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Mimì - Come stai?

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Particolare di un mosaico
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1 minuto m 49 secondi sec

«Come stai?»

Qualche volta viene chiesto perché la risposta interessa davvero e si sente.

Il più delle volte viene chiesto quasi in automatico, quando a distanza di tempo ci si incontra per puro caso o in qualche circostanza. La domanda diventa tutt’uno con il saluto, quasi si trattasse di un’unica parola: «Ciaocomestai?», nemmeno si aspetta la risposta e già si passa a un’altra battuta. Così si riempie il silenzio o qualche imbarazzo, come si parla del meteo o del traffico.

Quasi sempre si risponde “Bene!” per finirla lì.

L’imperativo è apparire interi: si omettono le inquietudini e i problemi che si affrontano a fatica.

Raramente si risponde “Male…”, spiegandone il motivo: si omettono certe risate che tra i problemi comunque si fanno spazio. Ci si sente a pezzi. Quei pezzi, però, tutti insieme hanno un senso e disegnano un mosaico che è la storia di ognuno di noi.

Qualsiasi risposta venga data poi, dura il tempo della pronuncia: l’attimo dopo potrebbe essere già cambiata.

La vita è fatta di momenti di felicità e infelicità a intermittenza, un’altalena di vuoti e di pieni. È un po’ come la barzelletta dei due carabinieri in macchina: uno chiede all’altro di scendere dal veicolo e di controllare la freccia, «Funziona?»; e l’altro, guardandola, «Ora sì. Ora no. Ora sì. Ora no….»

«Come stai?»

Forse dovremmo imparare a chiederlo di meno. In fondo, quando saperlo interessa davvero, si fa in modo di essere presenti quanto basta per capirlo da sé.

Più vado avanti e più mi accorgo che per me non hanno importanza i convenevoli ma l’educazione; non hanno importanza le parole ma i significati; non ha importanza il sociale ma la sincerità di un legame.

Rispondere a una domanda così banale eppure così personale, mi risulta difficilissimo, al punto che, se quella domanda mi venisse posta nel programma “Chi vuol essere milionario?”, mi sembrerebbe più complicata di qualsiasi quiz di storia, matematica, biologia….

Non ci sarebbe l’aiuto da casa né quello del computer o del pubblico perché soltanto ognuno di noi può sapere come sta. Se fossi un concorrente, allargherei le braccia, direi al presentatore «Non lo so» e mi ritirerei dal gioco.

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