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Il ministro Giuseppe Provenzano

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«Quando c’è la salute c’è tutto», diceva Petrolini. Adesso che non c’è più neanche quella ci accorgiamo che a furia di amplificare ciò che ci divide abbiamo perso il senso delle cose che ci uniscono. Quel Sistema che tiene insieme Nord e Sud e rende grande un Paese. È bastato un virus appena fuori dal normale per mandare in tilt la sanità di uno dei più avanzati sistemi europei. In pochi giorni s’è visto di tutto: regioni dove s fa il tampone e altre dove si preferisce aspettare sintomi, territori in cui si chiudono le scuole e altri poco distanti dove si lasciano aperti, militari al Duomo di Milano, partite a porte chiuse e stadi da tutto esaurito. C’è un’espressione che rende in modo molto spigliato ma efficace quel che è accaduto: un grande casino».

Ministro Provenzano, è d’accordo?

«Penso che mai come oggi quello che è accaduto in questi giorni faccia emergere il bisogno di riscoprire una forte solidarietà nazionale. Non è più tempo di chiusure egoistiche e localismi. C’è bisogno di farsi carico tutti di una situazione difficile da cui uscire insieme. Il Sud ha una responsabilità in più ma anche un’occasione per dimostrare quanto può essere utile all’Italia».

C’è voluto il Tar delle Marche per far riaprire musei e scuole. Ma le pare possibile, ministro?

«È stato il governo a impugnare l’ordinanza delle regione. Però le dico subito che non voglio alimentare la polemica, sono giornate in cui è meglio concentrarci su ciò che davvero conta. Non voglio comunque sottrarmi alla domanda. In questo passaggio difficile, sta emergendo in tutta la sua evidenza quanto sia necessario avere dei presidi centrali forti. Non per affermare centralismo ma per attuare di principi reale collaborazione con le regioni. Ho apprezzato lo sforza del ministro Speranza di creare un coordinamento e la disponibilità delle regioni a non rinchiudersi nel recinto delle competenze. L’eccezione delle Marche, che è stata affrontata prontamente, segnala una esigenza che, in tutt’altro contesto, anch’io ho avvertito. Nel merito il Piano sud rafforza infatti i presidi centrali per mettersi al servizio delle istituzioni locali. Salvini, invece, per l’emergenza ha proposto di dare pieni poteri ai sindaci. Siamo al sovranismo municipale. Ognuno decide per sé. La strada di Salvini è l’opposto di quello di cui abbiamo bisogno».

L’inefficienza è spesso il frutto di una catena di comando frantumata. Una questione che tira in ballo anche il tema dell’autonomia differenziata. Non crede che alla luce di quello che è successo vada ripensato il sistema sanitario?

«Il suo mi sembra un collegamento molto ardito. Qui non siamo in presenza di autonomia differenziata. Questa è una di quelle occasioni in cui semplicemente emerge l’esigenza dei presidi centrali di svolgere meglio alcune funzioni strategiche. Vale per l’emergenza, ma anche per altro, non abbiamo bisogno di riaprire un conflitto istituzionale».

Tutta colpa dello sventurato referendum del dicembre 2016 perso da Renzi. Se non si perdeva era previsto per la sanità un coordinamento nazionale.

«Quel referendum chiamava però gli italiani a pronunciarsi su tante altre cose. Gli italiani hanno deciso su un pacchetto complessivo, non sul singolo tema».

In questi giorni si è parlato molto di governissimo.

«Non penso sia utile commentare chiacchiere da buvette peraltro già smentite. Più che un governo di emergenza nazionale servirebbe una politica che, almeno nell’emergenza, sia consapevole dell’interesse nazionale. Da parte di Fratelli d’Italia e altri c’è stata una assunzione di responsabilità. Matteo Salvini ha cercato invece di utilizzare questa vicenda per interessi di bottega. Si commenta da sé».

A proposito. Gira a Montecitorio in questi giorni una battuta. Se va male è un disastro. Ma se Conte batte il virus batte anche Salvini.

«Appartengo alla categoria di quelli che hanno dignità della propria funzione. Oggi eviterei battute. Agli italiani non interessa chi batte chi ma solo che si fermi questa emergenza».

Che succede se il Coronavirus malaguratamente dovesse diffondersi anche al Sud?

