Lo spot Usigrai contro la violenza sulle donne

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La giornata contro le violenze subìte dalle donne – al plurale non a caso, perché oltre alle aggressioni fisiche anche le violenze psicologiche sono gravissime – ha avuta una grande eco mediatica. Anche se poi di fatto nello stesso giorno in cui migliaia di persone, non solo donne, scendevano in piazza, purtroppo in Italia sono avvenuti altri due femminicidi e i giorni successivi altri ancora. Una scia di sangue che non si riesce a fermare.

Ovviamente ho apprezzato molto le persone che hanno dedicato tempo e passione per ricordare agli italiani che l’amore non è mai violento e aggressivo, altrimenti semplicemente non è amore. Tra tutte le cose giuste sentite, lette e viste nei servizi sulla stampa quotidiana e in tv, una mi ha colpito in modo particolare e l’ho trovata particolarmente efficace: è lo spot realizzato dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai.

È uno spot “da uomo a uomo”, perché a mettere la faccia davanti alla telecamera sono giornalisti uomini che parlano a tutti gli altri uomini. Dicono frasi che noi donne andiamo ripetendo da tempo, nelle quali la stragrande maggioranza di noi, soprattutto delle nuove generazioni, crede profondamente, ma che spesso ci sembrano non adeguatamente comprese dall’universo maschile, anche quello delle aule dei Tribunali.

Stavolta sono uomini a pronunciarle, una dietro l’altra: «La violenza contro le donne non è una malattia e nemmeno un raptus, ma la scelta sbagliata figlia di una cultura malata»; «la violenza su una donna è un’idea dell’amore che non è amore»; «se scegli la violenza scegli una strada senza uscita»; «se scegli la violenza non distruggi soltanto la vita di una donna, ma anche quella della sua famiglia, della tua famiglia, dei tuoi figli, in ultimo anche la tua vita»; «se non sai accettare un rifiuto, se non rispetti la libertà della tua compagna, se usi il ricatto e la violenza per ottenere un rapporto sessuale, se le tue risposte migliori sono minacce e percosse, non dimostri la tua forza ma la tua debolezza».

Il video si chiude con una scritta: «Sconfiggiamo la violenza sulle donne: cambiamo la nostra cultura di uomini». Bravi, ho trovato l’idea e anche la realizzazione efficacissima. Perché non c’è dubbio che se non si cambia la cultura, anzi la “non-cultura”, alla base di questi atteggiamenti criminali, altre donne subiranno aggressioni e violenze. E sono soprattutto gli uomini, tra di loro, che ne devono parlare. Ma per cambiare la cultura degli uomini, anche noi donne abbiamo un ruolo importantissimo. Soprattutto quando quegli uomini sono ancora bambini.

Il mio è un messaggio “da mamma a mamma”: spieghiamo ai nostri figli, sin da quando vanno all’asilo, che i problemi non si risolvono mai con la violenza e la sopraffazione, che l’amore non è possesso, che l’amore è un percorso che si conquista giorno dopo giorno, e che alla base di tutto ci vuole sempre e comunque il rispetto per l’altro. E questo vale chiunque sia il nostro compagno di giochi, a maggior ragione se vogliamo che diventi anche il compagno di vita.

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