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Smantellare in fretta il privilegio del Nord

Nell’interesse suo e dell’intero Paese

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Il Sud sprofonda, il Nord si allontana dal resto dell’Europa. L’Italia perde identità e si polverizza. Se il Paese in sostanziale stagnazione fa lo 0,1 a fine anno e il CentroNord fa lo 0,3 – previsioni Svimez – è evidente a tutti che anche la parte più avanzata del Paese perde colpi, batte in testa. Non riusciamo a credere che si possa consolare con la recessione del Mezzogiorno e l’erosione progressiva del reddito pro capite dei suoi abitanti.

Un regionalismo nordista affamato di soldi pubblici, con il trucco della spesa storica, sottrae di anno in anno decine e decine di miliardi dovuti al Sud (per la precisione, 63,2 miliardi lordi nel 2017). Alimenta un flusso impressionante di assunzioni clientelari nelle regioni ricche diffondendo tossine che assopiscono spirito di intrapresa e capacità di fare innovazione finendo con l’indebolire il tessuto produttivo del Lombardo-Veneto in termini dimensionali e qualitativi. Attua una distorsione masochista nella ripartizione delle risorse per la spesa sociale e per gli investimenti infrastrutturali che ha il solo risultato di impoverire il suo principale mercato di sbocco.

Questa sequenza di piccoli/grandi furti di Stato e di errori strategici impone che si porti a termine l’operazione verità lanciata da questo giornale e che trova ogni giorno conferme dai più accreditati centri di analisi tecnica del Paese.

Dal rapporto 2019 della Corte dei Conti sulla spesa per il personale degli enti territoriali si evince che “nelle Regioni a statuto ordinario si evidenzia un incremento di spesa totale regionale influenzato dalla consistenza media del personale nel Nord (+14,6%) e nel Centro (+17,47%) e da una contenuta riduzione nel Sud (-2,56%)”. Dalla Svimez e dalle sue anticipazioni del rapporto 2019 citiamo qui un solo dato perché illuminante: nel 2018 vengono investite in opere pubbliche nel Mezzogiorno 102 euro pro capite e 278 nel Centro-Nord; nel 1970 erano rispettivamente l’equivalente di 677 euro e di 452 euro pro capite.

Se vogliamo uscire dalla palude in cui ci siamo infilati a causa della Grande Crisi mondiale ma anche per la avidità dei ricchi che ha spinto a scaricare sui poveri gli effetti combinati delle crisi finanziaria e sovrana, bisogna che sia chiaro a tutti dove e come è stata allocata la spesa pubblica per investimenti e si smonti, di conseguenza, questo grande baraccone delle Regioni per cominciare a fare lo Stato unitario e riconquistare in Europa il ruolo che all’Italia appartiene come Paese fondatore.

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