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Ama il calcio e se lo porta a casa. Massimo Drago, ex allenatore del Crotone e del Cesena, ha aperto, nella sua Calabria, un grandissimo spazio ricreativo per tutti gli appassionati di sport: si chiama Centro Sportivo Accademy e ha 3 campi da calcio, 2 di Padel, una grande sala fitness e una per le feste.

«Un modo per consentire ai ragazzi di seguire le loro passioni e ai loro genitori, che li accompagnano, di fare un po’ di moto scegliendo la loro attività preferita. Proprio per questo mi piace definirlo come un centro di aggregazione per famiglie», ha spiegato.

Del resto, quando lui ha cominciato ad inseguire il suo sogno – quello di diventare un calciatore – al Sud non c’erano strutture simili e, soprattutto, non c’erano molte possibilità.

«A 13 anni sono andato a fare un provino al Torino, come si usava fare una volta, con grandi sacrifici miei ma soprattutto della mia famiglia. Non c’erano grandi vie di comunicazione; a Torino bisognava andarci in treno e – ovviamente – non c’erano i telefonini. Era un’epoca diversa. Ora è tutto più semplice».

Quindi un ragazzo che vive, ad esempio in Calabria, può sperare di diventare un grande calciatore senza doversi necessariamente trasferire?

«Sicuramente ora ci sono tante belle squadre anche da noi: Cosenza è una bellissima realtà, pure Crotone lo è. Poi ci sono squadre minori che sono comunque valide, come la Reggina. Quando giocavo io c’era solo il Catanzaro che non aveva neanche il settore giovanile».

A proposito di settore giovanile, è proprio da lì che hai iniziato.

«Quando ho smesso di giocare non pensavo di poter fare l’allenatore. Ho cominciato quasi per caso con il solo obiettivo di insegnare qualcosa ai ragazzini del settore giovanile del Crotone. Poi hanno iniziato a dirmi che ero bravo, che avevo talento. Quindi ho iniziato a studiare per crearmi un futuro da allenatore. E a Crotone ho fatto tutto: sono stato anche allenatore del settore calciatori, del settore giovanile, collaboratore, allenatore in seconda e allenatore in prima squadra».

Tra queste qual è stata l’esperienza che ti è piaciuta di più?

«Sicuramente quella che mi ha dato maggiori soddisfazioni è stata poter fare l’allenatore di prima squadra nella mia città, dove ho raggiunto dei traguardi importanti. Il Crotone prima della promozione non aveva mai fatto i play-off e noi, con una banda di ragazzini tra i quali Bernardeschi, Cataldi, Gomis, Pettinari e altri giovanissimi talenti, ce l’abbiamo fatta».

Che consiglio daresti ai ragazzi che sognano di diventare dei calciatori?

«Per prima cosa devono sapere che è davvero molto difficile. Si devono incastrare una serie di fattori tra cui, non ultimo, la fortuna. Io invito i ragazzi a capire che si può lavorare nello sport senza essere necessariamente un calciatore. Chi è appassionato di calcio magari può fare il medico sportivo, il massaggiatore, l’allenatore, etc. Non bisogna fossilizzarsi. Chi pensa solo ai contratti milionari deve sapere che sono solo per pochissimi eletti. Ci sono calciatori di serie C che non hanno soldi neanche per mantenere la famiglia e poi si trovano a 35 anni senza né arte né parte. E devono ricominciare da capo. Il calcio, a volte, può essere solo una grande illusione».

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