«Il tema non è dove arriva il virus. Nessun territorio è un’isola. Forse ce ne accorgeremo in questo passaggio difficile, che ha già determinato conseguenze negative per il Sud, che già veniva dalla recessione del 2019. Sui settori in cui il Mezzogiorno aveva dimostrato una vitalità significativa, turismo alimentare export, logistica c’è già un impatto. A dimostrazione dell’interdipendenza, un tema che il vostro giornale solleva spesso. Ma questo si può rivolgere anche in positivo. Mai come in questo momento dobbiamo riaccendere i motori interni, per attivare il potenziale inespresso di sviluppo. Non solo per rispondere alle emergenze sociali del Sud, ma per contribuire a far uscire l’Italia da questa situazione. Dobbiamo correre per l’attuazione del Piano Sud, questo avrebbe effetti benefici anche per il Centronord. Alcune misure le stiamo anticipando».

Esempio?

«Stiamo decidendo di anticipare all’ istituzioni, dunque e alle Regioni l’aumento dell’anticipo del fondo sviluppo e coesione dal 10% al 20%. Questo per dare ossigeno alle imprese e fa partire le gare. Misure per l’ammodernamento già concordate con il ministero della Salute per gli strumenti dei laboratori sanitari e anche sul turismo: è necessario fare un ragionamento complessivo. C’e un effetto sulle presenze estere ma anche interno Nord/Sud. Domani (oggi per chi legge, ndr) ne parleremo con il ministro Franceschini. Altra cosa, ed è una notizia di oggi, misure più strategiche. Proprio per dare attuazione al Piano, abbiamo firmato un protocollo con Cassa depositi e prestiti. Per la prima volta impegna l’investitore istituzionale italiano a fare interventi nel Mezzogiorno di supporto alle amministrazioni pubbliche e alle imprese meridionali che consentano di accedere agli strumenti che già la Cassa ha a disposizione. Strumenti di equity e garanzie bancari. e Cdp ha diversi fondi ai quali il Sud ha avuto un accesso ridotto. Sulle infrastrutture la cassa può avere un ruolo di accompagnamento legale e ingegneristico stiamo mettendo in piedi strumenti di accelerazione della spese dei fondi europei. Questo è un Paese che, se si guarda bene al suo interno, può far leva su molte risorse. In altri casi invece dobbiamo recuperare ritardi inaccettabili, come sulla banda ultra larga. Pensi in questo momento, in cui parliamo di smartworking, che occasione sprecata è non avere ancora piena operatività nell’infrastruttura digitale».

Le proponiamo due immagini: Macron che assapora un Babà a Napoli e il presidente Musumeci che dice: non venite dal Nord in Sicilia. Scelga.

«Spero che Musumeci abbia già smentito questa frase, sarebbe un’affermazione davvero infelice, e proprio ora che dobbiamo riscoprire questo valore nazionale. Sono frasi che contengono un fondo di egoismo e un sapore di razzismo, non se ne sente il bisogno».

Quello che non si può smentire è purtroppo la foto del presidente della Lombardia Attilio Fontana in auto-quarantena che si fa il selfie con la mascherina e la foto dei soldati in Piazza Duomo a Milano

«Il compito del governo in queste ore è proprio quello di recuperare una credibilità nazionale agli occhi del mondo, e a questo si riferiscono le immagini di Macron a Napoli. Non bisogna lasciarsi andare a una certa isteria che in larga parte il sistema delle comunicazioni, non il vostro giornale, ha contribuito ad alimentare Ci sono immagini che fanno il giro del mondo: quando si amministrano le istituzione bisognerebbe esserne consapevoli».

Da ministro del Sud lei si è mai sentito discriminato?

«No. Tra l’altro questo è un governo che ha complessivamente una sensibilità per il Sud, espressa più volte dal presidente del Consiglio. Ho però sentito nell’opinione pubblica la necessita quasi di dovermi giustificare di voler fare politiche di riequilibrio territoriale, colmare il divario, riparare a quel processo di sistematico disinvestimento che ha colpito il Sud. Ma non ho mai concepito la mia azione con spirito rivendicativo. Sono partito dalla convinzione di un Sud utile allo sviluppo nazionale e necessario al rilanci del Paese. Perché vede, il Sud ha subito tanti torti negli ultimi anni, ma questi torti non sono stati perpetrati dal Nord bensì da una politica nazionale che ha rinunciato alla missione fondamentale di unire il Paese, alimentando false contrapposizioni. E da una politica locale spesso poco credibile che si è spesso occupata solo di se stessa, rinunciando alla funzione nazionale del Sud. Al contrario io ho concepito sempre il mio impegno meridionalista con spirito unitario. Il Sud rappresenta la grande opportunità per l’Italia. E mai come oggi è giunto il momento di dimostrarlo».

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