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La singolarità di questa consultazione durante la crisi

La piattaforma Rousseau non può sostituire la sovranità

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Didascalia Foto: 
Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio
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2 minuti m 31 secondi sec

di CESARE MIRABELLI*

Quale significato e quale valore può avere la consultazione elettronica promossa dai dirigenti del MoVimento 5 Stelle per chiedere agli iscritti se sono d’accordo che la loro formazione politica faccia parte di un Governo, presieduto da Giuseppe Conte, insieme al Partito democratico?

L’ARTICOLO 49 LO DICE BENE

La consultazione degli iscritti ad un partito da parte di chi ne rappresenta l’orientamento politico nelle istituzioni può apparire un normale strumento della vita democratica. L’articolo 49 della costituzione prevede che “i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. E gli statuti dei partiti, che tali sono anche se assumono la denominazione fluida di movimenti, possono  prevedere consultazioni e votazioni degli iscritti per conoscerne l’orientamento.  Del resto viviamo di quotidiani sondaggi, che offrono uno strumento di conoscenza dell’opinione pubblica, ma se non apprezzati per quel che valgono rischiano di far perdere la visione strategica propria della buona politica e di determinare una azione di governo ondivaga. 

  La singolarità di questa consultazione elettronica è che essa si inserisce nel corso della procedura di formazione del Governo, in tempi e modi che ne rivelano l’aspetto critico. Il Presidente della Repubblica ha già affidato l’incarico, accettato con riserva dal presidente del Consiglio designato, sul presupposto  della adesione enunciata dai partiti indicati dal quesito sottoposto a votazione;  le linee essenziali del programma sono state definite dagli stessi partiti e sono stati negoziati elementi della sua composizione. Insomma la consultazione ambisce a porsi quale elemento costitutivo della procedura per la formazione del Governo. A questa qualificazione, che può essere come tale percepita, contribuisce la diffusa presentazione della iniziativa nei mezzi di comunicazione e sembra altresì concorrere l’appello del Presidente del Consiglio designato.

Si aggiunga che la denominazione Rousseau, attribuita alla piattaforma che gestisce la consultazione, segnala l’ispirazione al filosofo svizzero e richiama i meccanismi della democrazia diretta. In realtà questo tipo di consultazioni  non può pretendere di essere espressione della sovranità popolare. Non solamente per una evidente considerazione di fatto. Se la formazione politica afferma di rappresentare undici milioni di elettori che le hanno dato il voto nelle elezioni politiche, non  può affidare la decisione sulla formazione del Governo ad alcune migliaia di  iscritti. Ancora più è la ragione istituzionale, collegata al sistema di democrazia rappresentativa che la costituzione delinea. 

 I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato e venendo chiamati a votare la fiducia ad un nuovo Governo, hanno il dovere di determinarsi liberamente nella loro valutazione dell’interesse generale, non in obbedienza alla votazione espressa da un gruppo di elettori. 

LE DUE DEMOCRAZIE

Questo rende evidente come sullo sfondo rimanga il rapporto, o l’alternativa, tra democrazia rappresentativa e “democrazia diretta”. Con l’avvertenza che questa ultima espressione lessicale può significare democrazia che si esprime direttamente, ma può anche segnalare il rischio di una democrazia che viene diretta. 

*Presidente Emerito della Corte Costituzionale 

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