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Un fotogramma del film

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Tempo di lettura 5 Minuti

Il dono di una madre a una figlia: uno per ogni compleanno in cui non ci potrà essere, se non nei ricordi di un tempo insieme troppo breve. Un dono che ha il suono che fa la carta da regalo quando scarti un pacchetto. Memorie come piccole luci impacchettate al centro di una storia a nervi scoperti.

Si chiama “18 regali” il film ispirato alla vicenda di Elisa Girotto, la donna che ha commosso il mondo decidendo di lasciare 18 regali per i futuri compleanni della figlia quando ha scoperto di avere poco tempo per vederla crescere.

Protagonisti della pellicola: Vittoria Puccini, Benedetta Porcaroli ed Edoardo Leo. Soggetto e sceneggiatura di Francesco Amato, che firma anche la regia, Massimo Gaudioso, Davide Lantieri e Alessio Vicenzotto (che di Elisa è il marito, ndr). 

Vittoria Puccini, quanto è stato difficile interpretare un ruolo del genere e trovarsi faccia a faccia con una storia vera e struggente come quella di Elisa a cui il film si ispira?

«È stato difficile nel senso che ha richiesto una grande responsabilità. Abbiamo cercato di entrare in punta di piedi nella casa di Alessio il marito di Elisa, che ci ha accolto, ci ha raccontato com’era la moglie, ci ha fatto vedere la scatola dei regali, la lista e ci ha messo in mano le lettere che Elisa aveva lasciato alla figlia e a lui… È stato molto emozionante e molto utile per capire che cosa aveva spinto Elisa a fare quel gesto, a lasciare questa eredità alla figlia. Quando ho avuto in mano le lettere, al di là dell’emozione, ho percepito in maniera molto chiara anche la positività dell’eredità di questo gesto che accompagnerà Anna (la figlia di Elisa, ndr) nella crescita. Al di là della drammaticità di cui è permeata, questa è una storia d’amore. Il film è il racconto del rapporto tra due donne, una madre e una figlia, che nella vita si sono incontrate purtroppo per pochissimo tempo ma che grazie alla magia del cinema, a un escamotage, hanno la possibilità di incrociarsi, di conoscersi, di scoprirsi e di affrontare anche i conflitti che possono esserci nei rapporti tra genitori e figli. Alla fine la figlia comprenderà l’amore sconfinato di sua madre e la sua scelta di lasciargli questi regali, scelta che lei all’inizio mal sopporta perché comunque ogni volta che li deve scartare è come riaprire una ferita profonda e ancora dolorante. A sua volta la madre comprenderà una figlia anche diversa da sé: come genitore puoi cercare di consigliare i figli, puoi tentare di aiutarli ad affrontare la vita con il maggior numero di strumenti possibili, ma bisogna anche accettare che non saranno mai una copia di te. Saranno altro e devono camminare sulle loro gambe».

L’ha aiutata nell’interpretazione il fatto di essere nella vita reale madre di una figlia?

«Beh sì, anche se il nostro lavoro è anche inventarsi le cose, magari utilizzare il nostro vissuto ma poi trasformarlo e cambiarlo. Detto ciò, a proposito di madri-figlie, certe dinamiche mi erano chiare. Soprattutto mi sono molto identificata con Elisa nel pensiero che la spinge a fare i diciotto regali. Quel pensiero che accompagna il suo gesto: inventarsi un modo per far sì che la figlia possa sentirla più vicina anche se lei non ci potrà essere fisicamente. Tra le paure più grandi che un genitore possa vivere certamente c’è quella di non poter essere accanto ai figli nei momenti belli ma anche in quelli brutti… Una cosa che può spaventare terribilmente un genitore è proprio l’idea di non poter vedere crescere, sostenere, aiutare i propri figli…».

Vittoria Puccini

Quali sono stati i momenti più emozionanti legati al film: forse quelli provati entrando a casa di Elisa?

«Emozioni tante ogni giorno, nuove e diverse. Ci sono stati momenti anche divertenti come quelli della scena da girare in piscina: faceva molto freddo e l’abbiamo girata di notte… Sicuramente, però, tra i momenti più emozionanti quelli vissuti nei due giorni che abbiamo passato col regista a casa di Alessio prima delle riprese. C’erano giornate in cui giravamo le cose più drammatiche e alla fine ci dicevamo andiamo a casa a vedere la cosa più “scema” che ci sia in televisione per alleggerire un po’… Avevamo bisogno di distrarci, però è bello quando hai a che fare con una materia emotiva così forte».

Esperienza dura ma bellissima, dunque, senza sconti… Con Edoardo Leo (il protagonista maschile) è andata bene?

«Benissimo».

A me sembra una persona rassicurante.

«È vero. È rassicurante, ma è anche un attore di grande talento ed esperienza, con note di comicità che sono le sue e che non gli impediscono di essere intenso nelle scene drammatiche. Ha interpretato Alessio in maniera perfetta».

Cambiamo argomento… Cosa le è rimasto del lavoro su Oriana Fallaci, toscana come lei?

«Ho conosciuto un sacco di eventi storici in maniera più approfondita perché comunque lei è stata in qualche modo testimone diretta o indiretta di fatti tra i più importanti del nostro secolo… È stata una giornalista che ha viaggiato nel mondo! La prima ad andare in Vietnam… insomma ha avuto una vita professionale molto ricca e lo studio di questa vita mi ha portato a una conoscenza più approfondita di quegli accadimenti. Lei – che fondamentalmente era un personaggio complesso, ricco di tante sfumature – si amava o si odiava; o si amava e si odiava contemporaneamente; era una che non aveva paura di dire quello che pensava e non è mai scesa a compromessi. Si è sempre approcciata al suo lavoro e agli altri con una grandissima onestà intellettuale. Senza giudicare o entrare nel merito di essere d’accordo o meno, perché io non dovevo giudicarla ma interpretarla, posso dire che la cosa che mi ha colpito di più era la sua integrità, la sua capacità di rimanere sempre fedele a se stessa».

Prossimi impegni previsti?

«I primi febbraio inizierò le riprese di una nuova serie su Rai Uno con la regia di Carlo Carlei»

Titolo?
«La fuggitiva».

Questa però è un’altra storia da Schermo ancora tutta da raccontare!

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