Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

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SIAMO stati i primi a parlare di gabinetto di guerra. Abbiamo detto in tempi non sospetti che siamo di fronte a un nuovo ’29 mondiale da Pandemia globale. Abbiamo invitato il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a liberarsi degli uomini di pace perché non siamo più in pace e, quindi, abbiamo bisogno di uomini di guerra. Non può succedere che chi ha responsabilità di spesa della macchina pubblica si riempia la bocca di economia da tempi di guerra e si comporti da sergente o colonnello di un esercito che da trent’anni non fa altro che stringere i cordoni della borsa.

Questi uomini hanno la testa girata all’incontrario. Troveranno sempre un cavillo per non cacciare i soldi o cacciarli dopo o cacciarli male. Questi uomini con formalismo macabro sono riusciti a approfittare di una situazione così terribile per infilare la loro manina maldestramente poliziesca e hanno allungato i tempi di accertamento fiscale da cinque a sette anni. Non li fermano nemmeno le bare in fila di Bergamo. Prendiamone atto. Non ce la faranno mai a fare arrivare in tempo reale gli assegni a casa dei lavoratori privati che si trovano o senza lavoro o senza stipendio. Così come i direttori di banca italiana, di ogni banca perché sono tutti fatti con lo stampino di chi i soldi li vuole e non li dà, non servono a niente, anzi sono dannosi. Più aumenta il castelletto delle garanzie bancarie e di Stato e più aumenta il tasso di ottusità di questi capetti di terza serie per cui agli uomini di un’economia boccheggiante sotto i tendoni globali degli ospedali da campo, nel mezzo di una ecatombe, loro, i capetti, che fanno? Ripresentano i soliti formulari, le solite categorie, fanno tutto quello che non devono fare. Soprattutto non cacciano e non cacceranno mai un euro.

Tutti i negozi e le aziende private che Lei Presidente del Consiglio ha dovuto chiudere per sconfiggere il virus hanno titolari e dipendenti che non hanno più un reddito per fare la spesa e mangiare. Non consenta a lavoratori pubblici suoi dipendenti garantiti in ogni forma di reddito e di privilegio di fare in modo che ai lavoratori privati non arrivi sul conto corrente neppure la mancia di sopravvivenza mentre vanno e vengono i redditi di cittadinanza e chi lavora o non lavora da casa nel pubblico riceve il suo regolare stipendio. Non consenta a questi mezzi uomini di innescare in modo vigliacco la più potente bomba sociale pronta a esplodere da qui a qualche settimana sotto il suo ufficio di Palazzo Chigi. Per capirne la pericolosità, le racconto un episodio. Lei ha scritto nel decreto che la cassa integrazione va anche alle aziende sotto i quindici dipendenti senza passare dal sindacato, ma la Regione Lazio di notte ha deciso che così non va.

Speriamo che siano i soliti macabri giochetti di qualcuno degli “uomini di pace” che ha approfittato dell’assenza di Zingaretti alle prese con il Coronavirus. Sarà facile metterlo a posto. Di sciacalli ne abbiamo già troppi, non c’è tempo da perdere. Centralizzi le funzioni e metta tutto nelle mani di pochi uomini, Presidente. Faccia partire i bonifici. Spenda, spenda. Spenda tutto quello che ha e quello che non ha. A chi parla di deficit, di debito e di titoli pubblici da collocare, dedichi uno sguardo di sufficienza. Li farà impazzire e li aiuterà a capire. Ha detto di voler mettere sul piatto altri 25 miliardi per la liquidità. Servono, anzi ne serviranno molti di più.

Ma perché divengano effettivi prima si deve dotare di un disinfettante molto speciale e di pronto uso che sanifichi la macchina pubblica e la liberi dagli insetti che si nutrono del sangue di chi lavora dieci volte più di loro. Il coordinamento mondiale arriverà e l’Europa farà subito o subito dopo i coronabond come prestiti senza condizionalità o, meglio ancora, come eurobonds e, cioè, come titoli sovrani europei condivisi e sottoscritti da tutti in partenza. Il mostro del nuovo ’29 farà ragionare anche gli olandesi, ma nulla potrà contro gli insetti che sono sotto e sopra il suo tavolo di lavoro. Quelli li potrà schiacciare solo lei.

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