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Anas, il sindacato Sav-Orsa attacca la dirigenza

«Troppi problemi senza una vera soluzione»

Nazionale
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«OGGI è un giorno importante per l’Anas, le macroaree compiono sei mesi nell’oblio di tutti coloro che scalpitarono, si opposero, minacciarono scioperi e rivoluzioni pacifiche, complice l’anticiclone che sta mettendo a dura prova la resistenza fisica dei più. Nacquero il 9 gennaio 2017 in piena emergenza neve e sisma che aveva colpito le regioni del Centro Italia. Invano si era cercato di rimandarne l’avvio. Tutti gli appelli caddero nel vuoto, era in corso un rinnovo contrattuale…il banco era “troppo ricco” per farlo saltare».

Esordisce così la nota del sindaco Sav-Orsa con cui la segreteria nazionale riporta all'attenzione dell'opinione pubblica la gestione dell'Anas sul territorio.

A renderlo nota uno dei coordinatori calabresi del sindacato, Salvatore Pedullà, che ribadisce come «obiettivo del nostro sindacato è la sicurezza dei lavoratori e degli utenti delle strade».

Tornando alla situazione generale, la nota nazionale rimarca come negli ultimi mesi «i problemi sono venuti fuori a decine» ma «di risoluzioni concrete nemmeno l’ombra. Se in questi sei mesi qualcosa, assai poco, si è fatto, è stato solo ed esclusivamente grazie al buon senso e la volontà dei singoli. La nuova organizzazione ha acuito la frattura fra centro e periferia a discapito di quest’ultima».

Il sindacato denuncia «aree compartimentali ostaggio della Direzione Generale, totale incomprensione da parte di quest’ultima del lavoro che si svolge nei compartimenti, con conseguente irrobustimento della struttura amministrativa a discapito di quella tecnica. SAG rampanti, oramai concentrato assoluto di potere, anche a scapito dei Coordinatori Territoriali, eterni viaggiatori, su e giù per l’Italia», per poi chiedersi «a sei mesi dall’entrata in vigore, quanto sono costate le macroaree e la loro attuazione? Trasferte, spese generali? Quanto in termini di produttività si è perso nei compartimenti allorquando sono stati lasciati privi di una dirigenza presente e pressante? Quanto è costata la diminuzione di facciata dei dirigenti? Si perché i dirigenti non sono stati licenziati ma deportati a Roma, con tutte le spese del caso, ad ingrossare le fila della già pingue direzione generale».

Il sindacato sostiene che «questo ridisegno territoriale dell’azienda è sbagliato, dal punto di vista reale e funzionale. Privo di qualsiasi valore aggiunto per il lavoro quotidiano che si svolge nelle aree compartimentali e per il servizio che questa azienda deve rendere a milioni di utenti». Il sindacato denuncia ancora che «non si parla di tutela per i tecnici che, mettono sul piatto il loro patrimonio personale e la loro libertà personale tutti i giorni per svolgere con giudizio e professionalità il loro lavoro. Non si parla del male oscuro che sta corrodendo alla base la nostra azienda, la corruzione non solo materiale, le tante incompatibilità e conflitti di interesse. Non si parla più di una seria riorganizzazione della struttura centrale, che non passi per la moltiplicazioni di strutture, uffici e dirigenze. Nulla dal 18 maggio 2015 si è fatto concretamente in termini di proposta di interventi legislativi, di pressione sugli organi istituzionali da parte della più grande stazione appaltante del paese, per affrontare l’annoso problema della conduzione dei lavori pubblici, in particolare la gestione dei contratti, le perizie di variante, le riserve». Concludendo che «occorre oggi fermarsi a riflettere per poter comprendere come andare avanti e se andare avanti».

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