Alessandro Colasuonno riceve il premio

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Non tutti i mali vengono per nuocere. Mai detto fu più appropriato per descrivere la nascita di Winelivery, azienda vincitrice dell’ultimo Italian Franchising Award. Era il 2014, due amici si trovavano in casa per un brindisi, salvo accorgersi di non avere vino in fresco. È così che pensarono di aprire loro un’azienda dedita alla spedizione espressa di bevande fredde. I due amici si chiamano Francesco Magro e Giovanni Roberto, oggi sono anche soci insieme ad Andrea Antinori (che a dispetto del nome è una ragazza) e ad Alessandro Colasuonno. Quando in Italia sbarcava il food delivery, loro si specializzarono sulla drink delivery, con la garanzia per il cliente di ricevere – entro mezz’ora dalla richiesta – vino, birra, bollicine, liquori o superalcolici a temperatura fredda. L’intuizione è stata un successo. Metà del quale parla meridionale, precisamente andriese. Roberto e Colasuonno, rispettivamente direttore finanziario e responsabile dell’area business development, sono originari di Andria.

Era il settembre 2015 e le prime consegne venivano fatte personalmente dai fondatori. Il passaggio da start up a vera e propria azienda con ventidue dipendenti è stato reso possibile dal crowfonding, che ha coinvolto 550 investitori raccogliendo un milione e ottocento mila euro in tre anni. Winelivery ha così iniziato ad espandersi. Da Milano si è passati presto a Bologna, Torino, Firenze. E poi ancora, nel tempo il numero di città è raddoppiato: della lista fanno parte anche le meridionali Napoli, Catania e a breve anche Cagliari. Ma i giovani imprenditori non vogliono fermarsi. È stato lanciato un quarto giro di crowfounding per aprire anche all’estero, a Monaco di Baviera e a Parigi, dopo la prova ben riuscita dei mesi scorsi a Formentera. Questa storia di successo imprenditoriale è sbarcata a inizio mese al Salone del Franchising di Milano. Qui il riconoscimento è stato doppio, come racconta Alessandro Colasuonno al Quotidiano del Sud: «Ci aspettavamo di essere premiati come ‘Migliore start up italiana in franchising’, ciò che ci ha suscitato sorpresa e particolare emozione è stato ricevere anche il ‘Best of All’, arrivando davanti a colossi come Re/Max e Mc Donald’s». Ciò che è stato riconosciuto a Winelivery è «la sostenibilità del progetto», sottolinea Colasuonno, perché «ciò che pianifichiamo trova poi riscontro nei risultati». Egli spiega che negli sviluppi futuri è prevista anche la vendita, attraverso la app, di “catering, regalistica aziendale, consigli di un sommelier professionista”. In tal senso si è già mosso più di qualcosa negli ultimi mesi, grazie alla pervicacia di Colasuonno, che è proprietario di un locale in zona Brera, a Milano. «Ho pensato di prendere il cibo dal mio locale, il vino da Winelivery e di vendere mini-catering. È stato un successo, si è innescato un passa-parola tra i clienti e siamo arrivati a fatturare il doppio, se non il triplo rispetto a prima». I quattro giovani ci tengono a sottolineare l’attenzione che nutrono verso i clienti. «All’occorrenza vendiamo anche calici, apribottiglie, snack. Inoltre, sopra un tot ordine (a Catania ad esempio sopra i 15 euro), non facciamo pagare il costo di consegna».

Colasuonno rivela poi che l’azienda è particolarmente attenta alle condizioni lavorative dei propri fattorini (i famosi rider), forniti da una società interinale. «A differenza di altre aziende – afferma – noi ospitiamo i rider nel nostro magazzino, di modo che durante le pause di consegna possano avere un tetto e ricevere acqua e caffè. Escono soltanto quando arriva la richiesta». Non solo, Colasuonno precisa che Winelivery garantisce un’assicurazione sul lavoro a ognuno di loro. E il pagamento è a cottimo? «In un primo momento li pagavamo a ora – risponde Colasuonno -, ma quando abbiamo visto che i rider dopo aver fatto la consegna tornavano lentamente in ufficio, abbiamo deciso di introdurre un variabile a consegna e un minimo garantito».

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