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Paolo Castaldi

Tempo di lettura 6 Minuti

Nell’autunno del 1970, in pieno periodo di rivoluzioni studentesche, Fabrizio De André pubblica, per l’etichetta Produttori Associati, il suo quarto album dal titolo La Buona Novella.

L’idea del disco fu di Roberto Dané, che lavorò per oltre un anno con l’artista genovese. Il concept è tanto semplice quanto sconvolgente: scrivere un disco basato sui vangeli apocrifi, cioè un gruppo di testi a carattere religioso che si riferiscono alla figura di Gesù Cristo ma che nel tempo sono stati esclusi dal canone della Bibbia cristiana. In particolar modo i due autori faranno riferimento al Protovangelo di Giacomo e dal Vangelo arabo dell’infanzia.

«La Chiesa mal sopportava – disse De André a proposito di questo disco durante lo storico concerto al teatro Brancaccio, il 14 febbraio 1998 – fino a qualche secolo fa, che fossero altre persone non di confessione cristiana ad occuparsi, appunto, di Gesù. Si tratta di scrittori, di storici, arabi, armeni, bizantini, greci, che nell’accostarsi all’argomento, nel parlare della figura di Gesù di Nazaret, lo hanno fatto direi addirittura con deferenza, con grande rispetto. Tant’è vero che ancora oggi proprio il mondo dell’Islam continua a considerare, subito dopo Maometto, e prima ancora di Abramo, Gesù di Nazaret il più grande profeta mai esistito. Laddove invece il mondo cattolico continua a considerare Maometto qualcosa di meno di un cialtrone. E questo direi che è un punto che va a favore dell’Islam. L’Islam quello serio, non facciamoci delle idee sbagliate».

Dalle note musicali al disegno a china

Cinquanta anni dopo, nel 2020, in piena pandemia, Paolo Castaldi, uno dei più talentuosi autori italiani di fumetto, realizza una versione della Buona Novella, pubblicato da Feltrinelli Comics, nel linguaggio della letteratura disegnata.

Il risultato è un capolavoro.

Castaldi riesce a traslare nei meccanismi dell’arte sequenziale l’emozione vibrante dell’arte musicale di De André.

Spesso i passaggi da un linguaggio narrativo all’altro, dalla letteratura al cinema, o dal teatro alla televisione, penalizzano l’opera originale.

Castaldi riesce in un piccolo grande miracolo: eleva a potenza l’infinito, aggiunge ad un’opera perfetta come è quella di De André una forma fisica, visiva, che si fonde e si amalgama con la musica in un equilibrio che sfida ogni equilibrismo.

Le tavole del libro di Castaldi contengono tutti i testi del disco di De André e quando si legge il volume ascoltando la musica e le parole che scorrono, non si capisce dove finiscano le prime e dove iniziano i secondi.

Magia dell’arte che tutto può.

Il punto di vista di Paolo Castaldi

Abbiamo intervistato l’autore per farci raccontare la genesi di questo progetto che presto diventerà uno spettacolo che fonde musica e disegno dal vivo, anche grazie al prezioso contributo del cantautore e musicista Teo Manzo.

Come nasce questo libro?

È il mio disco italiano preferito, senza mezzi termini. Magari per un anno non lo ascolto, e poi passo tre settimane ad averlo costantemente come sottofondo, scoprendo sempre cose nuove, l’universalità di questo messaggio. Tra l’altro nasce nell’ambito di una strana coincidenza. Non sapevo, quando ho iniziato a lavorarci, né quando è stato programmato, che sarebbe uscito nel cinquantenario della prima pubblicazione. Ce ne siamo accorti per caso. È un libro che volevo realizzare da sempre, fin da ragazzino, infatti ho delle tavole realizzate quando avevo 16, 17 anni dedicate alla Buona Novella. Ovviamente terrificanti, bruttissime. Nella mia testa l’ho immaginato tantissime volte. Ci sono tornato in un secondo momento, ma si pose il problema dei diritti. Bisognava parlare direttamente con la Fondazione De André. È passato qualche anno e tramite Feltrinelli, grazie al curatore della collana, Tito Faraci, abbiamo ottenuto il via libera e i diritti. Un desiderio che si è sedimentato in vent’anni di vita e che è diventato realtà.

