La sede della Regione Piemonte

Tempo di lettura 5 Minuti

Il senso di rinascita di un popolo e la ripresa possibile devono avere un luogo simbolico. In casa nostra questo luogo si chiama Mezzogiorno perché lì c’è la crescita potenziale di tutta l’Italia. Al Sud non altrove c’è il moltiplicatore keynesiano. Ricordate “la pietra scartata dai costruttori è diventata la pietra d’angolo”? Fuori dalla metafora religiosa per la società e l’economia italiana, per il Nord ancora prima che per il Sud, esiste un solo sentiero laico (virtuoso) che è quello degli investimenti pubblici e privati nelle regioni meridionali, la riunificazione industriale per acquisire una taglia nazionale decente e non finire sgretolati dai campioni del mondo. Viceversa impera il dilettantismo dei Cinque Stelle. Raggiunge in materia di credito, mercato e economia vette mai esplorate anche in un Paese scassato come il nostro. Produce disastri mai visti e tutti sono lì a fargli da megafono, senza mai controbattere su nulla. Questo movimento ha alla sua testa addirittura il ministro degli Esteri della Repubblica italiana. Dovrebbe sapere che aria tira nel mondo. Invece no, non sa nulla, pur essendo di Pomigliano d’Arco, tranne alla voce assistenzialismo, la parola Mezzogiorno non riesce a pronunciarla nemmeno sotto tortura. Se sapesse che cosa succede nel mondo si renderebbe conto che per consentire alla parte relativamente più forte dell’Italia di rimanere forte bisogna investire e ripartire da quella più debole e che questa strada italiana è obbligata anche perché l’Europa viene giù e non aprirà più ombrelli per riparare dalla grandine delle sue sparate. Il mondo, insomma, non ci aiuta.

Cominciamo da Trump. Il suo problema non è il disavanzo della bilancia commerciale, l’obiettivo di riequilibrio. Gli americani con la loro guida politica muscolare stanno contrastando la politica industriale cinese che pensa di diventare autonoma nei settori ad alta tecnologia, come la robotica e l’industria aerospaziale, che sono da sempre la fonte della supremazia economica mondiale americana. Il dominio dell’alta tecnologia è il vero elemento di frizione tra Cina e America e continuerà a esserlo a prescindere da chi guiderà l’America. Questo ci dice l’interscambio tra Cina e America che si assottiglia, questo ci dicono gli animi surriscaldati da impeachment e dintorni. Alla Casa Bianca stanno cercando di contrastare la leadership della Cina a alta tecnologia perché è chiaro a tutti che non le basta più di essere la fabbrica del mondo.

Ora vuole diventare leader anche nella parte alta del valore, vuole essere il leader della tecnologia mondiale. Questa frizione tra i due Paesi non è una questione di Trump o non Trump. Un democratico userebbe probabilmente toni diversi, magari una retorica meno spigolosa, ma la sostanza non cambia e questa, per l’Europa, è una condanna per i prossimi anni a una lunga stagione di bassa crescita, di fatto stagnazione.

Anche perché in Europa, in Italia come in Francia, è difficile fare riforme, non aumentano pertanto il tasso di crescita potenziale e l’offerta aggregata. Per ragioni diverse Francia e Italia hanno difficoltà che si assomigliano. I francesi sono abituati al loro welfare, hanno un sistema Paese che funziona e uno stile di vita invidiabile, non hanno voglia di cambiare né le pensioni né altro. Gli italiani sono tanti anni che si vedono chiedere sacrifici, fanno i conti con più disoccupazione e meno reddito disponibile, hanno meno opportunità per i loro figli, non c’è un sistema politico che ispiri loro fiducia. Si procede di toppa in toppa, come è accaduto anche con la legge di bilancio che espropria il Parlamento e onora il conto del Papeete, ma non si parla di nulla che servirebbe a cambiare le cose per davvero. Nessuno prende per le orecchie il capo azienda delle Ferrovie e gli ordina di non buttare più i soldi in Inghilterra e di fare invece gli investimenti nel Sud, di dare all’Italia un treno veloce che colleghi Napoli a Bari e Napoli a Reggio Calabria/Palermo.

Ma ci rendiamo conto che l’Europa per la prima volta non è più sostenuta dalle principali potenze mondiali? Siamo consapevoli che è minacciata al suo esterno da Stati Uniti e Russia e al suo interno dalla Brexit che in prospettiva comunque destabilizza il Vecchio Continente oltre che, di più, l’Inghilterra? Per la prima volta questa azione concentrica a tre punte contro l’Europa avviene in un contesto in cui essa stessa è sempre più vulnerabile a causa del debito francese ormai al 100% del Pil mentre noi ci prendiamo meritatamente i titoli di testa sempre in tema di debito trenta/quaranta punti più su. Per la prima volta dal dopoguerra a oggi l’Europa è in crisi di legittimità al suo interno perché non trova una via per crescere sul suo mercato e l’attacco esterno si può saldare con le spinte populiste che proprio questa crisi prolungata determina. Per capirci, la Germania è stata la ghisa, la forza centripeta dell’eurozona, ma oggi stenta e nel momento in cui nel dibattito tedesco crescono le forze populiste come si fa a tenere insieme Nord e Sud d’Europa? Ma qualcuno si è reso conto che la Cina se continua a crescere a ritmi del sei/otto per cento l’anno che sono il primo caso della storia in un decennio raddoppia le sue di dimensioni? Ci siamo resi conti che l’Italia è “fuori” in Nord Africa e in Medio Oriente? Che addirittura in Libia dettano legge Turchia, Egitto, Russia, e che noi e i francesi dopo esserci fatti la guerra e avere buttato risorse di ogni tipo, siamo costretti a accettare la vigilanza altrui (e che vigilanza!) in un territorio per noi economicamente strategico? Siamo alla vigilia del Natale e siamo tutti più buoni. Una cosa, però, dobbiamo saperla. Il mondo non ci aiuta. Fuori di casa, grandina, il tetto europeo è sotto attacco. Prima che ci vengano a prendere faremmo bene a essere più uniti e a smetterla con l’assistenzialismo. Ma dove vogliamo andare se abbiamo 20 e passa milioni di abitanti e oltre il 40% del territorio senza treni veloci e senza banda larga? Al prossimo che comincia a rifilare la cantilena dell’Iva e della tassa sulla plastica, e alla prossima menata pentastellata mentre la cinese Huawei impazza nel piano digitale per la promozione del 5G, per piacere ricordatevi di Totò e fategli una risata in faccia. Ogni limite ha una pazienza. Buon Natale a tutti.

  •  
  • 4
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA