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Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte

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DOPO l’euforia, comprensibile e parzialmente fondata, per l’avvio di una nuova fase nell’economia dell’Unione Europea, sarebbe bene fare qualche riflessione un po’ più a sangue freddo. Dovrebbero farla soprattutto il governo italiano, a partire dal premier, e i partiti che lo sostengono, perché continuare a considerare quanto si è ventilato a Bruxelles come una specie di Befana che verrà di notte a portare doni a noi bimbi buoni non è un buon modo di ragionare.

NESSUNA DECISIONE

Prima di tutto perché si deve tenere conto che per il momento non c’è ancora una decisione e se è ipotizzabile che nella sostanza il piano alla fine passerà, non siamo ancora in grado di sapere quando sarà quella fine (soprattutto in termini di erogazione degli aiuti) e quale forma assumeranno. Perciò è semplicemente irresponsabile buttarsi a dichiarare che quei soldi serviranno a ridurre le tasse: significa non aver capito come funzionerà il meccanismo e soprattutto non avere presenti le resistenze che ci sono nelle UE a quel tipo di interventi, resistenze che dipendono in parte non piccola dall’argomentazione che l’Italia li utilizzerebbe per mance elettorali, che è appunto il genere in cui rientrano le promesse di ridurre le tasse.

L’EVASIONE FISCALE

Se di riduzione del peso fiscale si deve parlare, è bene che si sappia che questo deve venire innanzitutto dalla cancellazione dell’insopportabile livello dell’evasione/elusione delle tasse. Esattamente quel terreno su cui la componente del ministro Di Maio, che è stato lesto a fare quell’annuncio, non è voluta scendere di recente perché si toccavano i piccoli evasori, comoda scusa per lasciare tutto com’è. A prescindere da questo aspetto, per altro non secondario, c’è da tenere presente che inevitabilmente quelle erogazioni, specie la parte a fondo perduto, non saranno esenti da condizioni: è il minimo che si dovrà concedere per superare le resistenze dei paesi cosiddetti frugali (che, diciamolo per inciso, sono preoccupati del fatto che dovendo raccogliere i fondi con nuove tasse europee si vedranno toccati ambiti da cui traggono risorse).

RICHIESTE RAGIONEVOLI

Demonizzare le condizioni in quanto tali è ridicolo: se sono richieste ragionevoli e razionali andrebbero accolte a braccia aperte perché mettono le risorse europee almeno parzialmente al riparo dagli avvoltoi che vorrebbero spolparle per il loro getto vantaggio. Questo non toglie che dobbiamo avere la consapevolezza che corrispondere a quanto ci chiederanno quelle condizioni non sarà una passeggiata. Prendete la richiesta di migliorare il sistema della giustizia civile, penale, amministrativa, contabile. Si tratterà sia di mettere mano a disboscare una giungla di norme in cui è comunque difficile muoversi, figurarsi smontarle senza correre il rischio di buttare il bambino con l’acqua sporca. E’ un’impresa che richiede freddezza di programmazione e grande autorevolezza di comando per battere l’alleanza solidale di un alto numero di lobby.

Sono condizioni che possiamo realizzare nell’attuale mancanza di una qualche forma di equilibri politici, ma anche sociali? Poi sarà onesto prospettare le cose come sono. I soldi, ben che vada, non arriveranno prima dell’inizio del prossimo anno. E’ vero che già la presenza di questa prospettiva aiuta un miglioramento dell’economia (vedi riequilibrio attuale dello spread), ma non sappiamo se sarà abbastanza per tenere sotto controllo le reazioni che sono attese in autunno quando la gente dovrà per così dire guardare negli occhi un panorama economico-sociale poco tranquillizzante. Non basterà posticipare il più possibile le tornate elettorali regionali e amministrative per contare che così alle inquietudini popolari si possa contrapporre l’aspettativa dell’arrivo della Befana europea. In mezzo ci sono scadenze che non si possono saltare. Gli uffici studi hanno già messo in luce il caos di norme che si rincorrono nei vari decreti leggi che sono in attesa di conversione, addirittura con il fenomeno curioso di norme in alcuni che cambiano o contraddicono norme in altri precedenti, ma non ancora convertiti in legge.

Magari il cittadino comune considererà la cosa come la solita bizzarria da legulei che non preoccupa più di tanto, ma dubitiamo che quello sarà anche il giudizio di chi dovrà esaminare se il paese è in grado di realizzare davvero i piani che presenterà per ottenere i fondi del “Next Generation Program”. Vorremmo sommessamente ricordare che quei fondi non verranno dati in un’unica soluzione, ma per tranche successive subordinate alla realizzazione soddisfacente della precedente.

INFANTILISMI IDEOLOGICI

Insomma il programma di aiuti per uscire dalla recessione post coronavirus è una opportunità, ma bisogna poter essere in grado di coglierla e questo richiede di attrezzarsi per il compito. Tanto per dire, non sarà possibile andare avanti costretti a compiacere certi infantilismi ideologici, tipo l’avversione al MES (che mette a disposizione soldi subito, prima che arrivino quelli del nuovo programma), le pulsioni da comitato di salute pubblica sulla faccenda di autostrade, le difficoltà a ridurre alla ragione certo sindacalismo straccione sulla questione del precariato scolastico, e via elencando.

Se vogliamo metterci nelle condizioni di fare del nuovo programma europeo una occasione storica per far davvero ripartire l’Italia, riportandola ai successi che pure ha inanellato in decenni passati, è necessario si cominci a fare ordine nel nostro sistema politico e istituzionale. Ma cominciando da domani mattina, perché un compito così arduo è una prova di credibilità e ha bisogno di qualche tempo: e siamo già molto in ritardo.

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