Palazzo Chigi

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Ricordate quel sergente di polizia, Phil Esterhaus, di una città senza nome che diceva ai suoi uomini, prima di mandarli in servizio, state attenti là fuori? Ricordate la serie televisiva americana di genere poliziesco, Hill Street giorno e notte, trasmessa in Italia dalla Rai negli anni Ottanta? Il sergente lo diceva anche un po’ scaramanticamente, noi qui ci rivolgiamo a entrambi i capi bastone di Lega e grillini, Salvini e Di Maio, a ragion veduta. In special modo ci rivolgiamo a chi ha innescato la follia della prima crisi di ferragosto della storia repubblicana italiana e ha infilato un Paese già debole e diviso in un labirinto verdegiallo dove lui e l’altro, appunto i cosiddetti capi bastone, non sanno più che fare.

Vogliamo dire loro, prima che la farsa diventi tragedia, che “là fuori” – in un mondo interconnesso “là fuori” è anche casa nostra (con buona pace delle balle nostrane, piano B, minibot e così via) – ne stanno succedendo di tutti i colori e avanza una crisi globale che fa tremare la Germania.

Non so se è chiaro fino in fondo all’ex invincibile Capitano e all’uomo che ha abolito la povertà dal balcone di Palazzo Chigi che cosa vuol dire per noi l’economia tedesca sotto zero, significa che se viaggia verso la recessione la locomotiva europea il vagone di coda del treno (siamo noi) rischia di deragliare alla prima curva. Capito, adesso, di che cosa stiamo parlando? Là fuori, non c’è un Paese in vacanza da se stesso per un colpo di sole a Milano Marittima o a Palinuro, ci sono una Cina che, di suo e piegata da Trump, rallenta e organizza le munizioni di rappresaglia sui titoli di Stato americani che ha in portafoglio.

La Brexit incombe, gli inglesi sbandano come sempre, le persone più avvedute cercano la solita tenaglia per staccare il chiodo dove la più blasonata democrazia europea ha deciso di impiccarsi, ma il tema (enorme) e gli effetti collaterali (gravi) che ci riguardano persistono tutti.

L’inquilino della Casa Bianca prepara per l’autunno l’offensiva contro l’Europa che vuol dire riservare alla Germania le cure finora dedicate al concorrente cinese e queste nuove “guerre mondiali” a base di muri commerciali (dazi) non fanno prigionieri. Nel mirino ci sono i macchinoni tedeschi ma anche i freni italiani. Insomma, “là fuori” siamo sotto attacco. In casa, poi, dopo poco più di un anno di vaniloquio populista-sovranista e reale cultura anti-industriale, reddito di cittadinanza stravolto e l’immancabile quota 100 per allarmare i mercati e dare un diritto a chi non lo vuole, si raccolgono le macerie.

La manifattura di cui si fa un gran parlare – a volte sembra di sentire quei nobili decaduti che per coprire il vuoto di idee e di patrimonio, gonfiano i vessilli – ha ridotto di un quinto il “suo capitale”. Meno male che ancora qualcosa c’è. Ovviamente i servizi languono, le costruzioni non vanno, anche se nessuno lo dice. Dulcis in fundo il furto decennale di risorse pubbliche del Nord ricco a spese del Sud povero ha raso al suolo un mercato interno di venti milioni di persone nel silenzio complice di tutti. L’economia va male, siamo gli unici in Europa a non avere raggiunto i livelli pre-crisi, e ovviamente le banche ne risentono, ma lì possiamo coprire tutto con il talk show permanente delle fake news che piace tanto a chi ci governa senza mai essere usciti con la testa e con i comportamenti dalla campagna elettorale.

Basta, inutile proseguire, lo abbiamo detto ieri, lo ripetiamo oggi. Agli italiani, che hanno a cuore il futuro dei loro figli, devono interessare quattro cose. Primo: la legge di bilancio. Secondo: la nomina del commissario europeo. Terzo: chi va alla Banca Centrale Europea. Quarto: l’operazione verità sulla ripartizione della spesa pubblica tra Nord e Sud. Per chi scrive, l’ultimo dei quattro punti è assolutamente il più strategico perché è la pre-condizione senza la quale mai potrà ripartire l’economia italiana e mai il Nord potrà evitare il destino, in parte già scritto, di colonia franco-tedesca-cinese.

Per uscire dal labirinto italiano di ferragosto, del quale non si sentiva alcun bisogno, occorre dare al Paese un governo che, fuori dalla demagogia, si misuri con questi problemi e la smetta di litigare. Chiamatelo, come volete, ma sia chiaro il mandato, le cose da fare e gli uomini in grado di farle. State attenti, là fuori.

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