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Xi Jinping e Putin

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Il Covid-19 è un grande bugiardo, di lui non ci ha detto ancora quel che ci serve sapere. Ma anche gli altri nel raccontare frottole non scherzano, dalla Cina di Xi Jinping, a Trump a Putin. Per questo dobbiamo essere assai prudenti con il virus: un’epidemia ne può nascondere un’altra. Vediamo cosa può accadere.

Il coronavirus lo hanno sottovalutato un po’ tutti e nessuno può ancora dire di averlo sconfitto. Le autorità di Wuhan, epicentro dell’epidemia in Cina, hanno chiesto ieri ai residenti di restare a casa ed evitare spostamenti non indispensabili. Il timore è un rimbalzo dei contagi dopo la scoperta di nuovi casi nella provincia di Hubei. E questo a pochi giorni dall’8 aprile, la data stabilita per un graduale e agognato ritorno alla normalità. Il pericolo è rappresentato dai pazienti asintomatici, dai casi di persone guarite e dimesse poi risultate di nuovo positive al coronavirus e da nuovi contagi “importati” dall’estero.

I cinesi non sono stati molto trasparenti, per dirla con un eufemismo. È possibile, per esempio, che il numero dei contagi e delle vittime sia stato sottostimato, come sostiene un rapporto della Cia che ha fatto molto rumore e al quale Pechino ha replicato indignata che gli americani sono “senza vergogna”.

Pechino finora ha dichiarato circa 82 mila casi positivi e 3.300 decessi da quando il virus si è diffuso nella provincia dell’Hubei a fine 2019. Numeri di gran lunga inferiori a quelli di Italia, Spagna e Stati Uniti. Il presidente Trump ha messo in dubbio l’accuratezza dei dati ufficiali, pur affrettandosi a dire che i rapporti con il presidente Xi Jinping sono buoni e che gli aiuti cinesi sono benvenuti.

Ma anche Trump quante fesserie ha detto? Ha sminuito per settimane la gravità della situazione dicendo agli americani «che è tutto sotto controllo» quando non lo era per niente e sostenendo poi che «i contagi stavano scendendo quasi a zero» mentre in realtà stavano aumentando in maniera impressionante. Ha persino proposto di usare farmaci dalla dubbia se non nulla efficacia: adesso pare che finalmente stia ascoltando i consigli di Anthony Fauci, il capo dell’Istituto nazionale per le epidemie. Ma anche Putin non scherza: in Russia, dopo la chiusura, si sono registrati improvvisamente migliaia di contagi ma non si capisce se a Mosca si fa più la lotta al Covid-19 oppure quella all’informazione sul virus.

Ma il più grande bugiardo di tutti è proprio il coronavirus. Lo conosciamo poco. Tenendo conto che dobbiamo trovare ancora il vaccino, che non sappiamo nulla della “stagionalità” del virus, ovvero se calerà d’estate e crescerà d’inverno _ come accade di solito _ e che non conosciamo, per ora, neppure la durata dell’immunità, cioè per quanto tempo resta protetto chi è guarito dal contagio. Insomma si devono trovare gli anticorpi che danno l’immunità e come impedire i contagi e la sua diffusione.

L’unica certezza è che probabilmente sarà una malattia lenta e lunga. È interessante quanto scrive Ed Yong, l’editor scientifico di “The Atlantic” che in Italia ha anche pubblicato un libro su come i microbi cambiano la nostra vita.

Yong anticipa quello che sta accadendo in queste ore in Cina: finché il virus resterà in circolazione c’è la possibilità che si possa riaccendere la scintilla dell’epidemia anche in Paesi che sembrava l’avessero debellata o messa sotto controllo. Insomma la recidiva o ricaduta dell’epidemia è un pericolo concreto.

La partita, dice Yong, potrebbe finire in tre modi.

1) Tutti i Paesi riescono quasi in contemporanea a debellare il virus come avvenne con la Sars nel 2003. Scenario assai ipotetico: le probabilità che tutto il mondo riesca a controllare la pandemia simultaneamente è minima.

2) Nel secondo scenario il virus, come altre influenze, passa come una furia e si lascia alle spalle abbastanza sopravvissuti immuni. È la cosiddetta “immunità di gregge” ma il Covid-19 è molto più letale di una semplice influenza e potrebbe fare milioni di morti seppellendo i sistemi sanitari mondiali sotto le macerie.

3) Il terzo scenario di Yong è quello di tenere a freno l’epidemia con misure di chiusura della vita sociale fino a quando non si trova un vaccino che con ogni probabilità potrebbe arrivare non prima di 12-18 mesi.

In ogni caso, anche trovato il vaccino, la faccenda si fa lunga. Bisogna fabbricarlo, spedirlo, somministralo. E per un annetto almeno dovremo comunque convivere con il virus. In poche parole dovremo abituarci a una riapertura molto graduale dei luoghi pubblici ed essere preparati per diverso tempo a mantenere il distanziamento sociale. Di certo sappiamo solo una cosa: le nostre preoccupazioni, le nostre conversazioni, la nostra stessa forma mentale e politica saranno condizionate nel prossimo futuro dal virus. Ma se pensiamo di averlo sconfitto ci sbagliamo: dietro a un’epidemia se ne nasconde sempre un’altra. Questo sì forse lo abbiamo intuito.

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