Perché proprio De André, perché proprio la Buona Novella?

Partiamo dal presupposto che si tratta di un concept album, quindi una storia che ha al suo interno una sua sceneggiatura: un inizio, una fine, uno svolgimento, ci sono dei personaggi, anche dei dialoghi tra di essi. Quindi si presta particolarmente ad essere raccontato. In più ogni volta che lo ascolto resto impressionato dalla lucidità del messaggio che si porta dentro, del fatto che negli anni ’70 De André avesse una visione così chiara dell’umanità. Quando ascolto la Buona Novella penso che questi sono i messaggi che vorrei veicolare all’interno dei miei fumetti. Un esempio su tutti: un messaggio importante è astenersi dal giudizio rispetto a questioni di altri.

L’approccio ad una storia come questa non può non far sorgere delle riflessioni. Che domande si è posto nel realizzare quest’opera?

Mi sono chiesto se voglio davvero andare incontro ad una società nella quale la cattiveria, l’espressione di un giudizio facile, la non accettazione delle diversità, la non accettazione delle sconfitte, degli ultimi, la cultura del vincente a tutti i costi, sono dominanti. Sono tutti argomenti che nella Buona Novella vengono smontati pezzo per pezzo. Naturalmente è un’allegoria. Bisogna avere la capacità di prendere una frase che si riferisce a 2000 anni fa e capire che quando Tito sulla croce parla, parla di noi, oggi. Non è facile. Ma De André ha la capacità di raccontare la poesia con un linguaggio semplice.   

C’è una delle canzoni del disco che l’ha colpita particolarmente?

 Il sogno di Maria. Quando racconta la questione della genesi di Gesù, come Maria rimane incinta, l’incontro tra Maria e Giuseppe, e il racconto di lei… Ogni volta che leggo, che ascolto quelle parole mi chiedo come possa un essere umano riuscire a concepire una poesia così. Mi mette i brividi. Io la Buona Novella l’ho solo trasposta. De André è riuscito a scriverla da zero. Da un foglio bianco è nato il Sogno di Maria. Incredibile.
“I vecchi quando accarezzano, hanno il timore di far troppo forte” è una frase che racchiude una vita intera, con tutte le sue sfaccettature.

Sotto il profilo del disegno, anche sotto il profilo tecnico, nel volume si alternano varie tecniche e stili, che si sovrappongono. Il tratto è magmatico e prismatico allo stesso tempo. É come se lei avesse voluto armonizzare il suo segno alla scelta di De André di rendere l’album eterogeno sotto il profilo dello stile delle canzoni.

È esattamente così. Il libro l’ho disegnato in circa 5 mesi. Per tutto questo periodo ho ascoltato il disco in loop, otto/nove ore al giorno, tutti i giorni. Se disegnavo il capitolo dedicato al Sogno di Maria, la canzone che ascoltavo era quella. Ad un certo punto ho iniziato ad ascoltare i diversi elementi della canzone: una volta solo i bassi, una volta solo gli arrangiamenti di fiati, una volta solo gli arrangiamenti degli strumenti mediorientali, che sono molto presenti. Ciò ha influenzato la mia produzione, non solo a livello di tratto, ma anche a livello di composizione delle tavole.  Per esempio nella Via della Croce, nelle tavole dove inizia il cammino di Gesù il segno è più pulito. Ma più va avanti, più la folla incide e gli strappa le vesti, lo colpisce, più il segno inizia a sporcarsi. Ciò è dovuto all’incedere della canzone. Questo principio l’ho applicato a tutto il libro.

Possiamo dire che lei e il suo segno siete entrambi in perfetta armonia con la musica e i testi di De André.

Ci abbiamo provato! Speriamo di esserci riusciti.

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