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Dopo le elezioni europee, il Paese continua a essere attraversato da una fortissima tensione muscolare. Persino le idee e le voci dei vari “onorevoli” negli studi televisivi sono rigide e tirate. La sensazione è che molti non sappiano a favore di cosa essere, ma sappiano soltanto contro chi schierarsi.

Indipendentemente dal contenuto di ciò che sostengono, per loro conta avere l’ultima parola. Avviene così una sorta di selezione naturale all’interno dei partiti: come figure di spicco, a prescindere dal valore, vengono presi quelli che sanno meglio sgomitare, i galli da combattimento migliori.

Ma se i politici sprecano tutte queste energie nei dibattiti televisivi, quante gliene restano per governare? Come fanno a fare leggi giuste, se tutto il giorno devono spremersi per trovare frasi al vetriolo, allenarsi per fare polemica e propaganda nel miglior modo possibile? È questa la politica? Il braccio di ferro è un gioco che di solito si abbandona passata la pubertà, è sfiancante e tiene occupate le mani.

Cedere, a volte, è sintomo di intelligenza e saggezza, non è mancanza di forza. Cedere significa tornare ad avere le mani libere di fare cose migliori. Se si ama davvero il proprio Paese, si rinuncia allo sterile contendere.

A due donne che sostenevano di essere entrambe madri dello stesso bambino e che se lo contendevano, il re Salomone propose: «Lo taglieremo a metà, così ognuna di voi ne avrà una parte». A quel punto una delle donne si dichiarò subito disponibile a rinunciare: quella era la vera madre.