'Italia resti unità ma il Sud si mobiliti

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Cara Alessandra, lettere come la sua (LEGGI LA LETTERA) ripagano di uno sforzo collettivo che si propone di mettere insieme giornalismo di inchiesta e passione civile. Questo giornale è nato per non indulgere al racconto piagnone di un Sud che ha sempre qualcosa da chiedere e mai qualcosa da dare. Non faremo sconti a una classe dirigente meridionale che, spesso, non è stata all’altezza della situazione. Siamo impegnati a stanare ambiguità e silenzi di chi rappresenta la comunità meridionale in Parlamento e ha una naturale tendenza a occuparsi di altro, a fare finta di non capire, a mettersi nell’ombra al servizio dei potentati di turno.

Proprio per questo, però, non abbiamo mollato e non molleremo mai sull’operazione verità. Ha proprio ragione: la propaganda, come la calunnia, è un venticello caldo. Mette sulle spalle del povero Sud, oltre alle sue colpe, anche le colpe di un Nord ingordo. Davvero troppo. Diciamo le cose come stanno: tante cose non tornano, anche a prima vista. Chi ha deciso di mettere un treno a alta velocità ogni mezz’ora tra Milano e Torino, per l’intera giornata, e di fermare lo stesso treno a Napoli con una finta alta velocità fino a Salerno e un’altra mezza Italia dolosamente isolata dal Nord e, al suo interno, tra Napoli e Bari? 

Chi ha deciso di dare zero euro di spesa pubblica per gli asili nido a chi nasce a Casoria e a Altamura, due popolosi Comuni di Campania e Puglia, 18 euro pro capite a Reggio Calabria e, addirittura, 3mila euro per il più ricco di tutti questi bambini e, cioè, chi viene al mondo in Brianza? 

Oggi l’operazione verità l’abbiamo imposta a tutti: è un dato di fatto che, grazie al trucco della spesa storica, decine di miliardi l’anno destinati al Sud vengono indebitamente incamerati dal Nord che, spesso, ne fa peraltro un uso assistenziale. Siamo arrivati, come spesa pubblica lorda che balla dai poveri ai ricchi, alla modica somma di 62,3 miliardi. I conti pubblici territoriali del 2017 sono a disposizione di tutti, consigliamo alla ministra Stefani una lettura anche veloce per evitare di continuare a dire bugie e scappare dai giornalisti. Come è stato possibile, ci chiediamo, che tra personale amministrativo, infermieristico e medico, negli stessi anni, le Regioni Toscana, Emilia-Romagna e Veneto abbiano potuto assumere così tanto da avere rispettivamente 19.500, 16.662 e 13.441 dipendenti in più della Puglia? La ragione è semplice: è la famigerata spesa storica a fare la differenza perché taglia le risorse alla Puglia (robetta da 3 miliardi) e le regala ingiustificatamente alle Regioni del Nord. Et voilà il ricco diventa sempre più ricco, fa debiti, assume, tanto paga Pantalone, e il povero diventa sempre più povero, licenzia personale, allunga le liste di attesa, rinvia gli interventi chirurgici, chiude i pronto soccorso. Tutto ciò influenza la qualità del servizio offerto, voi che dite? Lo spiega bene con una metafora Vincenzo Damiani, nel servizio di apertura del giornale di oggi, è come se due ristoranti con lo stesso numero di coperti, mettiamo 100, fossero giudicati nella qualità e rapidità del servizio con una differenza di personale in partenza, da 50 a 10, interamente finanziata, peraltro, dalla spesa pubblica allargata nazionale che appartiene, cioè, a entrambi i ristoratori. Non a uno solo che si fa presuntuosamente bello con l’altro scippandogli i finanziamenti pubblici che toccherebbero a lui. Questa è la realtà.

Nonostante tutto ciò, cara Alessandra, non chiederemo “asilo politico” negli Stati Uniti, anche se capiamo il senso della sua provocazione, perché non faremo al Nord il torto di ricambiare miopia e egoismo con la stessa moneta. Però, siamo pronti alla mobilitazione. Il nervosismo di Fontana e Zaia, i due Governatori del Nord che vogliono l’autonomia senza fondo di perequazione, significa una cosa sola. La verità (storica) fa male. I numeri dello scippo sono come pietre. Possono scappare quanto vogliono, ma con quelle pietre dovranno fare i conti. Sono stati loro a farle rotolare una dietro l’altra. Il muro dei luoghi comuni se lo sono buttati addosso da soli. 

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