Salvatore Aranzulla

Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 4 Minuti

«Mio cugino Giuseppe aveva uno dei primi computer. Quasi tutti i pomeriggi, dopo aver finito i compiti, andavo da lui e, regolarmente, tornavo a casa piangendo perché mi prendeva in giro dicendomi che non ne avrei mai avuto uno».

Salvatore Aranzulla, ai tempi, aveva solo 10 anni. Oggi, a 29, è titolare di uno dei siti più visitati in italia, un’autentica bibbia dell’informatica. Provare per credere: dal copia-incolla ai software di elaborazione grafica, non c’è nulla che sfugga ad aranzulla.it. Le spiegazioni sono studiate per l’utente comune; «soggetto, predicato e complemento oggetto», spiega Salvatore al Quotidiano del Sud, «il linguaggio di un dodicenne».

La stessa età che aveva quando a Mirabella Imbaccari, paese del Catanese dove è nato, ha iniziato a elaborare le prime schede per aiutare chi non sapeva usare il pc. Oggi aranzulla.it macina circa 600mila visite al giorno e fattura centinaia di migliaia di euro ogni anno. La passione di un bambino che diventa impresa, una storia da sogno americano partita da Sud e arrivata a Milano, dove oggi Salvatore vive e lavora.

 Quando è arrivato il primo pc?

«Un giorno, insieme ai miei genitori, ci recammo in un negozio di elettronica per acquistare un climatizzatore. Quando vidi i computer ne abbracciai uno e scoppiai in lacrime chiedendo di comprare quello al posto del condizionatore. Una volta istallato a casa non sapevamo bene che farci, per cui ogni sera, dopo aver studiato, lo accendevo e cercavo di capire come farlo funzionare. Tentavo, in particolare, di risolvere ogni problema si presentasse. Quasi nessuno aveva il pc in paese e, quindi, non potevo chiedere aiuto».

L’approccio da autodidatta, da un certo punto di vista, è stata la tua fortuna…

«Sì. Ero visto come un esperto di informatica. Quando i pc cominciarono a diffondersi in paese capitava che i genitori dei miei amici mi venissero a prendere per aiutarli a risolvere un particolare problema. Più la voce si diffondeva più ero richiesto, anche nelle comunità vicine. Allora mi venne un’idea…».

Quale?

«Mi resi conto che, grosso modo, tutti mi chiedevano le stesse cose. Ricordo che in una particolare settimana cinque persone diverse avevano bisogno di aiuto per istallare la stampante. Presi carta e penna e buttai giù una spiegazione. Tornato a casa la copiai in word, aggiungendo alcuni screenshot dei passaggi chiave, e la stampai, distribuendola a chi me l’aveva chiesta. Notai che, così facendo, aiutavo più persone risparmiando tempo. Il passaggio successivo fu la creazione di un archivio di risposte a problemi comuni, da stampare all’occorrenza».

Era iniziata la storia di Aranzulla…

«Esatto. In breve tempo le schede erano diventate decine e decine. A 12 anni, grazie alla prima connessione, creai uno spazio online dove pubblicai tutte le soluzioni pensate e scritte per i miei amici. Tutto dalla mia cameretta. Quel sito, però, esisteva solo quando ero connesso. Capitò che una volta mio padre, dopo una bolletta salata, tagliò il cavo della connessione, facendo sparire così per diverso tempo il portale. Del resto, ai tempi, più navigavi più pagavi. Le cose cambiarono con le prime offerte flat. Così nel 2008 il mio sito era visitato da 300mila persone ogni mese. Con i banner arrivarono anche i primi guadagni. Un assegno da 3mila dollari erogato da Google mi ha consentito di trasferirmi a Milano nel 2009».

Lì è nata l’impresa…

«Sì. Ho frequentato economia alla Bocconi proprio per questo. Dal lunedì al venerdì studiavo, mentre ne weekend mi occupavo del sito».

È più facile studiare un software complesso o cercare di spiegarlo in modo elementare?

«Spiegare è sempre la parte più difficile, anche perché il nostro punto di forza è proprio l’utilizzo di un linguaggio semplice, corredato da foto che illustrano ogni passaggio. Nella scelta dei miei collaboratori tengo presente sempre i due aspetti: la capacità di comprendere i programmi e quella di saperne spiegare passo dopo passo il funzionamento».

Quali sono le difficoltà che incontrate più di frequente?

«Alcuni programmi hanno tempi di test molto lunghi e noi pubblichiamo informazioni solo dopo averli provati. Se, ad esempio, dobbiamo spiegare come formattare un computer scriveremo il relativo articolo solo dopo averlo fatto noi stessi. E non si tratta di un’operazione veloce».

Il successo Aranzulla.it significa che gli italiani, giovani compresi, sono analfabeti digitali? 

«Non credo. Penso che alla gente servano, più che altro, soluzioni semplici. Se una determinata persona sa che può risparmiare tempo nel trovare una particolare funzione sul proprio smartphone perché non dovrebbe farlo…».

Uno dei problemi con cui fa i conti il sud è il digital divide. Nel tuo paese natale, ad esempio, la fibra è arrivata?

«No, è un disastro. Pensa che a Mirabella Imbaccari l’adsl è arrivata poco dopo il mio trasferimento a Milano. Si tratta, comunque, di una connessione molto lenta. Se dovessi andare su Youtube mentre mio fratello gioca in rete avrei grosse difficoltà».

In piena rivoluzione dell’economia digitale è quasi una pietra tombale sulla possibilità di fare impresa nel Mezzogiorno…

«Lavorare è impossibile. Finché fai dell’attività amatoriale va bene, ma quando devi seguire logiche aziendali, con delle scadenze, le cose cambiano. Il problema è tecnico. Con la fibra sarebbe indifferente, per me, stare a Milano o a Mirabella. È un’esigenza fondamentale».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •