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Ursula Von der Leyen

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Le borse continuano a cadere in tutta Europa. Siamo tutti confusi. Anche i mercati sono confusi e il caos comunicativo di questi giorni ha contribuito a creare un clima che continua a deprimere le borse.

Ho ritenuto fin da subito che la presa di posizione dalla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, non fosse solamente una maldestra gaffe, ma una precisa indicazione sul ruolo della Bce post-Draghi, in linea con quanto era stato affermato per diversi anni da una larga parte dei sostenitori di una politica di severa austerità.

LA SMENTITA

La posizione espressa dalla Presidente in quella disgraziata conferenza in verità si discostava dalle azioni che la stessa Banca aveva appena assunto e che avrebbero dovuto essere comunicate in quell’occasione.

Le misure approvate dalla Bce erano forse inadeguate, ma andavano nella direzione di un contrasto alla depressione, intervenendo con maggiore forza laddove sta il vero fronte della battaglia, non solo contro il virus, ma anche contro l’incipiente crisi dell’intera economia europea.

All’interno della stessa Banca visibilmente esiste ancora una robusta presenza di quello “Spirito di Mario Draghi”, che aveva portato più volte la Bce a surrogare una Commissione europea troppo speso timida, o meglio assente, nel contrasto alla depressione strisciante che da tempo affligge l’economia del Vecchio Continente.

Gli interventi del giorno dopo da parte della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno smentito la Lagarde e i rigoristi, senza tuttavia indicare una chiara linea che attesti il ruolo guida della Commissione nella battaglia contro la nuova grande crisi globale: in Europa continua il fai-da-te dei governi, in una progressiva reiterazione di misure che l’Italia ha già sperimentato, ma che non sembrano diventare guidelines seguite da tutti.

Ogni Paese sta prendendo misure economiche per contrastare i propri problemi interni, chiudendo le frontiere come se il sovranismo sanitario, che sta affondando Schengen, potesse esorcizzare anche la crisi economica.

IL SALTO DI QUALITÀ

È   l’ora di un salto di qualità nell’azione dell’Unione europea, pena   il venir meno della stessa Unione. Il virus sta facendo venire al pettine nodi da tempo sul tavolo di un’Europa anemica.

Da tempo i più attenti osservatori, come Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, proponevano di lanciare una massiccia offerta di eurobond, per dare alle famiglie strumenti sicuri   per impiegare i loro risparmi e nel contempo per finanziare un grande piano di sviluppo, che visibilmente i mercati e le imprese non riuscivano a sostenere in autonomia.

Lo avevamo anticipato prima di questa epidemia: occorre investire in un grande piano, in cui impegnare tutti gli strumenti europei, e prima fra tutti la stessa Bce, per dare risposte al disastro ambientale, che già stava ipotecando lo sviluppo umano prima dell’arrivo del coronavirus.

Questo piano straordinario può essere oggi la via per ritrovare un’uscita dal tunnel di una crisi che, non solo sta mettendo in seria difficoltà le economie europee, ma la stessa esistenza dell’Unione europea, che ora deve dimostrare di essere molto di più di una somma di singoli egoismi.

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