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Sotto la comunicazione niente (o poco)

Oggi per Conte è un vantaggio non avere un partito

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I banchi vuoti del Governo
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Il dominio della comunicazione impone i suoi prezzi: e sono salati. Impossibile leggere in altro modo la gestione che della crisi stanno facendo i Cinque Stelle, perché non c’è contenuto se non quello di piantare le proprie bandierine nel maggior numero di punti possibili, dall’inclusione nel programma dei mantra su trivelle e inceneritori, all’impuntatura per avere nell’esecutivo posti di grande visibilità (se non ci daranno il vicepremier, piazziamogli almeno Di Battista da qualche parte).

I BULLIZZATORI

Conte, da sperimentato legale abituato ai negoziati, pensa che poi al momento di stringere tutto si ridurrà a poco. Forse ha ragione, ma per l’immediato: quelli che vogliono bullizzare difficilmente perdono il vizietto lungo la strada. L’esperienza del governo gialloverde dovrebbe aver insegnato qualcosa. Al momento il gioco si incentra sullo spauracchio dell’esito di voto sulla piattaforma Rousseau. Sarà dirimente, viene affermato con tutta la solennità possibile, ma è solo un artificio della comunicazione per mostrare che i grillini sempre grillini sono (anche dopo che Beppe Grillo qualche riflessione sul passato sembra averla fatta …).

Naturalmente il paragone del pronunciamento della piattaforma con quelli degli organi rappresentativi dei partiti tradizionali non tiene: quegli organi sono fatti da persone che lavorano costantemente insieme (magari litigando, ma non è questo il punto), mentre sulla piattaforma si esprime un aggregato di persone che non vengono costantemente coinvolte nella maturazione dei ragionamenti dai loro cosiddetti “portavoce”.

IL GOVERNO SI FARÀ

La quasi totalità degli osservatori scommette che tanto alla fine il governo giallorosso sarà varato (arriverà anche l’assenso dei votanti sulla piattaforma). Tutto risolto? Non proprio. La scelta della squadra è ancora un nodo al di là della faccenda dei vicepremier, che si può davvero risolvere annullandoli: servirebbe a Conte per agire con maggiore forza sullo scenario internazionale e lascerebbe nell’ambiguità il ruolo di componente dominante nella coalizione. E’ sui dicasteri chiave che la partita non sarà così semplice.

IL REBUS DELLA SQUADRA

Sappiamo dall’esperienza del Conte-uno che giustamente il Quirinale deve vigilare su chi va a coprire ruoli decisivi, perché è in questione la posizione stessa del nostro paese nello scacchiere internazionale, cioè nel luogo chiave in questo momento di turbolenze. Non è che in ministeri delicati, attraverso cui passano dossier e decisioni molto spinose, o dove si deve interagire con sedi occupate da politici e funzionari molto sperimentati, si può mettere il primo demagogo in cerca di visibilità. Perché in questo caso il problema non è solo la mancanza di competenze: varie volte in passato si sono visti politici non proprio esperti sedere su quelle poltrone.

Il fatto è che allora essi si accontentavano del “cappellino” (ai tempi le felpe non si usavano ancora) e lasciavano fare ai tecnici dei ministeri, mentre ora questi politici-comunicatori devono mettere becco ed esternare su tutto con i guai che si sono visti. C’è stata una mutazione culturale molto forte nel modo di intendere la politica: dalla realizzazione all’enunciazione. Intendiamoci: in parte il fenomeno è antico, quasi sempre presente, ma senza diventare l’elemento predominante. Anzi nella percezione popolare si dava quasi per scontato che le promesse dei politici fossero come quelle che si dice facciano i marinai, perché poi si accettava che quanto si era proclamato venisse ridimensionato dal confronto con la realtà della conduzione degli affari pubblici.

Oggi invece le proclamazioni, ormai mantra e slogan ripetuti alla nausea come vecchie litanie, diventano catene che i vari politici si legano ai piedi. Hai sostenuto questo? Se non lo fai sei un venduto, un traditore, un essere spregevole. E non pensare che passerà inosservato, perché a richiamare l’attenzione dei tuoi sostenitori sulle tue deviazioni da quanto sostenevi con protervia penseranno quotidianamente i tuoi avversari. Anche qui non stiamo ragionando in astratto: basta sentire cosa predica ogni giorno Salvini per seminare zizzania fra il popolo (e qualche capetto) pentastellato.

UN ABILE NAVIGATORE

Conte non può sottovalutare questi aspetti, soprattutto sapendo di non poter contare sulla tenuta granitica dei gruppi dirigenti dei due partiti della coalizione. Anzi prima o poi dovrà porsi anche il problema dell’apporto, minore ma determinante, di LeU e dei piccoli gruppi. E presumibile che siano disposti ad ingoiare molto pur di evitare un ricorso alle urne per loro molto rischioso in termini di sopravvivenza, ma hanno anch’essi problemi di comunicazione con una opinione pubblica da cui dipendono non meno dei partiti maggiori.

Il presidente incaricato si è dimostrato in altre occasioni un abile navigatore, ma qualche cedimento alle necessità della comunicazione ha dovuto concederselo. A suo vantaggio gioca il fatto che può fare la parte di quello che è interessato solo alla riuscita complessiva dell’operazione senza avere il peso di promuovere la sua posizione, che è saldissima per ragioni tanto strutturali quanto contingenti, né quella di altri sodali, perché non ha un partito suo (il che al momento è un vantaggio, anche se in futuro potrà diventare un problema).

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