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Eduardo e Titina De Filippo, la prima Filumena Marturano

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Si può amare una mamma che è stata una prostituta per 25 anni, che non ha mai rincalzato una coperta durante una febbre o sfiorato la fronte di un figlio con una carezza? Si può amare una mamma che non è in grado di dare un nome al padre di ciascuna delle sue tre creature? Si può amare una mamma che non ha mai versato una lacrima, muovendosi con lucidità, freddezza e cinismo nella battaglia della vita? Una mamma che compare all’improvviso a tre ragazzi, senza mai un segno prima?

Solo il grande Eduardo poteva inventare un personaggio forte, spigoloso, rude e profondo come Filumena Marturano. Un prototipo di donna e mamma che spazza via la retorica sdolcinata dell’angelo del focolare, dell’essere asessuato, senza sentimenti e passioni. Sempre un passo indietro, sempre nell’ombra, sempre con un sorriso.

E mentre l’Italia cantava «sono tutte belle le mamme del mondo», Eduardo prende un percorso impervio, contro tutte le credenze e le percezioni idilliache. Togliendo il velo della sacralità, delle esaltazioni edipiche. La famiglia gira sempre attorno alla grandezza di una mamma, ma si parte dal futuro non dal passato. Non dall’amore, il cuore, le tenerezze, i canoni classici tramandati da secoli. Si parte dal dramma, dagli inferi delle esistenze, dagli ultimi. Filumena avrà un nucleo familiare, dopo avere abbandonato quello originario da ragazzina, per la vita da marciapiedi; per dare piacere a chi compra il suo corpo e per sfamare i fratellini. Lo mette insieme dopo vicende strazianti, falsità, inganni, espedienti amari. Una collezione di reati più vicina all’epilogo in un carcere che all’eldorado di una famiglia. Dopo aver stuzzicato con un raggiro la voglia di paternità di un facoltoso con il cuore vuoto e la testa offuscata dall’egoismo. Fingerà di essere in agonia per strappare un matrimonio, conquistarsi un marito, un nome. Ma il pensiero resteranno i figli.

Eduardo non crede alle feste delle mamme, alle regine domestiche. Crede nelle donne, nel loro coraggio, nella forza che hanno di risalire dagli abissi. La maternità come dedizione e non come scopo. I suoi figli arrivano per caso, non voluti. Tranne uno, forse, frutto di un amplesso con in testa un sentimento.

«I figli non si pagano», dice al suo cliente-amante. Filumena è una donna pratica, l’essere mamma l’è servito per radunare quattro maschi estranei e trasformarli in una famiglia. Non c’è moralismo o lezioni da impartire. Chi oggi vive questa festa con amarezza perché non ha un figlio cui dedicare amore, non deve provare disagi o il senso di un’esistenza incompiuta.

Prima di mamme, si è donne. Ed è già tanto. Il meglio.

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