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Ma si può andare avanti così? Renzi dice sì, anche senza Conte, fino al 2023, e tira calci negli stinchi al governo un giorno sì e l’altro pure. Di Maio subito si riscopre difensore del premier e avverte che se salta Conte, salta tutto. Sono solo le due ultime schermaglie di giornata di una politica che più che spettacolo rischia di essere avanspettacolo. L’osservatore politico segue con sempre maggiore perplessità gli ondeggiamenti del governo e della sua maggioranza. A mettere in fila gli annunci di provvedimenti, poi corretti, cancellati, sostituiti da altri simili o differenti c’è da perdersi. Uno si chiede perché non ci sia un lavoro previo e riservato per concordare le misure da prendere.

Naturalmente viene risposto che chi pone queste domande è un ingenuo che non sa come funziona la politica. E ci spiegano: prima di tutto gli annunci servono per testare le resistenze e farle uscire allo scoperto, poi si vede. In secondo luogo, si deve dare modo ad ogni componente della maggioranza, financo ad ogni ministro o sottosegretario del governo, di prendere le distanze da provvedimenti che potrebbero mettere in questione il suo bacino elettorale. Così, se va bene se ne farà un merito, se va male potrà dire ai suoi referenti di averci almeno provato. Tanto si sa che poi tutto è rinviato alla grande kermesse del dibattito parlamentare sulla legge di bilancio, dove tutti potranno scatenarsi e dove si vedrà fin dove ci si può spingere.

L’ARMA DEL VOTO

Alla fine c’è sempre a disposizione l’arma del voto di fiducia sulle singole norme o su un provvidenziale maxi emendamento e lì si vedrà chi ha veramente il coraggio di far saltare il tavolo.

E’ sottinteso che si continua a contare sul fatto che chi fra i membri della maggioranza volesse assumersi una simile responsabilità dovrebbe avere un bel grano di follia: si andrebbe al bilancio provvisorio con connesso impennarsi dello spread (significa più spesa per interessi e dunque meno soldi a disposizione per chiunque verrà dopo). E poi il patatrac arriverebbe alla vigilia delle elezioni regionali in Emilia e forse anche in Calabria, cioè sarebbe un bell’assist a Salvini e al centrodestra.

POI SI PAGA DAZIO

All’ombra di queste certezze sulla tenuta almeno momentanea del Conte II troppi pensano che ci si possa permettere di tutto senza pagare dazio. Dubitiamo che il calcolo sia razionale. E’ vero che l’opinione pubblica non pare molto coinvolta da questo avanspettacolo della classe politica: sarà che i negozi già cominciano ad esporre la merce per Natale, che alle risse fra leader e leaderini si è fatto il callo, resta il fatto che non ci pare percepibile un clima surriscaldato. Però la narrazione del centrodestra penetra nelle fibre del paese: tanto la leggenda sull’invasione dei migranti quanto per esempio la bufala di un governo che opera a dispetto della volontà della maggioranza del paese sono cose che si sentono circolare.

Il governo non ha una strategia di contenimento rispetto a questi fenomeni. Ovviamente anche Conte e quelli che stanno dalla sua parte sono prigionieri dell’impossibilità di usare l’arma della minaccia di dimissioni, ma questo significa non disporre di molti argomenti per controbattere non solo le critiche delle opposizioni, ma persino quelle che provengono dai ranghi della propria maggioranza. L’argomento del richiamo all’aver evitato l’aumento dell’IVA è diventato retoricamente debole a fronte di una cascata di confusi annunci di micro tasse che colpiscono qua e là random senza che si possano sostenere se non con l’argomento, valido solo per alcune, della rincorsa a qualche ideologismo di maniera (plastica, zucchero e roba simile). La gente percepisce il solito governo che raschia il fondo del barile per fare comunque cassa e non si fida delle promesse che lo si faccia per mantenere inalterati, se non addirittura in qualche caso per promuovere, i livelli dei servizi.

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