Umberto Bossi e Matteo Salvini

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Ci sono processi e sentenze che gridano vendetta. Processi e sentenze che confermano i reati ma gli imputati vengono assolti perché i reati sono stati prescritti. Ce ne sono altri (processi e sentenze) che invece durano anni e che alla fine si concludono con delle assoluzioni perché il reato non sussiste. Ma nel frattempo le carriere e la dignità degli imputati e delle loro famiglie  e le loro aziende sono state di fatto distrutte. E nessuno che paga. C’è qualcosa che nella nostra “giustizia” non funziona, nonostante le continue disquisizioni e incontri in Consiglio dei ministri per tentare di “aggiustare” una giustizia che ha sempre fatto acqua da tutte le parti.

I FONDI DELLA LEGA

Degli esempi? Non ne mancano di certo e anche clamorosi. Partiamo dall’ultima beffa del processo per i fondi della Lega, 49 milioni di euro truffati, mai restituiti allo Stato (e quindi, teoricamente, anche a noi cittadini che paghiamo le tasse), forse entro 80 anni, dove gli imputati, Umberto Bossi fondatore ed ex leader della Lega, e il tesoriere del partito, Francesco Belsito, sono stati riconosciuti colpevoli per il reato di truffa e di appropriazione indebita, ma che alla fine la fanno franca, perché i reati sono andati in prescrizione, come ha confermato la Corte di Cassazione. Perché sono andati in prescrizione, nessuno ce lo spiega. Sono stati bravi i difensori di Umberto Bossi e Francesco Belsito a far sì che il processo andasse a passo di lumaca per far scattare la prescrizione, o sono stati negligenti i magistrati  che non hanno fatto in tempo a concludere facendo scattare la “Prescrizione”?

Non lo sapremo mai, purtroppo, con grande disappunto e sdegno da parte di migliaia e migliaia di cittadini che si trovano per vari motivi di fronte alla legge per essere processati, assolti o condannati e che, davanti a episodi del genere (Bossi, Belsito) che vengono assolti perché il reato è prescritto, non riescono a capire. Ci sono cittadini di serie A e di serie B e forse anche di serie C. E allora partiamo dall’ultima beffa della nostra giustizia.

LA PRESCRIZIONE

«Prescritto il reato di truffa per Umberto Bossi e Francesco Belsito. Quest’ultimo resta responsabile del reato di appropriazione indebita: per lui ci sarà in questo caso la rideterminazione della pena in Appello».

Lo ha deciso la Cassazione che si è pronunciata in merito al processo sulla truffa ai danni dello Stato per i rimborsi elettorali. I giudici hanno anche confermato la confisca dei 49 milioni alla Lega, mentre cadono le confische personali. Incredibile ma purtroppo è così.

«Una parte di quei rimborsi elettorali truffaldini sono stati incassati dalla Lega anche dopo il “movimento delle scope” del 5 aprile 2012 che aveva defenestrato Bossi (che lasciò ai suoi successori in bilancio un attivo da 41 milioni). Nel periodo in cui la segreteria leghista è stata retta da Roberto Maroni, nelle casse dei lumbard sono stati versati dal Parlamento quasi 13 milioni oggetto della truffa, e 820mila euro durante la segreteria Salvini».

Ma – hanno scritto giornali e social – al di là di quanto sia l’importo, che fine hanno fatto quei milioni di euro che, secondo l’accusa, Bossi e Belsito hanno ottenuto da Camera e Senato falsificando i rendiconti delle spese elettorali? Perché, se il governatore della Lombardia e l’attuale segretario sapevano della truffa (Salvini s’è addirittura costituito parte civile), hanno continuato a incassarli e, soprattutto, a spenderli, visto che la Lega è stata costretta a licenziare il personale per essere rimasta senza un euro in bilancio?

Nel 2014 la Lega, da alcuni mesi guidata da Matteo Salvini come segretario, incassò parte dei 49 milioni di rimborsi elettorali ai quali ora la procura di Genova sta dando la caccia perché oggetto di una truffa. Secondo la sentenza del tribunale che in primo grado aveva condannato Umberto Bossi e il tesoriere Francesco Belsito – oggi è arrivata la prescrizione – sono soldi che devono (dovrebbero ndr) tornare nelle casse dello Stato.

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