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Papa Francesco dalla parte dei migranti

«Vanno ascoltati, considerati e apprezzati»

Nazionale
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CITTA' DEL VATICANO - «Se c'è una parola che dobbiamo ripetere fino a stancarci è questa: dialogo». Lo ha detto papa Francesco ricevendo in Vaticano il premio Carlo Magno. «La cultura del dialogo - ha spiegato - implica un autentico apprendistato, un’ascesi che ci aiuti a riconoscere l'altro come un interlocutore valido; che ci permetta di guardare lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura come un soggetto da ascoltare, considerato e apprezzato».

«Siamo invitati a promuovere una cultura del dialogo cercando con ogni mezzo di aprire istanze affinché questo sia possibile e ci permetta di ricostruire il tessuto sociale», ha sottolineato il Pontefice. «La pace sarà duratura - ha aggiunto – nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo, insegniamo loro la buona battaglia dell’incontro e della negoziazione».

In tal modo, ha avvertito, «potremo lasciare loro in eredità una cultura che sappia delineare strategie non di morte ma di vita, non di esclusione ma di integrazione». Un discorso infuocato quello di Bergoglio, pronunciato davanti una platea di leader, re, ambasciatori, rappresentanti politici e internazionali di un'Europa che ha definito «stanca, vecchia, una nonna, vecchia e sterile senza più ricordi». Tra i presenti Matteo Renzi per l'Italia, il re di Spagna Felipe IV, Angela Merkel per la Germania, i tre presidenti europei Schulz, Juncker e Tusk. Presenti anche il governatore della Bce, Mario Draghi, e il fondatore di Sant'Egidio Andrea Riccardi, che hanno ricevuto il Premio Carlo Magno nelle scorse edizioni. Altri capi di Stato (tra i quali il Granduca di Lussemburgo e il presidente della Lituania) e numerosi ambasciatori hanno assicurato la loro presenza.

«La creatività, l'ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all'anima dell'Europa», ha affermato il Pontefice. Che poi però, rivolgendosi ai leader presenti, ha aggiunto: «Che cosa ti è successo, Europa? E' ora - ha detto il Papa - che l'Europa si risvegli. Pensate ai padri fondatori dell'Europa. Seppero cercare strade alternative, innovative in un contesto segnato dalle ferite della guerra. Perché l'identità Europea è, ed è sempre stata, un'identità dinamica e multiculturale».

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