Mario Draghi

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AVEVAMO chiesto alla Lagarde di annunciare acquisti di titoli pubblici sovrani senza limiti. Avevamo detto in tutte le lingue ai tremebondi tutori della finanza pubblica italiana che lo avrebbe fatto molto presto. Per due ragioni evidenti. La prima è che aveva l’obbligo di mettere la Banca centrale europea nel solco tracciato dal Cavaliere Bianco dell’euro, Mario Draghi, perché il nuovo ’29 mondiale con la sua economia da tempi di guerra non consente neppure di pensare diversamente.

In questo nuovo quadro l’Italia è in gioco come la Francia e la Germania perché se diventasse insostenibile il suo debito lo sarebbe anche quello europeo, ma il nostro debito è ampiamente sostenibile e il problema è europeo prima ancora che italiano.

La seconda ragione è la clamorosa gaffe della Lagarde (non siamo qui per ridurre lo spread) che poteva essere sanata non in termini di reputazione ma di sopravvivenza nell’incarico con comportamenti di segno opposto. I calcoli meschini del Governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, misurano solo la inadeguatezza sua e dei suoi amichetti nordici e baltici. Anche per questo ci permettiamo di dire ora che il Patto di Stabilità senza Crescita è morto per sempre e che la gravità mondiale della crisi costringerà finalmente a qualche forma di condivisione del debito e, soprattutto, a un piano europeo finanziato con titoli sovrani europei.

Oggi nel globo il problema della liquidità è ancora un problema di dollari. Mancano i dollari in giro per il mondo. Hanno fatto una nuova linea di credito per assicurare dollari a sufficienza nei Paesi del SudAmerica, ma anche in Australia e in Svezia. Le imprese americane sono in forte crisi perché hanno forte bisogno di dollari e bloccano il mercato perché in gran parte si finanziano attraverso le commercial paper. Per questo la Fed le compra in massa in quanto le imprese si finanziano in dollari in America e soprattutto, fuori dall’America, quasi tutte le imprese oggi hanno bisogno di dollari. In questo momento è illiquido il mercato delle obbligazioni societarie e in America è un problema importante perché come noto le imprese sono molto indebitate.

Se chiude il mercato della finanza oltreoceano chiudono le imprese. Esattamente come in Italia se le banche chiudono i rubinetti le imprese vanno a gambe all’aria e qui non si scherza più. All’Italia servono uomini di guerra per affrontare domani la ricostruzione unitaria del Paese e oggi il problema numero uno che è quello della liquidità alle imprese private, ai loro dipendenti e alle partite Iva. Questa è la emergenza italiana di oggi determinata da una pandemia lombarda che supera quella cinese e sgomenta tutti.

La soluzione classica europea è dare tutte le garanzie dello stato alle banche che possono prestare soldi alle imprese in quanto non rischiano perché è come se prestassero allo stato. In Germania su un pacchetto di 550 miliardi ci sono fino a 460 miliardi di garanzie pubbliche alla cdp tedesca che potrà erogare senza rischi alle imprese. In Italia la garanzia statale è di 500 milioni a favore di Cdp che sostiene di potere attivare a sua volta 20 miliardi di finanziamenti. Poi ci sono altre garanzie pubbliche, il fondo di garanzia e il fondo per le revoche. Si è affermato di potere generare sostegni finanziari fino a 340 miliardi alle imprese private. Dubitiamo dell’efficacia dell’impalcatura e ci permettiamo di segnalare che se non si affronta subito e bene questo problema la saracinesca dell’economia italiana chiusa per guerra non si riapre più e esplode la bomba sociale dei lavoratori privati contro i lavoratori pubblici ai quali lo stipendio è assicurato comunque. In un momento surreale di blocco totale delle attività, la prima preoccupazione del governo italiano deve essere quella di garantire che le imprese congelate si sveglino vive non morte e che i lavoratori di quelle imprese non muoiano di fame prima del ritorno in vita delle loro imprese.

Due proposte. La prima. Così come lo Stato azionista paga lo stipendio al dipendente pubblico, lo stesso Stato fa credito all’imprenditore che è costretto a non lavorare o che vede annullare/dimezzare le sue fonti di reddito da lavoro e questo credito dello Stato permette all’imprenditore che non guadagna di pagare un reddito al suo dipendente. In caso di guerra come questo, però, forse è meglio evitare complicazioni e pensare a un reddito di cittadinanza momentaneo per il lavoratore privato garantito dallo Stato. La disparità tra dipendente pubblico e dipendente privato va sanata perché è l’unico modo per disinnescare la bomba sociale della quarantena dell’economia di guerra. Per capirci, parliamo di un reddito di cittadinanza collettivo per tutti i dipendenti privati, una specie di helicopter money italiano sui conti correnti di tutti i cittadini che hanno un lavoro privato e non ricevono lo stipendio perché l’azienda ha una oggettiva difficoltà. Infine, sul tema delicato dei covenant finanziari che qualche bancario vorrà di certo ridiscutere si pensi a prestiti convertibili di parte del debito in capitale senza diritto di voto e ci si affretti a cambiare le regole europee per evitare che il bancario si agiti. Così come ora la Bce potrà finalmente finanziare anche le imprese private, tolga lacci e lacciuoli nell’accesso al credito poco digeribili in tempi di pace, addirittura intollerabili in tempi di guerra.

Visto che si trova, d’accordo con le autorità italiane, metta mano anche alle regole del diritto societario e si guadagni in Europa la civiltà americana per cui il fallimento è una prova da cui ti puoi rialzare mentre in casa nostra è una condanna a vita anche quando hai un incidente per cause non tue giudiziariamente dimostrate, a volte, perfino risarcite. La liquidità delle imprese è la benzina della macchina della ricostruzione italiana, Senza di essa non si cammina in piano figuriamoci in salita.

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