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L’Europa si dibatte in una battaglia del gas stritolata nel triangolo Trump-Putin-Erdogan. La battaglia è economica ma anche militare nel Mediterraneo orientale e in Libia. E alla fine potrebbe risultare strategica per il futuro del continente.

Trump ha appena messo sanzioni alla società svizzera che realizza la parte offshore del gasdotto Nordstream tra Russia e Germania proprio mentre Mosca raggiungeva un accordo con Kiev per le forniture di gas all’Ucraina e alla Ue, un passo certamente positivo per la distensione nell’Est Europa Gli Usa intendono controllare le vie dell’energia ma soprattutto vendere il loro shale gas alla Germania e agli europei dell’Est e diminuire la dipendenza europea da Mosca.

Trump si vuole disimpegnare dall’Europa, dal Mediterraneo e dal Medio Oriente ma non intende rinunciare a controllare i mercati dell’energia, quello degli armamenti e i flussi commerciali in funzione anti-russa e soprattutto anti-cinese. Anche la Brexit ovviamente in questo senso gli dà una mano, indebolendo u concorrente come l’Unione europea. Vedremo se gli Usa useranno la stessa determinazione sulle rivendicazioni della Turchia del gas offshore di Cipro greca che colpiscono gli interessi di Italia, Francia, Grecia e Israele. Navi da guerra italiane e francesi sono già in zona. Forse a noi ci dovrà pensare ancora Putin, l’unico ormai in grado di trattare con Erdogan in Siria, Libia e Mediterraneo.

La Libia è in primo piano perché l’inaffidabile governo di Tripoli guidato da Al Sarraj _ trasportato a Tripoli tra l’altro dalla marina italiana nel 2016 _ ha firmato con Erdogan un accordo che autorizza la Turchia a fare esplorazioni per il gas offshore nella zona esclusiva di Cipro greca dove sono attive società italiane come l’Eni, la francese Total ma anche compagnie americane. Un’area dove ha forti interessi Israele che ha stretto accordi con la Grecia e Cipro per il passaggio di un gasdotto sottomarino che dovrà trasferire in Europa le risorse energetiche israeliane e quelle egiziane. A rigor di logica Washington dovrebbe proteggere questi progetti ma di logico negli Usa di Trump c’è rimasto ben poco.

Erdogan ha strappato l’intesa ad Al Sarraj con la pistola puntata alla tempia: senza le sue forniture militari e l’invio di truppe turche il governo di Tripoli potrebbe soccombere all’offensiva, in corso da aprile, del generale Khalifa Haftar sostenuto da mercenari russi, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Arabia Saudita.

Sarraj ha stretto questa intesa senza dire niente all’Italia, cosa che gli ha rimproverato il ministro degli Esteri Di Maio nella sua recente missione a Tripoli. E non è un caso che Di Maio si stato a Bengasi Tobruk per preparare una missione del generale Haftar a Roma.

L’Italia si sta riposizionando in caso di estensione del conflitto in Libia ma anche delle tensioni intorno a Cipro dove l’Italia e la Francia hanno già inviato navi militari per proteggere i loro legittimi interessi minacciati dalla Turchia. Si sta verificando quanto abbiamo scritto più volte anche su queste colonne. Se Erdogan non viene fermato prima o poi si con scontrerà apertamente con l’Europa e potrebbe esplodere un pericolosissimo conflitto con un membro della Nato che ha già dimostrato di non volere osservare le regole dell’Alleanza comprando armi dalla Russia. La colpa è in parte dell’Unione europea che ha ceduto ai ricatti di Erdogan, in particolare sui rifugiati siriani, e non ha frenato la repressione della Turchia contro curdi e oppositori.

Ma la colpa è soprattutto degli Stati Uniti. Lasciando in ottobre via libera alla Turchia contro i curdi siriani con il ritiro delle truppe Usa dalla Siria del Nord, Trump ha ceduto clamorosamente e in maniera vergognosa: Erdogan ha massacrato i curdi, i nostri maggiori alleati contro l’Isis e il terrorismo jihadista. Non si è trattao soltanto di un crimine ma di un errore politico: oggi Erdogan crede di potere fare quello che vuole.

Non solo: lo spazio abbandonato dagli americani è stato occupato dai russi e dai siriani, un altro errore perché significa la rinuncia alla difesa dei principi occidentali.

Oggi Putin è il solo che ha leve per negoziare con Erdogan, in Libia, in Siria, nel Mediterraneo: ecco dove siamo arrivati al termine di politiche di cedimento a Erdogan. Un disastro. Mentre gli Usa in mano a un leader sotto impeachment e privo di scrupoli, si ingeriscono negli affari europei mettendo sanzioni e minacciando dazi. Altro che movimento delle sardine: tra un pò gli italiani e gli europei faranno la fine dei tonni.

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