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Oggi andiamo a votare. Oggi ci sentiamo democratici, anche se noi elettori, storditi da troppa informazione e disinformazione, non siamo più in grado di capire quali ideali e quali programmi esattamente stiamo votando. La nostra società si sta sempre più allontanando da quello che una democrazia dovrebbe essere, da quello che una civiltà dovrebbe essere, da quello che una religione dovrebbe essere.

Nei giorni scorsi una figlia si è vista costretta a uccidere il padre, in una delle innumerevoli liti che l’uomo, frustrato e ubriaco, scatenava in casa. Durante il funerale, la stessa gente che in tanti anni non è intervenuta a difesa di quella bambina poi divenuta ragazza, si è lanciata in un applauso, “Lorenzo, sei grande!” ha osato urlare qualcuno.

Ma che democrazia è questa? Può esistere una democrazia priva di valori?

Oggi ci sentiamo un po’ al di fuori dei nostri confini territoriali, parliamo di cambiamento in Europa, ma il cambiamento fatica a entrare persino dentro a una chiesa di Monterotondo, a Roma. Viviamo in un mondo in cui l’abuso è diventato uso, ma il potere in passato era quello di chi poteva di più perché aveva più virtù. Chi è potente non è mai prepotente.

Il vero potere non ha bisogno di imporsi. È il potere dei giusti con cui Pericle parla agli Ateniesi o con cui Socrate va incontro al proprio destino. È il potere della primavera che opera sui campi e li fa germogliare. È il potere dei sogni, simili a balene, che nonostante la loro mole danzano nei mari delle nostre vite. Oggi andiamo a votare, ma ricordiamoci che la democrazia è un’altra cosa.