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Un giorno da sindaco: come cambio Cosenza

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Panorama di Cosenza
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di OSVALDO VETERE

Ègiovedì pomeriggio, è appena terminata la sessione estiva e finalmente ho il tempo per riposarmi un po’. Come non detto: squilla il telefono e viene interrotto così il mio sonnellino pomeridiano: -«Pronto?» –«Ciao Osvaldo, ti disturbo? Sono il Direttore» –«No, mi dica» -«Voglio farti una domanda: immagina che domani ti svegli e improvvisamente ti ritrovi ad essere il sindaco della tua città. Che cosa faresti? Ti andrebbe di scrivere un articolo al riguardo?».

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È iniziata così la telefonata tra me e il Direttore del giornale. All’inizio ero un po’ scettico e ho chiesto del tempo per ragionarci su, ma il chieder tempo in realtà era solo un pretesto per riattaccare e ritornare tra le braccia di Morfeo: in quel momento volevo solo dormire, all’articolo avrei pensato più tardi.

Non so se è stata colpa del pranzo non proprio leggero preparato da nonna - nonostante i chili aumentino lei continua a dire che sono “sciupato”- o se è stata opera del mio inconscio, divertito dall’idea di immaginarmi nei panni di sindaco, ma chiudo gli occhi e improvvisamente mi ritrovo - spaesato- nella stanza più importante di Palazzo dei Bruzi con indosso una fascia tricolore. La prima cosa che noto sulla scrivania è un giornale che titola: «Osvaldo Vetere è il nuovo sindaco di Cosenza».

«E cosi sono diventato sindaco? Cosi giovane? Com’è possibile che a 23 anni un’intera città decida di affidarsi a me?» penso tra me e me. Neanche il tempo di metabolizzare il tutto e leggere l’articolo per scoprire qualcosa in più che bussano alla porta. «Avanti»- «Sindaco mi scusi se la disturbo, volevo ricordarle che tra un’ora ci sarà la conferenza stampa, è pronto?».

Dalla spilla con scritto “Vetere Sindaco” intuisco si tratti di una mia collaboratrice. –«Certo, mi chiami quando arrivano i giornalisti». Ed ecco che arriva il momento della conferenza. Seguo la mia collaboratrice fino ad arrivare in una sala piena di gente, neanche il tempo di entrare che le gambe iniziano a tremarmi: sarà che non ho mai parlato davanti a tutte quelle persone, saranno tutti quei riflettori puntati addosso, ma- lo ammetto- me la sto facendo sotto.

- Sindaco, innanzitutto complimenti per lo straordinario risultato: sembrava impensabile che un giovane della sua età potesse vincere le elezioni eppure ce l’ha fatta. Crede di essere in grado di svolgere un ruolo così delicato? Come può uno studente di giurisprudenza, neanche laureato, amministrare un comune di queste dimensioni?

-«C’è chi gestisce un ministero senza laurea, cosa sarà mai in confronto amministrare un comune?» - I presenti si sciolgono in una risata e la mia ansia sembra esser di colpo sparita - «Sono giovanissimo, è vero, proprio per questo mi avvarrò di un team di comprovata esperienza: questa città ha bisogno della voglia di fare di un giovane ma senza le giuste competenze non si va da nessuna parte. E poi la mia età può anche essere un vantaggio: servono menti giovani per immaginare la città del domani».

- Che intende per città del domani?

-«Una città interattiva, sostenibile e accessibile a tutti, con meno auto ma più servizi: tra i nostri obiettivi c’è quello di introdurre servizi di bike e carsharing e portare avanti il progetto del “Parco del Benessere” iniziato dalla precedente amministrazione. Solo così possiamo migliorare la qualità della vita nella nostra città».

- Il centro storico cade a pezzi, ha intenzione di occuparsene?

-«La rivalutazione del centro storico è il nostro obiettivo principale: abbiamo in agenda una serie di eventi da realizzare per far sì che Corso Telesio, il Duomo e la Villa Vecchia tornino ad essere luoghi vivi e centrali della nostra città; tutto ciò ovviamente potrà avvenire solo dopo aver messo in sicurezza i palazzi a rischio crollo attraverso un’importante opera di riqualificazione urbana. Cosenza vecchia è un patrimonio troppo importante per la città e non può essere trascurato. Il progetto avrà ad oggetto anche le aree più periferiche della città: sfrutteremo i fondi europei per realizzare opere moderne sulla falsariga del Ponte di Calatrava. Vogliamo rendere Cosenza una città unica, in cui l’antico e il moderno si fondono. Il turismo deve diventare il punto di forza di questa città».

- Cosa ne pensa invece della metroleggera? Viale Parco è un cantiere fermo ormai da un anno: lei è favorevole alla sua realizzazione?

-«Penso sia una grande opportunità per Cosenza, in più si tratta di una questione strettamente collegata al centro storico: creare un collegamento diretto tra la città vecchia e l’università potrebbe essere una mossa vincente. I numerosi appartamenti disabitati potrebbero esser concessi in affitto agli studenti universitari a prezzi vantaggiosi così che, con la loro presenza, contribuiscano a far rivivere tutta la zona».

- Come gestirà invece la grana del Cosenza calcio? Riuscirà a trovare nuovi imprenditori disposti a salvare la società?

-«Non ho capito la domanda, può ripetere gentilmente?» Chiedo, sconvolto dalle parole del giornalista. - Come lei ben sa il Cosenza è a rischio fallimento. Sappiamo anche che lei è da sempre un grande tifoso dei lupi: ha in mente un piano per salvare la società?» -«Rischio fallimento?!» Esclamo preoccupato: il mio cuore rossoblù comincia a battere all’impazzata, non era proprio così che andavano le cose, la squadra aveva appena terminato un’ottima stagione in B ed eravamo pronti a ripartire per il prossimo campionato. Le palpitazioni, quindi, mi svegliano: era tutto soltanto un sogno.

Non sono ancora pronto per diventare sindaco, forse un giorno chissà. Se Cosenza dovesse avere bisogno di me non mi tirerei certo indietro, ma se cosi non fosse continuerò a battermi per Lei nel mio piccolo. Perché come affermò il celeberrimo filosofo cosentino Bernardino Telesio: «La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa. Essa che mi scorre nelle vene e che amo».

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