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Si torna alla Lira! Anzi no, alla Libra

Ora Facebook saprà anche come spendiamo i soldi

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Martedì Mark Zuckerberg, il fondatore e proprietario di Facebook, ha annunciato il lancio di una nuova moneta virtuale, o criptovaluta, chiamata Libra. 

Non a caso Zuckerberg ha presentato questo nuovo progetto, destinato a diventare operativo dal 2020, proprio a Ginevra, città di banche e di banchieri. Un progetto che in questa settimana ha suscitato moltissimo clamore e che, vedrete, è destinato a rivoluzionare tanti aspetti della nostra vita.

Per capirne la portata, basti pensare che Facebook in realtà ha creato un consorzio per la gestione delle transazioni con questa nuova moneta; in teoria chiunque può aderire a questo consorzio, ma l’ingresso costa caro: dieci milioni di dollari per poter partecipare. 

A oggi sono in 28 gli aderenti, e i nomi fanno impressione: da Visa e MasterCard, i leader mondiali delle carte di credito, a PayPal, altro protagonista dei pagamenti digitali, passando per nomi di giganti come Vodafone e Iliad, operatori telefonici, eBay, il maggior sito di aste online al mondo, e Spotify, la piattaforma che consente di ascoltare musica pagando un abbonamento.

Nei piani di Facebook potremo custodire le Libre dentro Calibra, un portafoglio digitale. Con Calibra potremo mandare soldi, in Libre, attraverso WhatsApp o Messenger, l’applicazione di messaggistica di Facebook. Così come oggi mandiamo, alla fine di un pranzo, la foto di gruppo scattata insieme, potremo usare WhatsApp o Messenger per dividere la spesa del conto. 

Le motivazioni di Facebook sono nobili, secondo le loro dichiarazioni: nel mondo meno del 50% della popolazione ha un conto corrente bancario, e questa percentuale diminuisce drammaticamente nei paesi di sviluppo e per le donne; sempre nei paesi in via di sviluppo il 70% delle piccole imprese non ha un modo di accedere al credito, ovvero non ha modo di farsi prestare soldi. Secondo Facebook, Libra servirà a migliorare gli affari di queste piccole imprese;  in realtà, secondo gli analisti della banca britannica Barclays, l’introduzione di questa criptovaluta consentirà a Facebook di incrementare i propri profitti, dal 2021, dai 3 ai 19 miliardi di dollari. 

Perché questo clamore intorno a Libra? In cosa differisce dal Bitcoin, di cui abbiamo parlato proprio in queste pagine poco tempo fa, che rimane al momento la criptovaluta più diffusa?

Le differenze tecnologiche non sono molte, e sono di interesse prettamente per gli addetti ai lavori.

Le vere differenze sono per gli utenti normali, e sono due: la prima è che il Bitcoin è una valuta decentralizzata, che per definizione rifugge da ogni tentativo di controllo centrale, mentre 

Libra viene controllata dal consorzio presieduto da Facebook. La seconda è che, proprio grazie al fatto di essere gestita da un consorzio, Libra sarà una stablecoin, ovvero una valuta con una quotazione stabile: il consorzio si impegnerà sempre a comprare e vendere una libra allo stesso prezzo, probabilmente un dollaro ma ancora non lo hanno ufficializzato. Questo non avviene per i Bitcoin, che proprio a causa della fluttuazione del loro valore non sono, al momento, riusciti ad avere una propria identità economica: valuta di scambio o bene rifugio? 

Ovvero, il Bitcoin è una moneta elettronica che possiamo usare per i pagamenti di tutti i giorni o ci conviene comprarne un po' e metterli da parte, in attesa che il loro valore salga?

Le polemiche collegate a Libra derivano anche dalle tante polemiche che, recentemente, hanno investito Facebook relativamente alla privacy degli utenti.  Ci riferiamo, in particolare, al caso Cambridge Analytica, la società che usando i dati raccolti su Facebook ha avuto un ruolo tuttora oggetto di indagine nella campagna elettorale di Trump e nella Brexit. Se già prima Facebook, che possiede anche WhatsApp e Instagram, sapeva quasi tutto di noi, aggiungendo Calibra, il portafoglio digitale in cui conservare le Libre, il nostro profilo sarà completo: Facebook avrà accesso anche al modo in cui spendiamo i nostri soldi.

Altre preoccupazioni riguardo la nuova valuta vengono dai governi, che temono che questa possa essere usata per reati finanziari o riciclaggio di denaro: chi impedirà che qualcuno si crei una falsa identità su Facebook al solo scopo di ricevere soldi, in Libre, per poi incassarli e spenderli senza essere tracciato? Per aprire un conto corrente serve un documento d'identità, per aprire un account Facebook serve solo un computer collegato alla rete. Facebook ha dichiarato che collaborerà con i governi al fine di evitare reati finanziari, ma le modalità sono tutte da capire.

Facebook ha, oggi, poco più di due miliardi e trecento milioni di utenti. Con l'introduzione di una valuta digitale forse questo valore è anche destinato ad aumentare. Dal 2020 sarà quindi disponibile una valuta, elettronica, globale. Amazon ha cambiato il mondo degli acquisti, Facebook punta il mondo delle banche e dei soldi. Il mondo cambia più velocemente di quanto riusciamo ad immaginare.

Gli italiani che rimpiangono la Lira saranno forse contenti di sapere che, etimologicamente, il nome Libra deriva dalla libbra, unità di peso, da cui deriva anche il nome della nostra Lira: anticamente, infatti, le monete erano fatte di metallo pregiato e il loro valore corrispondeva al valore del metallo e, quindi, al loro peso. Buffo che per una valuta immateriale si sia scelto un nome che deriva da una delle proprietà più concrete di un oggetto, il peso. Nel Mercante di Venezia di Shakespeare il prestito di tremila ducati viene garantito da una libbra di carne del corpo del debitore; a breve potremo garantire un prestito usando le Libre, immateriali, di Facebook. 

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