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PUNTO E A CAPO - Il governo del tirare a campare

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Un vertice dei ministri col premier Conte
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Il governo si è rimesso a funzionare dopo il richiamo del premier? Si cerca di farlo credere vuoi con un’intesa trovata sullo sblocca-cantieri, vuoi con dichiarazioni dei due vicepremier. In realtà tutto è confuso. Una serie di circostanze, non ultima la lettera da Bruxelles con la prospettiva di una procedura di inflazione rendono al momento difficile sciogliere il matrimonio contrattuale giallo-verde. Se prendendo atto di questo i due si siano anche convinti davvero a rappattumare la loro unione resta da vedere.

Decidere subito di far cadere il governo è complicato. Nell’immediato bisogna attendere il risultato dei ballottaggi di domenica in cui si vedrà se la Lega continua nella sua marcia trionfale. Comunque rimane il problema del rischio di sciogliere la legislatura in luglio (prima non si può perché si dovrebbe votare poi in agosto) con una campagna elettorale durante le vacanze e al rientro da esse (momento per la gente non psicologicamente propizio per occuparsi di affari pubblici). Questo renderebbe incerti i risultati. Peraltro una buona parte dei deputati, specie dei Cinque Stelle che hanno il limite dei due mandati, non è precisamente ansiosa di infilarsi in una avventura che li porterebbe a perdere il posto in parlamento. Se non fosse abbastanza, c’è il problema della nostra presenza nelle trattative per il rinnovo dei vertici europei.

Difficile contare qualcosa con una situazione politica smaldrappata. Altrettanto trovare quella candidatura autorevole che vada bene ad entrambi i dioscuri come richiesto da Mattarella. Il tutto mentre si dovrà negoziare non solo con la Commissione, ma il 9 agosto nella riunione dell’Ecofin, a cui parteciperà Tria trovandosi davanti colleghi per lo più poco simpatetici col nostro paese. Facile concludere che ci sono molte ragioni perché il governo al massimo tiri a campare. Stiamo già vedendo che si lascia filtrare che si troverà modo per accontentare la Lega su TAV, autonomie differenziate, intervento sulle tasse (ex flat tax). Cosa si darà in cambio a Di Maio non è chiarissimo: forse non si toccheranno i ministri grillini più esposti, anche se li si metterà sotto tutela. Basterà questo per rimettere in piedi un governo non solo traballante, ma non esattamente carico di credibilità e di autorevolezza? (credibilità e autorevolezza non si misurano a milioni di voti, in tanti anni di storia repubblicana dovremmo averlo imparato).

Il confronto con la UE non lascia grandi margini: il paese non cresce, c’è una certa fuga di investitori industriali e finanziari, la tenuta degli apparati scricchiola (vedi scandali a vari livelli), c’è bisogno di mettere mano a qualche forma di tamponamento del debito. Significa inevitabilmente rivedere una politica economica dissennata e farlo a prezzo di imporre sacrifici alla gente. Per un’operazione del genere occorrerebbe un leader di grande caratura e una maggioranza capace di supportarlo adeguatamente. Qualcuno li vede?

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