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Caro Ministro Di Maio...Essere il più giovane non significa il più bravo

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Luigi Di Maio
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di ANGELA RIZZICA

Non lasciatevi ingannare: non sarà un pezzo atto a ridicolizzare Luigi Di Maio od a ridicolizzare Di Maio come “Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale”. Mi piacerebbe però prendervi per mano e portarvi con me nel meraviglioso viaggio attraverso la (prima) lettera che il responsabile della Farnesina ha scritto agli ambasciatori. Ecco, per questo articolo, vorrei essere per voi quello che Virgilio era per Dante . Premetto sin d’ora che, sebbene io non abbia mai avuto nulla contro la persona di Luigi Di Maio, potrei invece sprecare fiumi d’inchiostro (o di caratteri Word, come preferite) sulla sua figura politica e sugli ideali di cui si fa portavoce.

Chiarito questo, capirete bene che l’analisi (o la parafrasi, per rimanere sulla falsariga Dantesca) di seguito riportata risente, almeno in parte, della scarsa fiducia politica ed istituzionale che nutro nei confronti del Ministro pentastellato. Che poi, Ministro “dell’ennesimo Governo non eletto dal popolo!” come dovrebbero dire e dicevano alcuni proseliti ma, bando alle ciance: cominciamo. Sarà una mia personalissima deformazione, ancorata inscindibilmente al subitaneo conato che mi cagionano i termini “sindaca”, “avvocata” e simili, ma il fatto che Luigi Di Maio abbia indirizzato la prima comunicazione ufficiale da Ministro degli Esteri “a tutte le donne e gli uomini della Farnesina” proprio non mi va giù. Questa sorta di maschilismo al contrario o femminismo formale, che tanto va di moda ultimamente, posso tollerarlo in altri ambiti ma non in un contesto istituzionale. Non c’è bisogno di indirizzare il proprio saluto “prima alle donne” se si tratta di una lettera inoltrata al corpo diplomatico.

Semplicemente, dovrebbe essere indirizzata “ai diplomatici”, punto. Il sesso biologico non dovrebbe fare mai la differenza, né in positivo né in negativo, soprattutto nelle Istituzioni. Oltre all’annoso ragionamento - che, comunque, non mi stancherò mai di ripetere - tale per cui considerare le donne come una sorta di specie in via d’estinzione da tutelare e proteggere non conduce alle pari opportunità né alla parità di trattamento ma, al contrario, determina un processo di progressiva ghettizzazione sostanziale e formale (laddove l’unica via giusta ed equa sarebbe, neanche a dirlo, applicare il principio meritocratico), dal saluto di Di Maio indirizzato primariamente alle donne della Farnesina emerge pure una delle prime caratteristiche del “personaggio politico” che non mi sono mai piaciute: non riesce e non è mai riuscito a tenere scisso il ruolo di “rappresentate delle Istituzioni” da quello di “politico pentastellato”.

Potrei farvi notare che le comunicazioni istituzionali necessitano di un tono diverso e di un linguaggio più formale rispetto a quelli usati nella lettera in questione; posso invece certamente affermare che, dette comunicazioni, devono essere scevre dalle logiche di partito. Un Ministro non deve parlare come se stesse in campagna elettorale; un Ministro non deve sfruttare ogni occasione per raccogliere consenso; un Ministro deve parlare, agire e lavorare per il Paese ponendosi al di sopra ed oltre il gioco elettorale. Una menzione d’onore va anche alla scelta di rivolgersi ai più giovani impegnati “presso l’Amministrazione centrale, nelle Rappresentanze Diplomatiche e negli Uffici consolari, negli Istituti di Cultura, presso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo”.

Secondo me Di Maio ha preso troppo sul serio il fatto di essere il Ministro degli Esteri più giovane nella storia della Repubblica. Si torna al discorso di prima sulle “vaginamunite”: essere giovani non è necessariamente un punto a favore od una garanzia di qualità. La bravura o la professionalità lo sono. Il sesso biologico o l’età anagrafica no. Ad ogni modo, a poche righe di distanza dal saluto iniziale, il Ministro riconosce tra i meriti del corpo diplomatico l’impegno da quest’ultimo dimostrato “nel processo di mantenimento e rafforzamento delle nostre relazioni Internazionali, ma anche nella promozione del Made in Italy nel mondo e dell’internazionalizzazione del sistema economico italiano.”. Io vorrei anche credere ad un’improvvisa illuminazione sulla via di Damasco (od a Piazzale della Farnesina, 00135 Roma RM, fate voi), ma non comprendo come uno dei più accaniti sostenitori del ritorno alla Lira possa oggi parlare serenamente di “internazionalizzazione del sistema economico italiano”.

So di economisti che, dopo queste affermazioni, hanno buttato dalla finestra lauree, libri di testo e materiali didattici. Pur non essendo una cultrice della materia, credo non ci voglia molto a capire che l’internazionalizzazione del sistema economico di un Paese cozza (e non poco) con il sovranismo monetario, non fosse altro che per gli evidenti problemi nelle relazioni economiche tra operatori i quali, sul mercato, verrebbero ad utilizzare una moneta diversa. A chiosa della comunicazione, Di Maio scrive che intende approcciarsi ai partner (?) internazionali “senza rinunciare ai comuni valori europei e atlantici che caratterizzano la storia del nostro Paese.”. Non tacciatemi di incoerenza: è vero che un Ministro deve abbandonare le logiche di partito quando è chiamato a ricoprire un simile ruolo, ma è pur vero che un repentino cambio di rotta rispetto alle proprie (all’epoca inamovibili) posizioni risulta decisamente poco credibile.

I “valori europei” richiamati da Di Maio sono stati dallo stesso messi in dubbio in molteplici occasioni, partendo dal “referendum per uscire dall’Euro” per arrivare al minacciato terremoto politico alle europee. Che strada facendo abbia cambiato idea? Non lo escludo. Nel frattempo, rimaniamo in attesa dei prossimi sviluppi. Speriamo solo che la prossima lettera non sia indirizzata alle specie in via d’estinzione od ai senzatetto, perché a tutto c’è un limite. Pure al politically correct.

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