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Legge di Bilancio, dove trovare i soldi per salvarci dall’Iva

Per scongiurare l’aumento, lo Stato deve tassare gli affari della Mafia

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di OSVALDO VETERE

Dopo un mese di grande incertezza politica pare che finalmente si stia per metter fine alla crisi di governo che passerà alla storia come la “crisi di ferragosto”. Nonostante le forti critiche da parte di tutto il centrodestra, il governo frutto dell’alleanza tra i Cinquestelle e il Partito Democratico sta per venire alla luce e dovrà fin da subito affrontare i problemi causati dal precedente esecutivo e “mettere una pezza”- o meglio, trovare una copertura economica -agli errori da questo commessi.

Mai fino ad ora nella storia della nostra Repubblica un governo è caduto in piena estate, ma non perché -come ritenuto da Salvini- i parlamentari non abbiano voglia di lavorare durante le vacanze estive, ma perché è una scelta di enorme irresponsabilità aprire una crisi di governo e richiedere il ritorno alle urne quando i tempi per la legge più importante per l’indirizzo della politica nazionale- la legge di bilancio -iniziano a stringere e il rischio dell’aumento dell’Iva è sempre più concreto ed incombente. Bisogna intervenire il prima possibile e farlo in maniera decisiva e risolutiva se si vuole scongiurare il suddetto pericolo, perché un simile aumento potrebbe essere un duro colpo da cui difficilmente la nostra economia riuscirebbe a riprendersi.

Quota 100, Reddito di Cittadinanza, Flat Tax: si tratta di misure approvate in assenza di un’adeguata copertura economica e adesso per rifinanziarle è necessario trovare circa 100 miliardi di euro, una cifra enorme. Dove trovare questi soldi? Esiste un’alternativa diversa dall’aumento delle tasse e quindi dal far gravare l’imprudenza giallo-verde sulle tasche dei contribuenti? Beh, io un’idea l’avrei. Premetto che non è facilmente realizzabile in quanto senza dubbio incontrerebbe sulla sua strada diversi ostacoli e resistenze, ma in tempo di crisi bisogna vagliare ogni ipotesi, anche quelle meno “integre”, e soprattutto, ove una simile opportunità venga presa seriamente in considerazione, si potrebbero affrontare e risolvere due diverse ma ugualmente importanti problematiche che assillano la nostra nazione.

L’Italia ha bisogno di entrate, allora perché non guardare e prendere come esempio il più grande gruppo imprenditoriale presente sul territorio nazionale? Non mi riferisco alla famiglia Berlusconi, né al gruppo Ferrero, ma alla “società” con il più ingente fatturato: la Mafia. Avete capito bene, la Mafia. E lo dico da terrone, da ragazzo la cui maggiore aspirazione è diventare un giorno magistrato e poter combattere, per il bene della sua terra, la più potente organizzazione criminale mai esistita. Che la semplice repressione non sia sufficiente è, purtroppo, un dato di fatto: si possono anche arrestare 100 mafiosi, il giorno dopo ce ne saranno altri 101 pronti a prendere il loro posto; si possono sequestrare tonnellate di sostanze stupefacenti, ma ci sarà sempre un nuovo carico pronto ad arrivare e ad esser piazzato sul mercato. Prendiamone atto.

Secondo il mio modesto parere l’unico modo per combatterla, oltre alla creazione di posti di lavoro per togliere manovalanza e alla sensibilizzazione e diffusione della cultura dell’antimafia già in tenera età per educare le nuove generazione, è fare nostre le loro entrate: non mi riferisco ai sequestri dei beni appartenenti alla stessa, ma al loro mercato.

La ricchezza della Mafia deriva principalmente da tre attività: spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione ed infine attività estorsiva. Eccezion fatta per l’ultima attività, le altre possono essere regolamentate dallo Stato come avviene in tantissimi altri paesi europei ed extraeuropei, così da poter far suoi i miliardi che girano intorno ad esse. Non si tratta solo di contrasto alla Mafia né di una questione meramente economica: una scelta del genere è necessaria anche per la tutela dei diritti umani, difatti migliaia di donne vengono quotidianamente abusate, sfruttate e obbligate a prostituirsi; ma anche per la salute pubblica, in quanto gli stupefacenti, per essere occultati al meglio, vengono spesso trattati con tecniche e sostanze nocive per la salute di chi li assume. Tralasciando le considerazioni di tipo scientifico sugli effetti e sulle conseguenze dell’uso di tali sostanze, diversi studi e statistiche dimostrano che un’ampissima percentuale di italiani fa uso di droghe “leggere”: dopo l’introduzione e la regolamentazione della cosiddetta cannabis light, perché non fare lo stesso con la cannabis dotata di una percentuale di THC maggiore? Perché non legalizzare e riaprire anche le case di appuntamento? Che senso ha vietare tali attività consentendone tacitamente la gestione alla Mafia? Perché, che lo si voglia accettare o meno, le nostre strade sono piene di donne obbligate a prostituirsi, le nostre piazze sono piene di spacciatori: e allora perché, se non si riesce in altro modo a reprimere tali attività, non provvedere alla loro regolamentazione? Il proibizionismo è inutile se l’oggetto del desiderio- prostituzione o droga che sia- è comunque facilmente reperibile.

Viviamo in un’epoca dominata dall’ipocrisia, di falsi perbenismi, in cui tutti sono in grado di indicare la retta via ma alla prima occasione girano l’angolo e cadono nel c.d. “peccato”. È ora di superare determinate concezioni: potrebbe essere la mossa giusta per risollevare la nostra economia, per creare posti di lavoro e togliere dalla strada migliaia di ragazzi altrimenti tristemente destinati a finire nelle mani della Mafia, ma allo stesso tempo potrebbe essere l’occasione perfetta per mettere in ginocchio ciò che rappresenta il vulnus della nostra società. 

Non sarà sufficiente a debellarla definitivamente, ma sicuramente senza i miliardi che annualmente girano intorno a tali attività il loro potere subirà una grave compromissione: meno entrate rappresentano meno potere d’acquisto, meno fondi a disposizione dei clan per coprire i costi necessari ad affrontare la latitanza dei boss, meno denaro sporco per truccare appalti o corrompere chiunque si frapponga sulla loro strada, ma anche meno denaro da investire in attività lecite che le consentono di entrare nel tessuto imprenditoriale e, come si suol dire, ripulirsi. Se tutto ciò comporta anche una ripresa della nostra economia, perché non pensarci seriamente? 

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