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Manca circa un anno alla prossima tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale della Campania. Tra i candidati, tranne eclatanti sorprese, ci sarà anche l’attuale governatore, Vincenzo De Luca. Ma nel corso del proprio mandato, il presidente, ha centrato tutti gli obiettivi che si era prefissato? O meglio ha mantenuto le promesse che pure avevano rappresentato la spina dorsale della campagna elettorale (vittoriosa) che nella primavera del 2015 lo ha portato alla guida di Palazzo Santa Lucia? 
 Prima di tutto elenchiamo i principali punti programmatici di De Luca, e andiamo a vedere se dalle parole si sia poi passati ai fatti: lavoro, con nuove opportunità di impiego per i giovani; sicurezza; efficienza della sanità; rivalutazione del patrimonio storico e culturale della Campania; burocrazia zero; attenzione massima dell’ambiente con una soluzione efficace e reale per lo smaltimento delle ecoballe; potenziamento dei trasporti; recupero dei fondi europei; rilancio della città di Napoli.
 
A maggio partirà il bando pubblico per 10mila assunzioni nella pubblica amministrazione, ma non si tratta di assunzioni dirette, bensì del reperimento di lavoratori (a tempo indeterminato) eventualmente arruolati in base al fabbisogno di organico rilevato tra i 273 enti locali che hanno risposto all’interpello della Regione. Palazzo Santa Lucia si farà carico dei costi organizzativi delle selezioni e del corso di formazione (retribuito), ma nei fatti le unità saranno inquadrate (eventualmente) dagli enti locali. Con un rischio da non sottovalutare: in virtù del blocco delle assunzioni, non è detto che l’iter si concluda e che il reperimento si formalizzi per tutti i lavoratori. 
 Dal punto di vista della sicurezza, tranne l’installazione di una rete di videosorveglianza in alcune zone della Campania, non si rilevano altre azioni efficaci e fattive. Basti pensare che in una delle aree nevralgiche della città di Napoli, per quanto riguarda la presenza massiva della criminalità organizzata, quella orientale, il progetto della videosorveglianza è ancora in fieri. 
 
Passando al comparto sanità, c’è da sottolineare che in Campania è ancora commissariato.  De Luca sta chiedendo di non avere più l’amministrazione controllata, ma di fondo c’è un problema con il Movimento 5 Stelle e con il ministro Giulia Grillo. Tanto è vero che nelle scorse settimane il presidente della Regione ha dichiarato: «Stiamo valutando se querelare per diffamazione il ministro della Salute Giulia Grillo (FOTO SOPRA), che si è permessa di dire che il piano ospedaliero della Regione Campania prevedeva la chiusura dell’ospedale di Sant’Agata De’ Goti, che è una cosa assolutamente falsa. Purtroppo noi abbiamo a che fare con questi soggetti, ma non ci faremo distrarre dallo squadrismo politico di qualcuno. Dobbiamo continuare ad andare avanti». 
 Per quanto riguarda la rivalutazione del patrimonio storico-culturale della Campania, De Luca, solo per citare una vicenda di attualità, fa ultimamente i conti con le condizioni  indecorose del Complesso degli Incurabili di Napoli, che sta letteralmente cadendo a pezzi.
 
Anche in questo caso si assiste a una sorta di scaricabarile di responsabilità tra Palazzo Santa Lucia, Comune di Napoli e Governo centrale, che secondo il governatore, avrebbe bloccato i fondi per rimettere a posto il complesso. Riferendoci adesso alla lotta alla burocrazia, e all’avvento di procedure dirette, più agili e veloci, non si riscontra alcun risultato, per la partenza di un piano del genere da parte di Palazzo Santa Lucia, come pure ha spesso sottolineato il delegato allo sviluppo regionale di Confapi Campania, Gianpiero Falco. Altro tasto dolente è rappresentato dalla cura per ambiente e territorio e dallo smaltimento delle ecoballe. 
 A marzo scorso, Raffaele Cantone, presidente dell’Anac ha apertamente attaccato la Regione. «Le ecoballe sono ancora lì dove erano. E’ uno sfregio enorme per questo territorio», ha dichiarato il vertice dell’Anticorruzione nel corso di un convegno. 
 
Sul fronte del trasporto pubblico, la Campania continua ad essere all’anno zero. E’ vero abbiamo assistito al salvataggio di EaV (Ente autonomo Volturno, partecipata della Regione), ma i fondi, circa 700 milioni per ripianare i debiti, sono arrivati dalla Finanziaria 2016 del Governo Renzi. Per il resto, la situazione dei trasporti è avvilente, e raggiunge picchi di esasperazione massima da parte degli utenti, a Napoli (anche per colpa del Comune) e nella provincia partenopea. 
Passiamo al fronte economico: più volte bacchettata dalla Corte dei Conti relativamente ai ritardi di attuazione, la Regione Campania, a marzo scorso, registra lo sblocco dei pagamenti di oltre 270 milioni di euro di fondi europei, rendicontato negli ultimi mesi del 2018. La manovra si riferisce al precedente fermo (dicembre 2018) dei pagamenti sul Por Fesr 2014/2020. Ma la strada da percorrere è ancora lunga, ne è testimonianza la critica giunta dai magistrati contabili alle fine di gennaio del 2019, attraverso una relazione che si riferisce al 2017, relazione da cui emergono la «gestione disarmonica» dell’utilizzazione delle risorse comunitarie.