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L'ANALISI - Il Sud è "il" problema per il Paese: l'operazione verità vada avanti

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Il vertice di Conte per il programma di governo
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Sinceri auguri! Il neonato dal fiocco giallo-rosso ne ha bisogno. A lui vanno poste immediatamente domande che richiedono risposte sollecite e chiare sia a futura memoria sia per avviare un dialogo utile a cambiare -se è opportuno-registro. Per i 5s, evidentemente, questo è il Governo del Cambiamento-del-Cambiamento. Ciò consentirebbe loro di restare immobili e uguali e, vista l’esperienza, sostanzialmente sterili; marxianamente sovrastrutturali.

Speriamo invece nei tanti e in tanta buona volontà. Aperta alla speranza è pure la possibile risposta del Pd. Per loro il cambiamento allude a due possibilità: la continuità, un ritorno alla sterile mediocre storia dei (loro) governi recenti guidati dalla bussola e dall’incerto slogan di “riprendere a crescere”. I risultati, più che fallimentari sono stati inquietanti e sarebbe importante sapere se e quanto consapevoli siano oggi del come e del perché.

MILANO CONTRO NAPOLI

La seconda risposta -ma dovrebbero annunciarla in fretta- è che si sceglie risolutamente di cambiare scenario, perché non ci si può illudere di uscire dall’angolo in Europa e nel mondo contrapponendo la Milano metropoli europea a Napoli, capitale della riserva indiana chiamata Mezzogiorno, avviata da decenni ad una lenta fine per eutanasia. Se non si ha il coraggio di rimettere in moto non solo Napoli, ma Palermo, Bari, Taranto oltre a Trieste, Genova, Civitavecchia solo per citare alcuni dei tanti luoghi nevralgici e di dar fiato a un “modello nuovo” sarà impossibile, mettere finalmente a valore l’enorme Rendita Euro mediterranea colpevolmente dissipata per ignavia.

Il Paese -Milano compresa- deve reagire, emanciparsi da trent'anni di illusioni presuntuose sublimate oggi nell’ansiosa attesa di un’autonomia a sovranismo regionale e che non salva dal regredire ai margini dell’economia globale. A leggere la bozza dei punti programmatici non c'è da stare allegri se volessimo individuare con chiarezza una “visione”. Sia chiaro sono (quasi) tutti punti degni, ma occorre il coraggio di proporre al Paese la “visione” per ora occulta e quindi la rotta da intraprendere. C'è da augurarsi che i punti, come le pietrine (non le briciole) di Pollicino, portino per incanto a l’unico percorso coerente, nuovo e praticabile: appunto la via euromediterranea, tutta da costruire. Per non restare all’incanto si attende perciò una sintetica, chiara dichiarazione di intenti strategici e come innervarla in serie politiche keynesiane dell’offerta, del tutto possibili solo che si predisponga un ordinato quadro gerarchico per l’uso delle risorse pubbliche.

Un preambolo che apra all’impegno, e alla necessità di costruire quel Mezzogiorno -“secondo motore” del Paese tante volte evocato e auspicato dalla Svimez. Un motore indispensabile a Milano solo che provasse ad alzare la testa per convenire ragionando sull’opzione mediterranea finora molto indigesta. La “visione” che manca porta con sé il necessario chiarimento sul tema dell’autonomia richiamato nei punti programmatici. Non rassicura sentir parlare di autonomie rivedute e corrette “per completare il percorso” intrapreso (nei segreti confronti tra la ministra leghista e le regioni leghiste?), né confortava fino a ieri il silenzio del Pd che trema al solo pensiero di una Emilia Romagna leghista. Per questo non ha senso guardare al Mezzogiorno come ad un problema tra i tanti: è il problema.

Non si considera, né si dice che la crisi balneare, a lungo annunciata, è stata imposta dallo stallo sul progetto che Zaia e Fontana ritenevano di portare rapidamente a casa e che invece si è impantanato nella guerra di trincea combattuta non dalla politica bensì da una sparuta rappresentanza della casta.

I PADRONI DEL NORD

Fermati sul bagnasciuga i due improbabili padroni del Nord hanno imposto la crisi, maldestramente governata, che ha visto uno sbocco opposto a quello programmato. Né questo governo deve dimenticare che, senza volerlo, proprio le pretese del lombardo-veneto hanno hanno dato il via ad una inaspettata operazione verità dalla quale emerge che il “provvisorio” criterio della “spesa storica” ha scientemente consolidato una distribuzione territoriale delle risorse pubbliche cinicamente “estrattiva” a tutto vantaggio della parte forte del Paese. Il tema dunque di un reale confronto ancor più urgentemente impone oggi una “visione” da opporre al progetto delle piccole patrie e del sovranismo regionale perseguito con il sedicente regionalismo a geometria variabile (unico punto prioritario del famigerato contratto di governo del maggio 2018!).

La “casta” ha ampiamente identificato metodi e norme per discutere in parlamento e nelle sedi competenti le famose intese. L’auspicio è che su questo piano le cose siano dette con chiarezza, e i comportamenti rigorosi: che l'operazione verità sia portata avanti in sede parlamentare. Che fatto “il tagliando” su dieci anni di politiche estrattive, si torni a parlare di "autonomie rafforzate" in un clima di reciproco rispetto, franco e costruttivo.

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