Il ministro dell'Interno Matteo Salvini

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Tutti abbaiano ma nessuno morde. Tutti invocano la crisi, ma nessuno la fa. Si sale e si scende dal Colle come se nulla fosse. Di buon mattino tocca al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, confrontarsi con Sergio Mattarella. Un’ora di colloquio dove il premier avrebbe detto al presidente della repubblica: «Non mi dimetto, ci deve essere una sfiducia in aula».

La palla a quel punto passa al Capitano della Lega che è chiuso nel suo ufficio Viminale. Compulsa i sondaggi, scherza con il suo staff e parla di continuo al telefono. Eppure, fin dalle prime ore del mattino, il suo ufficio di comunicazione diffonde comunicati che non c’entrano un bel niente con la crisi gialloverde. «Sos animali. Quasi mille segnalazioni in meno di un mese. Salvini chiede approfondimenti immediati per la festa musulmana del sacrificio Magenta». E ancora: «Omicidio Diabolik, Salvini segue con attenzione le indagini». E ancora un’altra volta: «Open Arms. La linea del Viminale non cambia».

OBIETTIVO LE URNE Salvini tentenna per tutta la mattina perché preoccupato dell’asse Conte-Mattarella. Il suo terrore è che con l’implosione del governo, Mattarella potrebbe parlamentarizzare la crisi. Ecco perché quando viene a sapere che il premier non è assolutamente intenzionato a dimettersi sbotta e fa diffondere una nota firmata “fonti lega” che recita così: «No a rimpasti, l’unica alternativa è il voto». Per il vicepremier non ci sono dubbi: «La maggioranza non c’è più». Anche perché, conclude il dispaccio, «ogni giorno che passa è un giorno perso, per noi l’unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli Italiani con nuove elezioni». Dal Viminale filtra che Salvini avrebbe un unico schema di gioco: in primis le dimissioni di Conte, la convocazione delle Camere entro Ferragosto e, di conseguenza, i leghisti, una volta che Conte si ripresentasse in Aula, lo sfiducerebbero. L’obiettivo è il voto entro il 13 ottobre. Per tutto questo, però, dovrà vedersela con il presidente della Repubblica. Come si comporterà il capo dello Stato? Accetterà questa road map? Intanto, lo stesso Mattarella firma il decreto sicurezza-bis, ma contestualmente invia una lettera ai presidenti di Camera e Senato dove dice: «Non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità».

L’ACCELERAZIONE Poi certo, c’è il fattore C, che riporta al premier Conte: accetterà le condizioni imposte dai leghisti? I due non si sono mai amati, forse solo sopportati. Ma ora Salvini prova ad accelerare. Così alle cinque del pomeriggio, dopo essere passato da casa, il leader del Carroccio si materializza a Palazzo Chigi. Un faccia a faccia con il premier dove rimette in fila tutte le richieste, dalla rimodulazione del programma al rimpasto dell’esecutivo. Salvini pone queste condizioni, sperando sotto sotto che siano irricevibili. Qualcuno però sussurra: «La crisi si apre con un fatto vero, non con una mozione sul Tav». Ma il Capitano avrebbe deciso. I suoi, a taccuini chiusi, mormorano che «aprirà la campagna elettorale in Sicilia, ad Ortigia, domenica sera». In questo modo, il vicepremier ricompatta i suoi soldati e prova a fare un’Opa sulla presidenza del Consiglio. Anche ieri mattina ha trovato sul tavolo un ultimo report sui sondaggi che fotografa la Lega al 38% che lo avrebbero indotto a far saltare il tavolo e a riportare gli italiani alle urne. Sempre se ci sarà la crisi.

IL POST DI DI MAIO Quanto ai 5 stelle, dalle parti di Luigi Di Maio il rimpasto non viene visto come il peggiore dei mali. Il vicepremier stellato scrive un post che recita: «C’è una riforma del M5s che aspetta l’ultimo voto il 9 settembre. Il 9 settembre taglieremo definitivamente 345 parlamentari. Significa che alle prossime elezioni molti vecchi politicanti dovranno iniziare a cercarsi finalmente un lavoro». Di Maio però dissimula e pensa che ci siano le condizioni per andare avanti. Non a caso, Laura Castelli la mette così: «Per noi si va avanti, c’è un contratto di governo. Abbiamo battaglie molto importanti ancora da fare, soprattutto di lungo respiro, perché questa è la politica del M5s per la sostenibilità dei cittadini e delle imprese. Ai giornalisti piace parlare di spaccatura. È la politica che dialoga». Detto questo, il destino dell’esecutivo e della legislatura è appeso a un sol uomo, Salvini. Il quale non intende indietreggiare di un millimetro. Uscito da Palazzo Chigi, dopo 90 minuti di colloquio, si intrattiene qualche minuto al telefono e poi lascia il palazzo in macchina, direzione Pescara per uno dei comizi del Beach tour. Il Capitano è già in campagna elettorale.

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