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di ALESSANDRA ALESSIO

Caro Direttore, la propaganda, come la calunnia, è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, dolcemente incomincia a sussurrar… E il povero Sud calpestato e vilipeso già prima dalla storia, si ritrova oggi come ai tempi di Sir William Gladstone, quando, scrivendo a Lord Aberdeen per convincere il mondo di quanto fosse disumano il  regime poliziesco borbonico (“la negazione di Dio, la sovversione di ogni idea morale e sociale…”), lasciò trapelare un mosaico di notizie vaghe, pregiudizi, supposizioni e invenzioni (“torture sotterranee, celle sepolte sotto il livello del mare…”), che ebbero un impatto devastante sull’immagine dei Borbone in Europa, ma che dopo la conquista del Sud si liquefecero come neve al sole, ed emerse una realtà ben differente, come lo stesso Galdstone ammise poi.

LEGGI LA RISPOSTA DEL DIRETTORE ROBERTO NAPOLETANO ALLA PROVOCAZIONE

Oggi (ma è un oggi che comincia nel 1860 e prima) grazie a una larga fetta della politica settentrionale, abilissima a utilizzare i media conniventi per diffondere il suo verbo assoluto, non è più il regime poliziesco, ma lo spreco del Sud a inorridire il mondo: le regioni meridionali si prendono i soldi del Nord, al Sud la popolazione è piena di fannulloni, impiegati pubblici, falsi invalidi e forestali che non hanno voglia di lavorare. E non producono. 

E poi hanno la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, sono gente rozza e incivile, tutti parassiti in barba a chi lavora, fino al punto che anche l’antica e feconda civiltà della magna grecia, di cui è intriso da oltre duemila anni il Sud d’Italia, diventa un sorta di insulto (“intellettuale della magna grecia”).

Ebbene, leggendo la sua meritoria battaglia per raccontare la verità sui fondi dello Stato, con i 61 miliardi annui che avrebbero dovuto essere attribuiti al Sud e che invece da oltre dieci anni sono trasferiti con un abile e incivile gioco delle tre carte al Nord, abbiamo respirato una boccata d’aria fresca. Finalmente uno squarcio di luce, finalmente un po’ di verità storica. Non abbiamo molta fiducia che le sue inchieste riescano a sfondare il muro di omertà della stampa nazionale, basti vedere come risponde Calderoli, che per prima cosa, e per non sbagliare, getta ombre di inattendibilità sulla Svimez (da quando è stata istituita ha portato solo problemi, mai soluzioni, lo studio non l‘ho letto e non posso commentarlo) e sulla Commissione di indagine parlamentare promossa dall’onorevole Ruocco (tempo perso). 

Ma chissà che a lungo andare, grazie alla sua battaglia, la verità si imponga. D’altronde anche una goccia d’acqua con il tempo perfora la roccia. Mai come adesso, il Sud, questo Sud generoso che forma i suoi giovani fino alla laurea (si stima un costo di 300 mila euro circa a persona) e che poi se li vede scippare dal Nord e dall’Europa nel momento in cui cominciano a produrre; questo Sud lasciato da decenni alla deriva e privato, con destrezza, anche dei fondi europei che avrebbero dovuto riequilibrare lo svantaggio del suo territorio, ha bisogno di ridurre lo svantaggio con il resto del Paese. E ne ha bisogno ora, anche, come ha scritto lei, a tutela del Nord. O si fa l’Unità d’Italia adesso, quella vera e paritaria, dove tutti i cittadini siano uguali per diritti e doveri e dove lo “ius soli” si applica finalmente anche agli italiani che nascono al Sud, o non si farà mai più.

Perchè vede Direttore, se il Sud perde quest’ultimo appello, dopo aver fatto la colonia silenziosa e pacifica, com’è nella sua natura, per oltre 150 anni, non ci resta che chiedere asilo politico agli Stati Uniti d’America. Se il Nord d’Italia non ci vuole e di nascosto addirittura dal Parlamento prepara la secessione economica, infrastrutturale e morale, allora noi, che del Sud siamo cittadini tenacemente orgogliosi delle nostre origini e dell’antica civiltà di questo splendido, aperto, Paese, dove riposano le ossa dei nostri padri e che noi sentiamo Patria, chiediamo di diventare a tutti gli effetti la 51esima stella dell’America. Oltre 215 anni di storia, amicizia vera e stima culturale reciproca, ci lasciano ben sperare.

 

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