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«Pare assolutamente necessario che l’attuale struttura del Dpcm 26 aprile 2020, imperniato su regole previste rigidamente in funzione della sola tipologia di attività economica svolta e con la possibilità di adottare, nelle singole regioni, solamente misure più restrittive, venga riformata in quanto non dotata della necessaria flessibilità capace di riconoscere alle Regioni, laddove la situazione epidemiologica risulti migliorata e i modelli previsionali di contagio in sostenuta decrescita, la possibilità di applicare nei loro territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale, con una compressione delle libertà costituzionali strettamente proporzionata all’esigenza di tutela della salute collettiva».

Lo scrivono, in una lettera al presidente Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte, alle Camere e al ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, i governatori del centrodestra: il presidente dell’Abruzzo Marco Marsilio, della Basilicata Vito Bardi, della Calabria Jole Santelli, del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, della Liguria Giovanni Toti, della Lombardia Attilio Fontana, del Molise Donato Toma, del Piemonte Alberto Cirio, della Sardegna Christian Solinas, della Sicilia Nello Musumeci, dell’Umbria Donatella Tesei, del Veneto Luca Zaia e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti.

«La Fase 1 dell’emergenza Covid ha visto un accentramento dei poteri normativi in capo al Governo, secondo lo schema decreto-legge + dpcm attuativi che ha posto problemi di compatibilità con la Costituzione, sia con riferimento al coinvolgimento parlamentare, sia con riferimento al rispetto delle competenze regionali», proseguono i governatori.

«Tale accentramento è stato comunque responsabilmente accettato dalle Regioni a causa dell’assoluta emergenza e del principio di leale collaborazione tra livelli di governo, ma il protrarsi, anche nell’attuale fase di superamento della stretta emergenza, di risposte eccezionali, date rigidamente con atti del Presidente del Consiglio dei Ministri sprovvisti di forza di legge, potrebbe portare alla luce criticità anche notevoli circa la tenuta di un impianto giuridico basato su atti amministrativi che, in quanto tali, sono sì successivamente sindacabili innanzi al giudice amministrativo e, per ciò che concerne le Regioni, anche presso la Corte Costituzionale, ma che sfuggono al controllo preventivo da parte del potere pubblico e costituzionale», si legge nella lettera.

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