Il Ministro Gualtieri

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Ci potete credere o no, ma di questa telenovela infinita sulla prescrizione non ne possiamo proprio più. Sembra che qualcuno se la sia inventata per nascondere la colpevole condanna all’isolamento geografico del Mezzogiorno, ovviamente sempre più spopolato, e la terza recessione italiana incombente con la spinta di un Nord che vede sprofondare sotto zero la sua industria (ex) cosmopolita. Messa a durissima prova dalla doppia crisi tedesca e cinese, di cui non ha colpe, e da quella autoindotta dalla famelica voracità di spesa pubblica assistenziale del Nord. Sottrae al Sud le risorse pubbliche necessarie per fare le infrastrutture e priva il Nord del suo cosiddetto “mercato di esportazioni” interno che è il Mezzogiorno e i suoi venti milioni di abitanti.

Ma è possibile che nessuno si chieda quanto ancora possa pesare l’arenarsi della balena tedesca sulla nostra economia se siamo arrivati a un calo della produzione di 4,3 punti anno su anno e, soprattutto, si metta al lavoro per porre rimedio? Che cosa deve ancora succedere per capire che non basta più affidarsi alla funzione trainante della Germania e, per altro verso, della stessa Cina in piena epidemia CoronaVirus? Che le nostre imprese di macchine di produzione – punta di diamante della economia italiana – hanno perso il motore della loro crescita? Prima hanno scalato, queste imprese, ora rischiano di dovere andare in retromarcia: lo abbiamo capito o no?

C’è qualcuno che ha informazioni su dove sono finiti Gualtieri e Patuanelli, rispettivamente alla guida dei dicasteri di Tesoro e Sviluppo? Ma davvero pensiamo di sopravvivere a questo terremoto con qualche tavolo di crisi in più al Ministero? Possiamo incolpare la Cina e il suo virus anche per i mesi di calo della nostra produzione quando il virus nemmeno esisteva, tanto non se ne accorge nessuno, ma facciamo solo ridere. La verità è che se non si fanno ripartire gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno e non torniamo a operare sulle nostre competenze e sui bisogni dei nostri cittadini, da Nord a Sud, ritrovando un profilo decente di dimensione nazionale infrastrutturale, industriale e di consumi non possiamo che spegnerci lentamente. Stiamo morendo senza nemmeno accorgercene. Altrimenti non assisteremmo al ritorno del Regno Sabaudo nel Piemonte dalle spese regali. Ha un milione e mezzo di abitanti in meno della Campania e spende cinque volte di più per i suoi servizi generali. Dalla sanità alle auto blu la Regione Piemonte butta soldi ovunque e, ora, voleva perfino aumentare lo stipendio dei suoi amministratori. Se non si spezza questo circolo infernale di spesa pubblica allegra al Nord e chiusura di ogni rubinetto al Sud, siamo al minimo di crescita e al massimo di diseguaglianza. Soprattutto, ci rimaniamo. Anzi, peggioriamo.

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