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Incarico a Conte, via ai colloqui: «Sarà un Governo di novità»

Puntare su «un Mezzogiorno rigoglioso di tutte le sue ricchezze»

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Giuseppe Conte
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Con la formula di aver accettato con riserva, Giuseppe Conte torna sulla poltrona più alta di Palazzo Chigi, dalla quale era sceso poche settimane fa dopo la mozione di sfiducia presentata dalla Lega di Matteo Salvini, ponendo la parola fine a settimane di tensioni e instabilità, quando ormai la crisi sembrava aver imboccato la via delle elezioni anticipate. 

Non tutte le incognite vengono sciolte. Non tutto sembra risolto, visto che la casella del vice presidente è ancora libera (e forse resterà tale). Ma ormai, il grosso è fatto.  

E intanto su Salvini cade un nuovo macigno: secondo il sito del “Giornale” è indagato per sequestro di persona per aver trattenuto la Open Arms al largo di Lampedura.

 GLI OSTACOLI

Tuttavia Conte si troverà di fronte sul cammino, il 19 ottobre, la piazza di Roma, mobilitata da Salvini e da Giorgia Meloni, decisi a protestare contro il nascituro esecutivo, teleguidato, a loro giudizio, dai poteri forti di Bruxelles. Intanto i mercati promuovono il governo, con lo spread che ieri è sceso a quota  167 e con  il rendimento dei Btp decennali ai nuovi minimi, sotto la quota dell’un per cento. 

Le auto di colore grigio entrano nel portone principale del Quirinale con precisione svizzera. Conte sale nello studio del presidente Mattarella, alle 9.30, ricevendo pieno mandato per formare il nuovo governo. Lui accetta con riserva (nessun colpo di scena, è la prassi).  

Evapora, così, l’apprensione suscitata dal diktat di Beppe Grillo (personalità di alto profilo nei ministeri e sottosegretari da assegnare ai politici), poi corretto con una telefonata.  Conte chiede  al capo dello Stato soltanto qualche giorno di tempo, verosimilmente fino a lunedì. Ma si pensa possa slittare a martedì o mercoledì. Il giuramento è previsto a metà settimana: sarà il secondo, in 15 mesi, con Mattarella.

IL PROGRAMMA

In attesa delle consultazioni, nella sala dei Busti della Camera, con le delegazioni dei partiti, nel pomeriggio (Leu probabilmente darà il proprio sostegno) si comincia a mettere ordine nel programma. Che, oltre a iniettare fiducia sui giovani, prevede una metamorfosi, la nascita di un “Nuovo Umanesimo”. 

 Il Pd si riunisce al Nazareno scrivendo le prime pagine che dovranno coincidere con quelle dell’alleato pentastellato. E Conte, all’uscita dallo studio presidenziale, pronuncia un primo discorso. 

«Sarà un governo “per” e non “contro”, nel segno della novità che avrà come prima opzione la difesa dell'ambiente». Ma tutto questo dovrà essere accompagnato da una forte azione riformatrice e di pulizia nei conti pubblici. E' necessario, aggiunge, rilanciare «la speranza e offrire al Paese certezze».  

Ricorda subito la difficile congiuntura economica che presenta «diverse incognite» e che esige una manovra che «contrasti l’aumento dell’Iva e i risparmiatori con una solida prospettiva di sviluppo sociale». La sottolineatura del ruolo dell’Italia nel contesto europeo è necessaria per avere un’interlocuzione continua con Bruxelles. 

Quindi parla della necessità di tutelare la biodiversità e i mari, fornire un’istruzione di qualità, infrastrutture sicure e reti efficienti, valorizzare il patrimonio artistico e culturale.

 MEZZOGIORNO ED EUROPA

L’Italia, spiega Conte, dovrà diventare «un modello di riferimento per lo sviluppo sostenibile. Che non lasci che le proprie energie giovanili si disperdano all'estero». E sottolinea la necessità che la nuova stagione «veda un Mezzogiorno finalmente rigoglioso di tutte le sue ricchezze umane, naturali, culturali».

 Poi occorre fare in modo che «la pubblica amministrazione non sia permeabile alla corruzione. Dare al Paese una giustizia più equa ed efficiente dove le tasse le paghino tutti, ma proprio tutti, ma le paghino meno». 

Mentre Salvini accusa Conte di formare un governo teleguidato da Bruxelles, lui ribadisce che l’Italia resterà nell'alveo euro-atlantico. Poi spiega che all'inizio mostrava perplessità nell'avviare «una nuova esperienza di governo con una maggioranza diversa». Ma questa è stata superata «nella consapevolezza di aver operato nell'interesse dei cittadini».

Un discorso che non ha sollevato critiche (oggi, però, Salvini non andrà alle consultazioni) ma che non ha toccato alcune questioni di fondo: non c’è stata una spiegazione sul rinnovato marchio, ovvero da governo del cambiamento a governo delle novità.

 I TEMI INEVASI

E l'avvocato del popolo non ha mai citato la parola popolo. Né ha mai accennato alla questione migranti-sicurezza, né al taglio dei parlamentari (che i 5 Stelle sostenevano con la grancassa). I governatori del Nord alzano la voce  per le sorti delle Autonomie. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha protestato: «Perché a sostenere questo nascente esecutivo ci sarebbero da una parte i grillini che hanno messo ostacoli alla riforma inventandosi cose indicibili, raccontando che avrebbero scatenato una guerra tra Nord e Sud e dall’altra il Pd che ha una visione centralista già bocciata al referendum, che è spaccato in due: con Bonaccini che vuole l’autonomia e Zingaretti che dice no».

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