X
<
>

Tempo di lettura 3 Minuti

(dell’inviato Maurizio Dente)
Suonano forte le campane della parrocchia di San Paolo Apostolo, al Parco Verde di Caivano (Napoli) all’arrivo della bara bianca di Maria Paola Gaglione, morta nella notte dell’11 settembre inseguita e speronata dallo scooter del fratello Michele mentre stava col suo compagno Ciro. La madre arriva quasi portata a braccia da figlie ed amiche di Maria Paola, carabinieri e volontari filtrano l’accesso alla chiesa, 150 dentro, più o meno altrettanti fuori.

Il parroco, don Maurizio Patriciello, un sacerdote noto e benvoluto in questo rione nato con la legge 219 post-terremoto del 1980 e diventato una palestra di emarginazione e disperazione, invita più volte ad abbandonare l’odio. «Siamo in chiesa, qui l’odio tace», dice aprendo la concelebrazione. «Lasciamo fuori i nostri pensieri – esorta – adesso è il momento di pregare”». Chiede «perdono» a Maria Paola perchè – dice nell’omelia – non siamo stati capaci di custodire la tua fragile e preziosissima vita». Resta sul piano teologico, la vita, la morte, la Resurrezione. Invita a «rispettare la vita fin dal concepimento” , ed a ricordare che «prima dell’orientamento sessuale ,del colore della pelle e del conto in banca viene la persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio».

Ciro, il fidanzato transessuale di Paola, non c’è. Prima della cerimonia, scortato dalla Polizia si è recato all’obitorio a salutare la salma. Per suo conto viene affisso davanti alla chiesa un poster : «il mio cuore con te, il nostro amore oltre le nuvole, correvamo verso la nostra libertà» con quattro foto con Maria Paola. Naturalmente non c’ è Michele, il fratello 30 enne, che avrebbe provocato la morte della ragazza facendo perdere l’equilibrio allo scooter sul quale viaggiava a calci, e forse speronandolo.

La famiglia ha inserito il suo nome nel manifesto a lutto. E’ in carcere. «Appena possibile si recherà al cimitero – dice il suo avvocato – Domenico Paolella – faremo un’istanza ad hoc». A raccontare una storia diversa rispetto a quella dell’ostilità della famiglia al rapporto tra Ciro e di Maria Paola, è Bruno (RPT Bruno) Mazza, 30 anni, ex pregiudicato del «sistema » (la camorra, n.d.r.) , diventato l’animatore dell’associazione «Un’infanzia da vivere», per i bambini del rione. «La reazione di Michele, che pagherà per quello che ha fatto, è la reazione di un fratello che vedeva Maria Paola sbandata, accanto ad uno che aveva problemi con la giustizia, che dormiva ospite di qualcuno ogni notte. La transessualità non c’ entra – aggiunge – Paola aveva uno zio omosessuale che ha vissuto 35 anni con loro».

Voci da un rione diviso nei giudizi, a differenza di altre tragedie avvenute in questa fabbrica di disagio sociale, come i funerali di Fortuna Loffredo, la piccola uccisa nel 2014 da un pedofilo, che videro una folla enorme. Il Capo della Polizia, Franco Gabrielli parla di «crisi delle agenzie educative». Quando la gente è andata via, tra voli di palloncini ed applausi alla bara, Don Maurizio Patriciello scende sul sagrato per un nuovo appello a «fermare l’odio». “Sono il parroco di tutti – dice – queste due famiglie abitano una di fronte all’altra. Dovranno riconciliarsi. »

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares