Salta al contenuto principale

Scippo al Sud, i Comuni sono in rivolta

Ricorso al Tar e al Quirinale contro la spesa storica

Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Sindaci
Tempo di lettura: 
3 minuti m 46 secondi sec

Casoria, Italia: 77mila abitanti, duemiladuecento bambini con meno di quattro anni. Spesa per gli asili: zero euro. Altamura, Italia, 70mila abitanti, 3500 bambini. Spesa per gli asili: zero euro. Imola, sempre Italia: 70mila abitanti, 2.900 bambini. Soldi per gli asili: 4,5 milioni di euro. Sembrano numeri da fantascienza.

L'EDITORIALE DI ROBERTO NAPOLETANO: ZERO ASSOLUTO

Sono invece quelli contenuti nel cosiddetto “fondo di solidarietà” dei Comuni che dovrebbe trasferire risorse dai più ricchi ai più poveri. E non per un generico bisogno di “altruismo” o per improvvisi moti di “generosità”. Ma perché è scritto, nero su bianco, nella nostra Costituzione. Leggere, per credere, gli articoli dal 115 al 119. Insomma, un atto dovuto. Un obbligo di legge. Puntualmente disatteso. “Zero al Sud”, per citare il documentatissimo libro del giornalista Marco Esposito.

IL TAM TAM DEI RICORSI

Questa volta, però, qualcosa si sta muovendo. I primi ad attivarsi sono stati 65 sindaci (60 tra Molise e Campania, uno in Calabria e 4 in Puglia). Hanno preso carta e penna, consultato avvocati ed esperti, e si sono presentati al Tar del Lazio con un ricorso al vetriolo. Ma la protesta, civilissima, si è estesa a macchia d’olio, arrivando in Calabria, a Cinquefrondi. E, poi, in Puglia, dove tre Comuni (Altamura, Acquaviva e Giovinazzo), subito dopo Pasqua, hanno presentato un ricorso alla Presidenza della Repubblica. E, nei prossimi giorni, dovrebbe seguire la stessa strada anche Bitonto.

Il tam tam della protesta, comunque, sta diventando sempre più forte. Tanto che ci sono studi legali che hanno addirittura già predisposto un facsimile da presentare ai giudici. Obiettivo: dimostrare l’incostituzionalità della norma dell’ultima legge di bilancio che ha esteso al 2019 le cifre contenute nel fondo perequativo fra i Comuni del 2018. Insomma, vogliono riprendersi quello che è stato tolto al Sud e dirottato verso Nord.

Un vero e proprio “scippo legalizzato”, coperto per anni dai parametri che hanno redistribuito nel Paese le risorse raccolte con le tasse: costi standard, spesa storica e fabbisogni. Un vero e proprio “gioco delle tre carte”, ma in salsa padana e non certo napoletana, che ha un effetto paradossale: dare più soldi ai ricchi e meno risorse ai poveri. Lo stesso meccanismo che riserva a due città con gli stessi abitanti, Altamura e Imola, trattamenti diversi: 34 milioni al Comune pugliese, 48 milioni a quello bolognese. Una differenza mica da poco. Come è possibile tutto questo? Semplice: sono gli effetti del Fondo Perequativo, quello che dovrebbe assegnare le risorse, come stabilisce la Costituzione, sulla base dei fabbisogni standard, garantendo un livello minimo di servizi uguale per tutto il Paese. Tutto bene? Macchè: fino ad ora nessun governo si è mai curato di definire gli standard. Così, si è andati avanti con un altro parametro, quello della spesa storica.

Con il risultato di favorire i Comuni più ricchi concentrati, ovviamente, nel Nord. «Eppure la differenza di spesa fra gli enti che hanno maggiore capacità fiscale rispetto agli altri che incassano meno tasse è drammatica - spiega Nicola Natuzzi, avvocato, fondatore di Italia in Comune ad Altamura e, soprattutto, gran regista in Puglia della rivolta contro lo “zero al Sud” - I Comuni che, storicamente, sono dotati di maggiori servizi, riescono a garantire il tempo pieno nella scuola elementare, hanno servizi d’accompagnamento per l’infanzia, per non parlare del fatto che garantiscono per il 70-80% il fabbisogno di asili nido».

Al Sud, invece, la regola è quella dello “zero”, o giù di lì. Secondo l’ultimo rapporto Svimez, ad esempio, la percentuali di bambini che hanno usufruito di servizi per l’infanzia nel Sud è quattro volte più bassa rispetto al Centro-Nord: 4,7% contro il 16,7%. Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che, dal 2016, il Fondo perequativo copre solo il 50% dei fabbisogni dei Comuni, per il Sud la stangata diventa addirittura doppia.

DUE SETTIMANE DI TEMPO

Da qui la “rivolta” a colpi di carte bollate dei sindaci. C’è tempo, ufficialmente, fino al 17 maggio per presentare il ricorso. In Puglia hanno cominciato anche a fare i calcoli: ad Altamura mancherebbero all’appello circa 6 milioni di euro. A Bitonto, 5 milioni. E, poi, 3 milioni a Giovinazzo e 2 ad Acquaviva. Ma, al di là delle cifre, quello che non va giù ai sindaci è quel federalismo differenziato che toglie al Sud per dare al Nord. Uno scippo che, considerando la spesa pubblica allargata, arriva fino a 61 miliardi di euro all’anno, come documenta un rapporto della Svimez anticipato nelle scorse settimane da un’inchiesta del Quotidiano del Sud. E per fortuna che l’autonomia differenziata, con le Regioni del Nord che vorrebbero trattenere nei propri forzieri gran parte (o la totalità) delle tasse incassate sui territori, non è ancora diventata legge.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?