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Tempo di lettura 4 Minuti

Bisogna che Arcuri lo sappia, e se non vuole saperlo bisogna che qualcuno almeno lo dica: i medici italiani rimasti senza mascherine alla fine si sono ridotti a lanciare una colletta. «Non farmi combattere a mani nude – hanno scritto aggiungendo tanto di iban – proteggo te solo se proteggo me».

Lo slogan trovate sulla bacheca anche elettronica dello Smi, il Sindacato Medici Italiani e l’invito è esplicito e accorato: «Aderisci anche con un contributo minimo, versando sul conto corrente…». Povera Italia, poveri loro, che ogni giorno conteggiano morti proprio perché di mascherine ne hanno viste sempre poche, pochissime. Un elenco di 163 caduti sul campo che la Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri puntigliosamente aggiorna. Andate a controllare: comincia con Roberto Stella, «presidente dell’Ordine dei medici di Varese» e finisce – speriamo davvero che finisca – con Luigi Paleari «ex primario di anestesia e rianimazione».

Quanti siano i medici ammalati, invece, non si sa, quanti siano guariti, quanti ancora gravi nemmeno. Pina Onotri, che del Sindacato medici italiani è segretario generale, allarga le braccia: «Come dirlo? Io lavoro a Roma e so dei miei colleghi: uno appena stubato, un altro a casa, un altro ancora in ospedale e tantissimi fermi in quarantena». E senza mascherine. «All’inizio era perfino giustificabile – racconta Onotri – ma oggi? Perché ancora oggi tutti i medici e sanitari non hanno sufficienti dispositivi di protezione personale? Quali sono le cause, a chi attribuire la responsabilità? Cosa si aspetta ad aprire un’inchiesta?». Eh sì, qui ci manca solo un’inchiesta, se non altro per scoprire come hanno fatto i prezzi a schizzare così in alto. I prezzi di tutto, non solo delle mascherine, ma anche dei pulsometri (quelli che ti misurano il livello di ossigenazione del sangue), dei termometri digitali, delle boccette di alcol, delle visiere in plexiglass. Calcola Pina Onotri che «noi medici in questo periodo spendiamo il 20-30 per cento delle abituali entrate solo per rifornirci di protezioni adeguate».

Grazie alla colletta lanciata qualcosa hanno già raccolto: 130 mila euro. E qualcosa hanno già fatto: hanno acquistato trentamila mascherine in Cina, hanno ordinato camici monouso (perché neanche quelli si trovano) per guardie mediche, medici di famiglia e operatori del 118, e soprattutto acquistato parecchie stampanti 3d per rifornirsi in proprio di visiere protettive. Le commissioni, il commissario, la Protezione civile, la fase uno e due, decreti e controdecreti: i medici non sanno di che si parla, sono soli a combattere e basta.

«La malattia è lunga e se ne esce con le ossa rotte» racconta Onotri pensando a tanti suoi colleghi. Con le ossa rotte anche perché nel frattempo, giusto per parlare dell’alcol, una bottiglia è passata da uno a 8 euro, una visiera in plexiglass è schizzata a 13-14 euro, un termometro digitale da 50-60 euro a 110, un camice monouso da un euro e cinquanta a 5 euro. E via salendo, con le mascherine ffpp2 e ffpp3 e i camici super certificati passati da 20 euro a 50. Ma lo Stato dov’è in questa sarabanda di prezzi?

«Se andiamo alla Asl riusciamo a rimediare un camice e un paio di mascherine a settimana, tutto qua» ammette sconsolata il segretario generale dello Smi. Il panorama finale è agghiacciante, una giungla di speculazioni e di morti che quasi ci rifiutiamo di vedere. Sono giorni e giorni, mesi e mesi, che parliamo di virus e ci siamo forse dimenticati di loro, dei medici in prima linea. Ma soprattutto se ne è dimenticato lo Stato, se ne è dimenticato il commissario Arcuri, tutto proteso a continuare nei suoi mirabolanti annunci.

«Abbiamo fatto da soli, che vuole che le dica- continua sommessamente Pina Onotri – quando abbiamo avuto le prime preziose mascherine abbiano stilato una priorità delle regioni più colpite, quando abbiamo avuto le prime visiere abbiamo fatto lo stesso. Poi, in attesa della solidarietà che è arrivata, ci siamo autotassati, abbiamo riaperto gli studi, abbiamo contingentato gli ingressi, ci siamo organizzati. Perché dobbiamo essere sempre equipaggiati non bene ma benissimo». Dicono le statistiche che i medici convenzionati in Italia sono 55mila, che se si considerano anche gli ospedalieri e tutti gli altri arrivano a duecentomila. Duecentomila professionisti che sono in trincea e ci restano perché li attende un autunno di fuoco, con studi medici superaffollati e la ripresa delle campagna vaccinale, con misure di contenimento tutte ancora da studiare. Ah, dimenticavamo l’IBAN: IT89D0200805119000400439844.

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