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Governo: fermata dai 5 Stelle la retromarcia di Di Maio

Ore convulse, in serata previsto il vertice definitivo

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Palazzo Chigi, sede del Governo
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Nell’incontro previsto per stasera tra Conte, Di Maio e Zingaretti si scriverà la parola fine. In un senso o in quell’opposto. Azzardando percentuali basate sulla convulsa giornata di ieri, al 70% nascerà il Governo e al 30% si tornerà al voto. Il sabato di fine agosto è stato vissuto dagli attori politici impegnati nella formazione del nuovo Esecutivo come una vera e propria montagna russa. Su e giù, prima clamorosi segnali negativi e subito dopo aperture dialoganti.

 Su e giù, fisicamente tra i Colli romani, l’ha fatto in prima persona Giuseppe Conte che di primo mattino si è recato a sorpresa da Chigi al Quirinale per chiedere verosimilmente la chiave per uscire dall’impasse creato dall’ultimatum del capo politico grillino. Nonché per dimostrare a Mattarella che è intenzionato ad assumersi una responsabilità politica ponendo fine al premierato meramente tecnico. 

CHIARITO IL PROGRAMMA

Una necessità più che una volontà studiata a tavolino da chi fino ad un anno e mezzo fa era solo un ministro grillino in pectore. Dopo il vertice tra il professore foggiano e le delegazioni di M5S e Pd, invece, sono stati chiariti i punti programmatici. A partire, dai decreti sicurezza su cui Conte ha precisato che verranno rivisti partendo dai rilievi (“sostanziali, relativi alla ratio della norma”, hanno sottolineato dal Nazareno) mossi dal Capo dello Stato. Quindi, il Governo non morirà prima di nascere per colpa di chi non c’è più, ovvero il “papà” dei decreti Matteo Salvini.

LE RICHIESTE DI M5S E PD

 Taglio dei parlamentari subito, stop trivellazioni e revisione delle concessioni autostradali i temi identitari posti dai pentastellati, taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, nuova legge sull'immigrazione,  e blocco dell'aumento dell'Iva le richieste Pd.

 “Abbiamo continuato l’approfondimento dei dossier insieme a Conte, abbiamo fatto ulteriori passi avanti e poi il premier incaricato farà una sintesi“, ha spiegato il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, all’uscita da Palazzo Chigi dopo la riunione.

 Dai Cinquestelle hanno confermato il passo in avanti seppur con toni più cauti considerando la guerra interna al Movimento e l’imminente votazione su Rousseau: “Abbiamo parlato di temi, non di poltrone. La ricognizione è andate bene”, l’annuncio del capogruppo al Senato di M5S, Stefano Patuanelli. 

 Definito il programma di massima, sui tempi della possibile intesa il capogruppo M5s alla Camera Francesco D’Uva ha ammesso: “Sono stretti, il prima possibile”. Il percorso che Conte ha dinanzi a sé può restringersi fino a diventare un vicolo cieco oppure allargarsi ad autostrada che dia ampio respiro a questa nuova operazione politica. 

ULTIMATUM RESPINTO

 Per Zingaretti era prioritario respingere l’ultimatum di Di Maio responsabilizzando appunto lo stesso Conte. “Quando si parla, quando gli ultimatum vengono messi a tacere è naturale fare tanti passi avanti”, la precisazione di Marcucci. I dem sono compatti, devono esserlo per forza perché altrimenti Renzi li impallinerebbe dandogli la colpa di non aver saputo condurre la trattativa. “Se il Governo non nasce, sarà solo per l’impuntatura di Di Maio”, vanno ripetendo. Il timing della crisi è fittissimo. Oggi il tavolo tra Zingaretti, Di Maio e il presidente Conte. Poi, il premier incaricato si prenderà il tempo per elaborare il documento di sintesi che presenterà domani alle delegazioni che hanno lavorato al programma. 

CONTE AL COLLE

Martedì, al massimo mercoledì, Conte potrebbe salire al Colle per sciogliere la riserva e giurare così da andare alle Camere per chiedere la fiducia tra giovedì e venerdì. Nel vertice di oggi qualcuno degli alleati potrebbe uscirne ridimensionato, ma dovrà uscirne rafforzato Conte. Altrimenti, nuovo giro di montagna russa con fermata “elezioni”.

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