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Ci sono alcune tematiche che periodicamente vengono riproposte e tornano così a dominare il dibattito politico nazionale.
Tra queste ce n’è una in particolare che è tornata nuovamente in auge, soprattutto alla luce della grandissima affluenza registrata durante l’ultimo Fridays for Future –manifestazione studentesca attraverso la quale i giovani di tutto il mondo chiedono a gran voce azioni concrete contro i cambiamenti climatici- dopo esser stata sollevata dall’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta: riconoscere l’elettorato attivo, e quindi il diritto di voto, al compimento del 16esimo anno d’età.

Letta ritiene che l’eventuale riforma costituzione volta a determinare l’abbassamento dell’età necessaria per acquisire il diritto di voto debba essere una priorità del governo Conte bis. Il numero di ragazzi che hanno raggiunto i sedici anni di età ma ancora sprovvisti della capacità d’agire ai sensi del codice civile si aggira intorno ad un milione, per cui una simile riforma comporterebbe un aumento del 2% circa del corpo elettorale italiano.

La proposta sembrerebbe metter d’accordo tutti, da Conte, il quale ha dichiarato che: ”I nostri ragazzi a 16 anni credo che abbiano tutta la maturità psicofisica per votare”, a Zingaretti e Di Maio. Il segretario del Partito Democratico afferma di essere: ”Da sempre favorevole al voto ai sedicenni. La passione civile di tante ragazze e tanti ragazzi che incontro ogni giorno rafforzano questa idea”, mentre il leader dei Cinquestelle rincara la dose: “Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse dovrebbe avere anche il diritto di votare e scegliere chi decide della sua vita”. Sulla proposta si dice favorevole anche Matteo Salvini, pertanto è lecito aspettarsi concreti passi in avanti nei prossimi mesi.

Ma siamo sicuri che i tempi per una simile riforma siano maturi e che i giovani dispongano realmente di un’adeguata capacità critica e conoscenza delle istituzione e dell’educazione civica tale da consentir loro di esercitare consapevolmente questo importante diritto?

A difesa di tale proposta bisogna evidenziare che sono già diversi gli Stati in cui il diritto di voto è esteso ai 16enni, tra questi troviamo le europee Malta, Austria e Grecia- anche se quest’ultima riconosce il diritto di voto solo a chi ha compiuto il diciassettesimo anno d’età- e le Sud Americane Argentina, Brasile ed Ecuador.

Concedere il diritto di voto ai sedicenni potrebbe avere molteplici ripercussioni positive: far avvicinare i giovani alla politica è necessario per contrastare la progressiva diminuzione dell’affluenza alle urne che ha caratterizzato le ultime elezioni -come sostenuto anche da Enrico Letta- ma è anche uno strumento fondamentale per dar loro voce, per consentirgli di trasformare finalmente in qualcosa di concreto il loro manifestare e chiedere attenzione, in difesa dell’ambiente come avvenuto recentemente, così come per altre tematiche a loro care.

Sono da sempre vicino a queste posizioni e, da ventenne, credo sia fondamentale coinvolgere e includere i giovani nella politica. La politica dovrebbe essere rivolta soprattutto a noi, dovrebbe agire prevalentemente nel nostro interesse, in quanto saremo noi a costituire la società di domani.
Quale modo migliore di coinvolgere questa nuova fascia di giovani se non consentendo loro di prendersi delle responsabilità? Perché il diritto di voto è una responsabilità, ed è proprio questo che allontana i giovani dalla politica: la paura di dover decidere, di dover prendere una posizione ed essere determinanti per il proprio futuro. Quando le cose non vanno bene è molto più semplice accusare gli altri che assumersi le proprie responsabilità e rimboccarsi le maniche per tentare di cambiarle.
Questa è una grande occasione per i giovani: possono finalmente far sentire la propria voce, essere presi in considerazione ed essere decisivi -perché il 2% dell’elettorato è una percentuale sicuramente importante- senza lamentarsi in maniera poco costruttiva di quanto fatto o deciso dai “grandi”.

Eppure non sono sicuro che questo sia lo strumento più adatto. Esistono diversi mezzi per dar voce ai giovani e consentir loro di portare a conoscenza dei grandi le loro istanze, tra questi ad esempio è da segnalare la recente istituzione del Consiglio Nazionale dei Giovani, il quale svolgerà la funzione di organo consultivo del Consiglio dei Ministri; non penso possa avere la stessa efficacia invece anticipare l’esercizio del diritto di voto al compimento del sedicesimo anno d’età.
O meglio, ritengo che affinché questa anticipazione abbia una effettiva incidenza ed una reale utilità debba essere giustificata dal possesso di determinate capacità- le quali, trattandosi per lo più di studenti, potrebbero essere facilmente verificate per il tramite della scuola -nonché da conoscenza e interesse verso la cosa pubblica.

Non tutti i giovani hanno le stesse capacità, c’è chi matura giovanissimo e chi ha bisogno di un po’ più di tempo; chi sviluppa presto un forte senso critico e chi invece non è in grado di distinguere una fake news da una notizia proveniente da una fonte attendibile. La capacità di agire si acquista al raggiungimento della maggiore età in quanto si presume ex lege che il soggetto sia adeguatamente maturo per esercitare consapevolmente e responsabilmente i propri diritti: come si può stabilire se a 16 anni un ragazzo possiede già le richieste capacità? Semplice. Sottoponendolo ad un quiz idoneo a valutare la conoscenza del nostro sistema democratico, delle nostre istituzioni, nonché a domande volte a dimostrare il possesso di un adeguato senso critico. Se il test avrà esito positivo l’esercizio del diritto di voto sarà anticipato, altrimenti si acquisterà, come avviene da sempre, al compimento della maggiore età.

Se prevista in questi termini potrebbe dimostrarsi un’idea vincente, altrimenti forse sarebbe preferibile non procedere ad alcuna riforma, lasciando ai giovanissimi le proteste pacifiche e costruttive e due anni in più per interessarsi alla politica.

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