Christine Lagarde e Giuseppe Conte

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Per l’emergenza hanno fatto il massimo. Sanità, lavoro, liquidità, sostegno al reddito. Famiglie e imprese, ma anche musei, scuole e università. Agricoltura, turismo, artigianato. Obblighi fiscali sospesi. Si è dato tutto a tutti. Meno male. Non illudiamoci, però. Perché con venticinque miliardi abbiamo guadagnato solo quindici giorni. Siamo un Paese dove la gente trova sempre da mangiare e non trova da vivere. Alcuni di loro possono ancora trovare da mangiare ma molte Caritas hanno chiuso e, quindi, sono sparite le mense delle donne e degli uomini della strada. Quelli che la quarantena da Pandemia globale spedisce in una casa che non hanno.

I mercati sono inondati dagli acquisti della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea che fa l’esatto contrario di quello che il suo timoniere dimezzato, madame Lagarde, ha detto in pubblico, ma vengono giù a catinelle e non credono alle parole screditate dei signori (pardon, signora) delle monete. Noi paghiamo il nostro consueto prezzo di giornata, sul mercato azionario e sui rendimenti dei titoli sovrani. Domina la sfiducia perché si è capito che è in arrivo un bestione che fa paura a tutti e che contagia l’economia globale nessuno escluso.

Qualcosa per capirci che può valere più della Grande Crisi Finanziaria del 2008/2009 e della Grande Crisi Sovrana 2011/2012 che insieme hanno prodotto effetti superiori a quelli di una terza guerra mondiale persa. Davanti a tutto ciò, vorrei evitare di ripetere cose trite ancorché giuste nella solita forma di domanda retorica: che cosa deve ancora succedere perché l’Europa batta un colpo? Che cosa aspetta a fare gli Eurobonds? Serve un nuovo piano Marshall a partire dalle strutture sanitarie e, a seguire, grandi infrastrutture materiali e immateriali, mi sapete spiegare perché non accade? Che vi devo dire, non riesco nemmeno a ricordare quando pubblicai il primo articolo di Romano Prodi e di Alberto Quadrio Curzio che, con lungimiranza e saggezza, chiedevano all’Europa di farlo.

Così come non perdo la speranza che qualcosa accada anche molto presto perché l’urto della nuova Grande Crisi è davvero pesante. Il pianeta infettato ha bisogno dell’Europa e di un nuovo coordinamento mondiale. Nel frattempo, però, la piccola Italia ha bisogno di una squadra di governo che non si senta più “schiava” di un mondo in frantumi. Il ministro dell’Economia, Gualtieri, deve essere consapevole che ha guadagnato la libertà. Presidente Conte, ci continui a stupire. Se riusciamo almeno a capire prima degli altri che ci muoviamo in un’economia da tempi di guerra dove la parola recessione suona come una buona notizia, allora non avremo più dubbi che siamo liberi e che nessuno potrà fermarci.

Oggi a testa bassa contro il Coronavirus. La Lombardia chiede aiuto a Guido Bertolaso, il primo dei funzionari dello Stato della Repubblica italiana, questa è la partita per l’oggi e per il domani che il suo governo deve vincere. Non vada oltre la prima settimana di aprile per aprire il Cantiere Italia che parte da Sud e unisce l’Italia. Opere per cento miliardi, poteri straordinari, leva delle banche con garanzia dello Stato. Siamo in tempi di economia di guerra ma non ci sono i carri armati per strada. Paradossalmente dopo tanto tempo siamo di nuovo liberi. Non sono ammesse timidezze. Si ricordi un vecchio proverbio calabrese. Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia.

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