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La traversata (obbligata) nel deserto italiano: la nuova coerenza meridionalista e l’operazione verità necessaria

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Il presidente Conte dopo l'intervento alla Camera
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Il discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, tenuto ieri alla Camera per la fiducia, ha il respiro strategico della coerenza meridionalista del trentino De Gasperi e la forza rocciosa del suo conterraneo foggiano Giuseppe Di Vittorio, da Cerignola, bracciante agricolo figlio di bracciante, che dice no da leader della Cgil a Togliatti e si schiera contro i carri armati in Ungheria. Propone un patto politico e sociale da governo di legislatura che ha l’obiettivo di abbattere il divario strutturale tra Nord e Sud per arrivare alla Conferenza di una nuova Europa che veda l’Italia protagonista e collochi al centro gli investimenti pubblici in infrastrutture di sviluppo. Presidia gli ancoraggi storici, europeo e transatlantico, della nostra collocazione internazionale, ma sottolinea la sfida strategica geopolitica del Mediterraneo allargato che ci vede candidati come interlocutore privilegiato di Africa, India, Sud-Est asiatico e, anche qui, si vede una traccia programmatica di coerenza dal Sud al Nord del mondo.

Ovviamente al netto delle insidie ricorrenti, soprattutto francesi, che non vanno sottovalutate e rendono vulnerabile questo itinerario di stabilità. Abbiamo alle spalle venti anni di discorsi programmatici di impronta nordista e di azione di governo conseguente che esprimevano il blocco di potere padano trasversale che vi era dietro e che si misuravano con le emergenze della finanza pubblica italiana acuite in modo abnorme dalle Grandi Crisi Finanziaria e Sovrana. In un Paese diviso e lacerato con la piazza di Montecitorio occupata dalla destra ideologica che urla al golpe democratico, affiora ora la traccia di un disegno nuovo, direi controcorrente, che pone al centro la questione sociale nazionale e la priorità irrisolta della sua economia che è il riequilibrio mai avvenuto tra le due Italie, anzi aggravato da un sovranismo regionale del Nord egoista tanto miope quanto fuori dalla storia.

Sono le battaglie costitutive de Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia e il fatto che Conte si sia impegnato a dare il primo segnale concreto sugli asili nido che sono lo zero della vergogna smascherato da questo giornale, per cui se nasci in Brianza hai diritto a tremila euro pro capite annui ma se nasci a Altamura, nella Murgia pugliese, lo stesso Stato di euro non te ne dà neppure uno, ci riempie di soddisfazione e non possiamo che plaudire. Vogliamo, però, essere chiari: la situazione italiana era complessa prima del Conte bis, e lo è altrettanto dopo.

Il patto politico e sociale potrà produrre i suoi effetti e diventerà realtà solo se attraverserà il deserto della mistificazione italiana e se saprà misurarsi con la potenza di fuoco di interessi di un Nord chiuso nel suo bozzolo di egoismi.

L’operazione verità lanciata da questo giornale sulla ripartizione della spesa pubblica allargata tra Nord e Sud è un passaggio irrinunciabile per mettere al servizio delle intelligenze lungimiranti del Nord e del Sud, operano sotto il frastuono e aspettano solo di essere riconosciute, numeri certi e condivisi per regalare all’Italia intera quella regia centrale di cui ha bisogno per fare finalmente degli investimenti pubblici e privati la sua stella polare. Se non si esce dalla logica assistenzialista degli egoismi dei ricchi alimentata dal metadone della spesa pubblica rubata ai poveri e dal combinato di cultura trasformista-clientelare, di paure e complessi ingiustificati dei territori meridionali, si continuerà a girare a vuoto e resteranno solo le belle parole.

La coerenza meridionalista del trentino De Gasperi si nutrì di atti di governo e di uno spirito del fare condiviso che unì le classi dirigenti tutte del Paese. Nella nebbia della demagogia e della disinformazione oggi imperante bisogna trovare lo stesso bandolo fatto di concretezza e bisogna soprattutto farlo capire a chi è ancora al governo e ha fatto fino a ieri il contrario. Questa è davvero l’impresa più complicata.

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