Tempo di lettura 3 Minuti

NON SI possono dare i poteri e poi lamentarti quando chi ha avuto da te questi poteri intende esercitarli. Il punto dirimente è un altro e si fa fatica a capirlo. Lo Stato è unitario, ma noi facciamo finta di dimenticarcelo. Confondiamo l’autonomia politica con l’autonomia amministrativa che invece entra in scena laddove è possibile e laddove è necessario.

La politica è scelta e, se accetti l’autonomia politica, non ti puoi mettere a dire che è un’altra cosa o che questa scelta è giusta o no a seconda se va o meno nella direzione che a te piace. Qui non si tratta di aprire nuovi conflitti istituzionali, ma di capire una volta per tutte che il Paese intero ha bisogno di uscire dalla confusione e prendere coscienza che lo Stato italiano è unitario e che non esiste l’autonomia politica. La frammentazione dei poteri allunga la catena di comando del Paese, produce effetti nefasti, non favorisce la solidarietà. Né può cambiare il quadro la constatazione che le regioni italiane del Nord interessate al Coronavirus rappresentano oltre il 55% del prodotto interno lordo, di cui grandissima parte sono proprio Lombardia e Veneto. Viceversa proprio questo dato di fatto deve aumentare la consapevolezza di quanto sia decisivo il ruolo (riconosciuto) dello Stato per aiutare il primo motore dell’economia a rientrare in carreggiata – si trova fuori strada proprio perché ha fatto di testa sua – e di quanto sia importante che il secondo motore faccia la sua parte con serietà.

L’Italia può ripartire solo se dalle macerie del Coronavirus acquisisce la piena conoscenza della sua fragilità istituzionale, prima ancora che politica, e la piena convinzione che solo facendo marciare uniti Nord e Sud sul piano delle infrastrutture, dei servizi e dell’industria potrà dire ancora la sua. Le ragioni della solidarietà reciproca, questa volta, coincidono con le ragioni della sopravvivenza. Perché l’Italia ha davanti a sé la traversata nel deserto della terza recessione che oscilla da una caduta tra lo 0,5/1%, previsione ottimista, fino a una caduta del 3% se non ci saranno un rapido ritorno alla normalità in casa e un risveglio dalla crisi prima del previsto di una Cina che vale il 20% del prodotto interno lordo mondiale.

La prima, fondamentale, misura economica che il Governo italiano deve prendere è un’uscita immediata dal virus contagioso del panico e dei dilettantismi regionalisti perché l’azzeramento della domanda di turismo, trasporti e servizi produce effetti devastanti che possono essere solo mitigati (è obbligatorio farlo) dall’intervento di Cassa depositi e Prestiti e dall’utilizzo di ogni fondo disponibile a favore dell’intero territorio nazionale perché i danni riguardano il Paese dal Brennero a Pantelleria.

La seconda mossa tocca alla Banca Centrale Europea che dovrà potenziare le sue politiche di intervento.

La terza riguarda l’Europa che non può dire più non ho soldi. La caduta italiana è più forte perché prima della caduta congiunturale c’è quella storica strutturale dovuta alla perdita di competitività e quella più recente, altrettanto strutturale, dovuta alla caduta delle esportazioni perché ti vengono meno Cina e Germania e con Trump tutto è possibile. Salvini ha perso l’occasione della vita per fare un ragionamento maturo. Di questo tipo. In condizioni normali noi siamo diversi ma oggi non c’è nulla di normale e quindi siamo disponibili a mettere da parte tutto e a concentrarci su quello che c’è da fare non a proporre nuove formule di governo di unità nazionale. L’Italia è troppo piccola per avere un ruolo autonomo nel mondo, ma dovrebbe essere almeno sufficientemente grande per non essere vilipesa. In casa e fuori.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA